Nella nuova inchiesta sul delitto è tornata una delle “ipotesi alternative”, già emersa cinque anni fa: il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi non si sarebbe lavato le mani nel bagno dopo aver commesso l’omicidio e non avrebbe poi pulito il dispenser e il lavabo dalle tracce di sangue.
Questo cambierebbe irreversibilmente le carte in tavola in quanto, tra le prove raccolte a carico di Alberto Stasi, vi era la presenza di due sue impronte sul dispenser del sapone che “l’aggressore aveva sicuramente utilizzato per lavarsi le mani dopo il delitto“.
Su questa ipotesi stanno indagando i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e la Procura di Pavia.
Se da un lato è vero che – come stabilito al tempo dal Ris – il lavandino risultava “privo di tracce ematiche”, questo non implicherebbe che la ragione è che sia stato successivamente ripulito.
Al contrario, già nel 2020 gli investigatori hanno ritenuto “impossibile che il lavandino e il dispenser siano stati lavati accuratamente dall’aggressore”. Ciò perché sul dispenser, oltre alle impronte di Stasi, sono state rilevate “numerose impronte papillari sovrapposte” che sarebbero state eliminate in caso di lavaggio. Infatti, sull’oggetto vi era anche il Dna di Chiara e della madre, ulteriore elemento che supporterebbe la tesi secondo la quale non sarebbe mai stato ripulito.
Oltretutto, una foto scattata nei primi sopralluoghi, mostrava la presenza di 4 capelli “neri lunghi”, mai repertati. Alcuni, vicino allo scarico. Questo è indice del fatto che, per inquirenti e investigatori, “il lavandino non è mai stato lavato dalla presenza di sangue, altrimenti sarebbero stati portati via dall’acqua“.
Nel 2020, però, il fascicolo era stato archiviato. La spiegazione fornita dai magistrati era che “il sangue, essendo liquido e solubile in acqua, si lava molto più facilmente dei capelli”, i quali “tendono a rimanere sul fondo della vasca anche dopo il risciacquo”.
A discapito di quanto emerso nelle ultime settimane, i legali di Stasi non hanno intenzione di chiedere una revisione della condanna.
Almeno, finché non si saranno concluse le indagini. Ma, nell’ipotesi in cui dovessero emergere “nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto”, non sarà necessario attendere l’eventuale condanna di un’altra persona al posto di Stasi. Le “prove” in questione potrebbero derivare dall’esito dell’incidente probatorio sul Dna o l’attribuzione dell’impronta 33 a Sempio. Quest’ultima, si trova ancora negli archivi di Garlasco, non è scomparsa come si vociferava nelle ultime ore.
Attualmente, i legali sono al lavoro con i propri consulenti su “brevi osservazioni tecniche” per chiedere alla Procura ulteriori accertamenti di natura biologica sulla traccia. In caso di scoperta di elementi “oggettivi” e “gravi” potrebbe essere la stessa procura generale di Milano a chiedere alla corte d’Appello di Brescia un processo di revisione per l’ex bocconiano. Secondo la difesa, l’impronta sembrerebbe essere “densa e carica di materiale biologico”, forse sangue.
Intanto Lovati, avvocato di Sempio, ha ribadito: “Secondo me, come ho detto più volte, Stasi è innocente” e colpevole del delitto sarebbe “un organizzazione criminale”.
Lovati fa riferimento al caso del Santuario della Bozzola e la teoria del complotto che vorrebbe Chiara Poggi “uccisa dalla Chiesa”. Flavius Alexa Savu e Florin Tanasie hanno ricevuto nel 2012 una somma pari a 150 mila euro dal prete per non diffondere i suoi video hard. Un anno dopo il parroco di Vigevano è stato soggetto a un ricatto simile da parte di un sacrestano con gli stessi file. Da queste due storie ha preso corpo il racconto di un giro di pedofilia, a cui si fa riferimento durante una delle intercettazioni delle indagini. Sussiste la possibilità che gli atti della vecchia indagine sul Santuario della Bozzola finiscano, anche solo per svolgere accertamenti a esclusione, nel fascicolo di Pavia.
Nel frattempo, il supertestimone rintracciato dalla iena Alessandro De Giuseppe, ha deciso di rivelare la sua identità e di fornire ulteriori dichiarazioni. Queste saranno svelate oggi, in prima serata, a Le Iene.



