Caso coppia annegata al porto di Trapani, parla il padre di Salvatore Alestra: “Giustizia per mio figlio, mi hanno rinviato il processo di due anni”. “Sette anni fa è morto due volte a causa dei miei consuoceri”

giovedì, 15 Maggio 2025
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Nel 2018, a distanza di sette anni, la Procura di Trapani aveva riaperto le indagini sulla morte di Emanuela Barresi, 25 anni, e del fidanzato Salvatore Alestra, 26 anni, avvenuta il 3 febbraio 2011. 

Al Procuratore Paolo Procaccianti era stato affidato l’incarico di eseguire nuovi accertamenti sui corpi delle vittime al fine di verificare le effettive cause del decesso della coppia di trapanesi. La vicenda era stata riaperta grazie all’ostinatezza dei genitori di Emanuela, che non credevano alla versione riferitagli sin dal primo momento, cioè che la figlia e il fidanzato fossero precipitati in mare con la loro auto – nei pressi del porto di Trapani – a causa di una manovra errata.
Non erano affatto convinti della versione dei fatti che suggeriva che la tragedia fosse stata un incidente.
Secondo quanto avevano riferito gli investigatori, la coppia si era appartata nella Citroën C2 per avere un momento di intimità ma, a seguito di una manovra eseguita in maniera errata, l’auto è scivolata in mare. Le sicure scattate in automatico non hanno lasciato via di scampo alla coppia. I corpi sono poi stati rinvenuti sotto il ponte del canale del Ronciglio.

Oggi, dopo 14 anni, ecco le parole del padre Salvatore Alestra: “Quando la macchina toccando l’acqua si é chiusa, mio figlio ha fatto di tutto per cercare di uscire. Ma le sue forze sono venute a mancare nel momento in cui l’acqua é subentrata nell’auto e sono annegati. Questo perché al molo di Ronciglio non c’é nessuna protezione delle banchine.
La macchina era ferma sulla banchina. Si è sganciata la marcia, sfortunatamente non avevano il freno di stazionamento messo e sono caduti in mare. Ma se ci fosse stata un’adeguata protezione o se avessero messo dei cartelli come hanno fatto ora dopo 14 anni, non sarebbe successo. Il molo era molto abbandonato. Nessuna delle videocamere che c’erano lì funzionavano”.
Il padre di Salvatore ha raccontato: “Sono 14 anni che vado in giro per poter avere un riscontro di come sono andati i fatti. Siamo partiti dal Tribunale di Trapani da cui non abbiamo avuto nessun riscontro, era tutto vago. Siamo stati in appello a Palermo e hanno archiviato il caso. Siamo andati in Cassazione e finalmente, dopo 14 anni, hanno aperto il caso, dandomi ragione. Mio figlio era il terzo traportato e doveva essere risarcito. Ma adesso, improvvisamente, a Palermo mi hanno slittato il processo per la conclusione fra due anni. Una cosa indescrivibile. Chiedo al Presidente del tribunale di Palermo di mettersi una mano sul cuore e stabilire una nuova data. Mi fermerò nel momento in cui saprò tutto di mio figlio”.

I dubbi sul decesso della coppia orbitavano attorno ad una questione: il rinvenimento di tracce di sangue sul sedile posteriore dell’auto. Secondo i legali, le lesioni presentate da Salvatore Alestra non erano compatibili con la caduta dell’auto in mare. I legali della famiglia di Emanuela avevano avanzato l’ipotesi di un duplice omicidio.
Il padre di Salvatore Alestra ha ricordato anche: “Dopo sette anni dalla tragedia io, mia moglie, mia figlia e miei nipoti senza saper nulla siamo andati da Salvatore al cimitero e non abbiamo più trovato la salma a causa dei miei consuoceri, i genitori della ragazza, che hanno inventato delle cose che non sono state riscontrate nell’autopsia che hanno fatto a mio figlio. Me lo sono trovato pezzi pezzi, chiuso dentro il sacco e messo di nuovo dentro la bara. Gli esami tossicologici erano già stati fatti dopo che erano stati ritrovati. Me l’hanno ucciso due volte. Dopo sette anni mi hanno aperto di nuovo il cuore. Ciò per poi sentirmi dire che era tutto apposto, che non hanno riscontrato nulla. La cosa che mi ha fatto male è che me l’hanno fatto a pezzi per un’autopsia che non c’era bisogno di fare. Vi chiedo aiuto per poter fare giustizia sul corpo di mio figlio. Sentirmi dire che l’hanno tagliato a pezzi per poter fare dei controlli e riscontri su ciò che pensavano altre persone, non lo concepisco”, ha concluso.

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