Si é concluso il primo giorno dell’incidente probatorio.
Tra gli elementi al centro dell’attenzione, anche il contenuto degli scatoloni: al loro interno non ci sono fascette para-adesive ma impronte su fogli d’acetato. É quanto emerso dall’analisi preliminare dei reperti contenuti nei plichi all’esame degli esperti nell’incidente probatorio in corso. Il fatto che le impronte si trovino sui fogli d’acetato potrebbe rappresentare un problema, complicando gli accertamenti. Giunge invece la conferma dell’assenza dell’involucro con all’interno l’intonaco prelevato dal muro di casa Poggi, come si vociferava in queste settimane.
L’impronta era stata repertata e analizzata dai carabinieri del Ris di Parma già nel 2007, risultando negativa all’Obti test.
L’assenza dell’intonaco rende impossibile eseguire approfondimenti, oltre a quelli fotografici.
Tra le impronte che si vorrebbero analizzare c’è anche la 10, rinvenuta nella parte interna della porta d’ingresso di Casa Poggi, che non è stata attribuita a nessuno dai consulenti dell’accusa.
Secondo quanto riferito, sulla traccia 10 non ci sarebbe sangue.
Per gli inquirenti quell’elemento suggeriva che il killer di Chiara avesse lasciato la villetta senza lavarsi le mani.
Il risultato negativo dell’Obti test – test effettuato per la rilevazione del sangue – potrebbe essere ripetuto su richiesta dei legali di Stasi, ma con molta probabilità l’esito potrebbe essere il medesimo poiché oggi è stata impiegata una traccia “maggiore” rispetto a una parte residuale.
“Stamattina apriremo alcuni reperti e su quei reperti valuteremo la catena di custodia e lo stato di conservazione e cominceremo a fare le campionature. Credo nell’innocenza di Sempio”, aveva dichiarato l’ex generale del Ris Luciano Garofano, consulente della difesa di Andrea Sempio.
Gli accertamenti serviranno anche a risolvere il “giallo” dell’impronta 97F, catalogata nel come traccia di sangue, rivenuta sul muro di sinistra che conduce alla tavernetta della villetta di via Pascoli, luogo in cui giaceva il corpo senza vita di Chiara Poggi.
Marco Radaelli, consulente della famiglia Poggi, ha dichiarato: “Noi sappiamo che la traccia 97F è quella che certamente ha toccato la maglietta del pigiama che Chiara indossava ma non è ovviamente attribuibile, si tratta di un’impronta su un tessuto e non è chiaramente classificabile”.



