Gaza, primi camion di aiuti ma situazione grave. In esclusiva parla Martina Marchió di Medici senza Frontiere

venerdì, 23 Maggio 2025
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Nei territori di guerra e sull’asse israelo-palestinese si continua a combattere senza sosta ma è notizia di ieri sera che i primi camion di aiuti hanno fatto ingresso finalmente nella Striscia. Dopo numerosi appelli della comunità internazionale e pressioni diplomatiche rivolte ad Israele affinché la popolazione venga messa in salvo e i convogli nei principali valichi di frontiera aperti, sulla situazione attuale Lo Speciale ha raggiunto e intervistato in esclusiva la dottoressa Martina Marchiò di Medici Senza Frontiere * che in servizio a Gaza City ci ha dato uno spaccato reale della situazione da parte dei civili e della popolazione in estrema sofferenza. 

Dottoressa Marchiò, a quanto pare sembra che qualcosa si stia sbloccando e i primi aiuti riescono ad entrare sulla Striscia, come stanno le cose sul campo?

La situazione a Gaza peggiora di giorno in giorno, di ora in ora, gli ordini di evacuazione sono continui e in più parti della Striscia e aumentano le persone sfollate con la forza, che si affollano negli spazi di Striscia rimasti. Il suono dei jet, le esplosioni, il ronzio dei droni non si fermano. È entrato qualche camion di aiuti, ma al momento è insufficiente a far fronte ai bisogni della popolazione, sono troppi.

Qual è il vostro lavoro quotidiano? Ci può descrivere una giornata tipo? 

Al momento mi trovo a Gaza City come responsabile medica e coordino le attività di una clinica per la salute primaria. Le giornate corrono sulla base dei bisogni della popolazione, la clinica fornisce screening per malnutrizione, assistenza per malattie croniche, assistenza alle donne in pre e post partum. Spesso per far fronte ai danni delle esplosioni, ci troviamo a curare le ferite delle persone. Ma offriamo anche supporto alla salute mentale. Sempre a Gaza City io personalmente come staff MSF aiuto una clinica del ministero della Salute che offre assistenza per la nutrizione, la cura delle ferite e l’accoglienza dei pazienti al pronto soccorso. Un’altra attività fondamentale è la distribuzione dell’acqua pulita alla popolazione di Gaza City.

Cosa serve oggi sul lato medico?

Servono anzitutto acqua e cibo, la popolazione è affamata e assetata. La popolazione fa fatica ad accedere anche alle cure mediche di base. Con l’ingresso sempre più ridotto dei camion che portano aiuti salvavita si riducono anche i medicinali salvavita, come garze, bende, antibiotici, antidolorifici. 

Qual è il trauma più frequente per i civili in stato d’assedio?

Le persone si sentono sotto minaccia costante da oltre anno e mezzo. Giorno e notte. Non possiamo neanche definirla sindrome da stress post traumatico (Ptsd), perché non hanno ancora avuto uno spazio fisico e temporale per poter recuperare ed elaborare. La minaccia è sempre presente, così come la preoccupazione di trovare un modo per sopravvivere. Non riescono mai a sentirsi al sicuro, in nessuna situazione. Parliamo di persone in perenne stato di allerta, anche durante il sonno. In più hanno perso tutti almeno 1 o 2 parenti, nessuno è estraneo alla sofferenza del lutto, che sommata alla veglia costante per la sopravvivenza, impone uno stato psico-fisico insopportabile a lungo andare. I sintomi depressivi aumentano e sono molto gravi, aumentano anche in modo deciso i casi di suicidio e di tentato suicidio.

*Martina Marchiò è nata a Torino nel 1991. Si è laureata in Scienze infermieristiche nel 2013 e nel febbraio del 2017 è partita per la prima missione con Medici Senza Frontiere, Da allora ha lavorato in Congo, Mozambico, Etiopia, Sud Sudan, Messico, Grecia, Bangladesh e Gaza, su cui ha scritto il libro: “Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza” pubblicato da Infinito Edizioni. Da aprile si trova nuovamente a Gaza, precisamente a Gaza City, come responsabile medica. 

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