Tesi contrastanti, teorie sul nucleare che si palesano all’ultima ora confondendo sia il movente dell’attacco israeliano sia la vera capacità di tenuta militare e nucleare del territorio iraniano. La matassa sul conflitto in atto tra Israele e Iran si fa sempre più intricata. Arriva come una mannaia a smentire il movente dell’attacco preventivo voluto dall’esercito israeliano Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, che ha dichiarato nella serata di ieri in un’intervista all’emittente statunitense CNN che, fino ad oggi, l’Agenzia non ha trovato nessuna prova dell’esistenza di un programma organizzato da parte dell’Iran volto alla costruzione di armi nucleari. Grossi ha spiegato inoltre all’emittente britannica che, malgrado l’attenzione internazionale rivolta alle capacità nucleari iraniane, non ci sono ad oggi prove chiare ed evidenti che indichino un movimento strutturato verso la produzione di armamenti nucleari. Sono parole nette, frasi che fanno crollare come un castello di panna la strategia militare dello Stato di Israele che all’alba di venerdì in un attacco preventivo ha indirizzato i suoi missili balistici in Iran colpendo alcuni obbiettivi sensibili, bombardando e dando avvio ad uno stato di agitazione mondiale inclusa la preoccupazione della Casa Bianca che è ad un passo dall’entrata nel conflitto. Inoltre c’è da dire che alla domanda dei cronisti sul tempo che sarebbe necessario all’Iran per ottenere un’arma nucleare, il capo dell’Aiea Grossi ha risposto: “Senza dubbio, non è una questione imminente, ma non possiamo nemmeno dire con certezza che si tratti di anni. Il direttore dell’ Agenzia Internazionale per l’energia atomica ha inoltre sottolineato che, nonostante alcune limitazioni, si continua a monitorare la situazione ma fino a questo momento, i rapporti non contengono indicazioni di un piano coordinato per dotarsi di armi nucleari. Tesi che però cozzano con quelle fornite dagli 007 americani che invece sottolineano come l’Iran sia tecnicamente “quasi pronto” e, qualora decidesse di costruire una bomba, avrebbe le risorse per farlo. Secondo esperti militari, infatti Israele non ha la capacità tecnica per colpire l’impianto di Fordow che è quello più sotterraneo e di difficile presa e avrebbe bisogno di armi e supporto statunitensi. Un nodo molto intricato da sciogliere questo per l’amministrazione Trump che sta decidendo in queste ore se intervenire o meno. L’opinione pubblica americana chiaramente e le prime pagine dei giornali, Times in testa, è tutta orientata ad un no netto ad intervenire in un conflitto armato che potrebbe diventare letale su scala mondiale.


