Riarmo, i duri di sinistra di nuovo in piazza. E il Pd evapora…

mercoledì, 18 Giugno 2025
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L’attacco israeliano all’Iran è una vera manna per i duri e puri della sinistra, soprattutto in vista della manifestazione di sabato prossimo contro il piano di riarmo europeo. Questa nuova guerra mediorientale fornisce infatti al corteo pacifista e antimilitarista quel senso di dramma e di urgenza che gli sarebbe mancato se l’unico copione fosse stato la protesta contro il vertice Nato, in programma la prossima settimana all’Aja.

Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Andrea Bonelli hanno quindi pensato bene di cogliere al volo l’occasione che è stata fornita loro da un nutrito cartello di sigle che va dalla Cgil (diventata ormai un soggetto politico, sempre più ingombrante a sinistra) all’Arci, agli scout cattolici dell’Agesci, alle Acli, insomma tutto il vecchio Circo Barnum della sinistra di lotta e di piazza che continua comunque ad avere la sua vitalità anche in questi tempi di politica schiacciata sui social media.

Il titolo della manifestazione è di quelli ad alta intensità adrenalinica: «No guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo». Attenzione però che stavolta l’adrenalina potrebbe girare in modo inopportuno nell’organismo delle solite teste calde. C’è chi teme l’infiltrazione di nuclei votati alla guerriglia urbana. Roma (il  corteo partirà da Porta San Paolo) non merita di vivere un ennesimo week end ad alta tensione.

Ma la notizia oggi è un’altra: Elly Schlein ha annunciato che non ci sarà. La motivazione ufficiale è la concomitanza di un incontro con i socialisti europei, ma la motivazione vera è quella di evitare un durissimo scontro interno con i riformisti, capeggiati da Pina Picierno, che sono favorevoli al piano di Rearm Europe. Questo non vuol dire che non ci saranno esponenti piddini in piazza. Ci saranno eccome, solo che lo faranno a titolo personale.

Se voleva essere una soluzione, questa divaricazione nella classe dirigente dem s’è in realtà rivelata un fattore che ha aggravato il problema, perché ha fatto emergere la spaccatura del maggior partito d’opposizione sulle questioni della pace, della guerra e del riarmo europeo che sono ai primi posti dell’agenda internazionale. E non c’è niente di peggio, per un partito che aspira a governare, che mostrarsi diviso sui grandi temi della politica estera. In questo modo, il partito della Schlein scontenta tutti. Scontenta la sinistra dal vecchio cuore pacifista e internazionalista (non possono certo bastare i baffoni in piazza di Sandro Ruotolo a gratificare gli oppositori della Nato) e scontenta contemporaneamente quei circoli atlantici che assicurano i collegamenti giusti con l’apparato militar-industriale.

Il problema di fondo per il Pd è che non siamo più ai tempi di Massimo D’Alema, il quale poteva inviare i tornado italiani a partecipare al bombardamento della Serbia del 1999 perché era coperto politicamente dall’”Ulivo mondiale” dei Bill Clinton e dei Tony Blair.

Ci sarebbe pur sempre il laburista Keir Starmer a fare da portabandiera della Nato. Ma oggi la Londra dei progressisti atlantisti è assai lontana dal Largo del Nazareno delle anime amletiche che sono corrose dai dubbi.

Elly avrebbe pure scelto la via di sinistra, ma la necessità di trattenere a sé il vecchio notabilato piddino la porta all’ambiguità e all’ineffabilità. Così non si riesce proprio a capire quale sia la posizione della leader sui principali temi di politica estera. Sul riarmo è favore del sì, ma a condizione che questo sia “europeo” e non “nazionale” (che significa?). Sull’Ucraina è dalla parte di Volodymyr Zelensky, ma purché non si mandino troppe armi a Kiev. Sulla guerra all’Iran è contro Israele ma anche contro gli ayatollah. Insomma, la Schlein dice tutto al solo scopo di non dire niente.

Ma così il partito di Elly si fa evanescente e leggero. Quanto di meno adatto a governare un Paese come l’Italia in questa delicata fase storica. Un partito condannato all’opposizione, senza però nemmeno il conforto della piazza. Così gli applausi del “popolo” di sinistra andranno tutti, sabato prossimo, ai rivali Conte e Fratoianni.

Se al fianco della Schlein ci fosse Nanni Moretti, il regista di “Ecce Bombo” la inciterebbe come a suo tempo incitò D’Alema: «Di’ qualcosa, non importa se di sinistra, purché sia qualcosa». Ma il vecchio istrione della sinistra cinematografica è invecchiato. E probabilmente non  se la sente più di incitare nessuno, tanto meno un Pd che non ha ancora deciso se vuole essere partito di lotta o di governo. 

 

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