Addio a Josè ‘Pepe’ Mujica: ecco alcuni dei suoi messaggi più forti

mercoledì, 14 Maggio 2025
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Josè ‘Pepe' Mujica

È morto Josè ‘Pepe’ Mujica, aveva 89 anni. Ne avrebbe compiuti 90 il 20 maggio.

Il decesso è stata reso noto dall’attuale presidente dell’Uruguay, Yamandú Orsi, che l’ha definito “presidente, attivista, guida e leader”.

L’anno scorso all’ex presidente uruguaiano è stato diagnosticato un tumore all’esofago per il quale era in cura.
A gennaio, Mujica aveva annunciato che avrebbe fermato le cure a seguito dell’espansione del tumore dall’esofago al fegato: “Il mio corpo non ce la fa più. Il mio ciclo è finito e un guerrigliero ha diritto a riposare”, aveva affermato.

Il 12 maggio la moglie Lucía Topolansky aveva annunciato che l’ex presidente era vicino alla fine aggiungendo: “Sono con lui da più di 40 anni, sarò con lui fino alla fine. È stata la mia promessa”.

Josè ‘Pepe’ Mujica è nato nel 1935 a Montevideo, capitale dell’Uruguay.

È stato parte dei Tupamaros, movimento di guerriglia urbana di sinistra attivo in Uruguay tra gli anni ‘60 e ‘70, che si opponeva al regime dittatoriale allora al potere. Durante questo periodo Mujica è stato arrestato, rimanendo in isolamento per dodici anni e subendo numerose torture.

La liberazione è avvenuta nel 1985, con il ritorno della democrazia e la concessione dell’amnistia ai detenuti politici.

Mujica è annoverato tra i fondatori del Movimento di partecipazione popolare (MPP), nato nel 1989. Si tratta della formazione politica principale del Frente Amplio.

Sin da subito si è posto come voce degli ultimi promuovendo la partecipazione popolare, le urne, assemblee e la difesa dei diritti.

Mujica è stato eletto deputato per la prima volta nel 1994 e nel 2005 è stato nominato Ministro dell’Allevamento.

Ma la svolta è avvenuta nel 2010, quando è stato eletto stato capo di stato dell’Uruguay in carica fino al 2015.
Oggi, è considerato uno dei migliori leader politici dell’America Latina degli ultimi 20 anni.

Il suo mandato presidenziale ha portato innumerevoli innovazioni. Tra queste, la legalizzazione dell’aborto, dei matrimoni omosessuali e della marijuana – quest’ultima non per promuoverne l’uso, difatti Mujica si è sempre detto contro le dipendenze, ma per sottrarre potere al narcotraffico e sperimentare un nuovo approccio a fronte del fatto che anni di sforzi non avevano portato a nulla se non ad un maggiore uso di questa.

Sotto la sua guida inoltre i salari minimi sono lievitati del 250%, e il tasso di povertà nel Paese è passato dal 45% all’11%. L’Uruguay è divenuto anche uno Stato leader nel settore delle energie rinnovabili.

Mujica è divenuto un punto di riferimento del progressismo internazionale oltre che per le riforme approvate anche per il suo stile comunicativo, molto alla mano.

L’ex presidente difatti era noto per il suo carisma e il suo approccio fortemente influenzato dalle origini contadine e dall’essere cresciuto in povertà, al punto da auto definirsi il “presidente più povero del mondo”. Ciò anche perché il 90% del suo stipendio lo destinava al suo popolo.

Durante il suo mandato si sarebbe potuto trasferire nel palazzo presidenziale, ma ha preferito rimanere in casa, restando fedele ai suoi valori. Come affermato da Pepe infatti, “le persone sono davvero povere solo quando hanno bisogno di molto perché non sono mai soddisfatte”.

È sempre rimasto umile: “Ho un modo di vivere che non cambio solo perché sono un presidente”, aveva detto. “Un presidente è un funzionario di alto livello che viene eletto per svolgere una funzione – ha continuato. Non è un re, un dio o lo stregone di una tribù che sa tutto. È un dipendente pubblico”.

Nel 2020 ha ufficialmente lasciato la politica dichiarando: “Amo la politica e non vorrei andarmene, ma amo di più la vita. E visto che mi manca poco da vivere, cerco di allungare i minuti che mi rimangono. Se devo prendermi cura di me stesso, non posso parlare, non posso andare da una parte, non posso andare dall’altra, sono un cattivo senatore”.

Oltre all’azione politica, di Mujica rimangono celebri nel mondo i suoi aforismi carichi di saggezza, espressione di una spiccata intelligenza emotiva e un pensiero maturato attraverso le difficoltà.

Quando gli è stato domandato se avesse perdonato le guardie del carcere dove ha vissuto per anni, ha risposto:

“Non devi perdonarli, ma non devi nemmeno capire nulla di loro. Puoi cadere o essere abbattuto mille volte. Si tratta di imparare ad alzarsi. Anche dopo la millesima volta, devi essere pronto per ricominciare. Ma questa è anche la legge della vita”.

Mujica ha lanciato un altro grande messaggio, un invito a rimanere sempre fedeli a se stessi, senza mai tradirsi:  

“Il segreto della felicità è vivere secondo il modo di pensare, parlare con la persona che porti dentro. È il compagno che porteremo nella nostra tomba”.

Durante il periodo della pandemia Covid-19, Pepe ha rilasciato un intervista nella quale ha effettuato una riflessione profonda:

“Quando mi toccherà, mi toccherà. Non siamo in guerra con una malattia, questa è una sfida che la biologia pone per ricordarci che non siamo i proprietari assoluti del mondo come ci sembra. Questa brutta crisi ha una cosa buona, richiamare la nostra attenzione sul fatto che i problemi di altre parti sono anche i nostri problemi; dobbiamo combattere l’egoismo che portiamo dentro e aiutarci. Dobbiamo sottoporre il mercato agli interessi umani, ma il dio del mercato è la religione fanatica del nostro tempo”.

E in un mondo che corre veloce, lasciando spesso indietro la propria interiorità, Mujica invita a fermarsi e guardarsi dentro:

“La peggior solitudine è quella che abbiamo dentro, è tempo di meditare. Parla con quello dentro di te, è tempo di pensare un pò, guardare fuori il cielo da una finestra o quanto meno immaginarlo”.

Il suo cuore, la sua saggezza, la sua umiltà, la sua passione, il suo essere un vero leader: questa è senza dubbio la vera eredità che José ‘Pepe’ Mujica lascia nel mondo.

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