Gaza, Vaticano, genocidio e riarmo. Parla l’esperto di Medio Oriente Valerio Nicolosi

venerdì, 27 Giugno 2025
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La violenza non cessa nella Striscia di Gaza, teatro di sangue e orrore perpetrato nei confronti dei civili sempre più imprigionati e stremati in un inferno da cui non riescono ad uscire. Stamane l’ennesimo attacco di droni indirizzato ad Hamas purtroppo scagliato contro un mercato ha provocato 18 morti tra i civili palestinesi a Gaza. Il tutto fa aumentare la tensione già aggravata dall’ennesimo annuncio di stop definitivo agli aiuti giunto ieri sera da parte dell’esecutivo targato Bibi Netanyahu. Una situazione non più sostenibile e a tratti assurda. Arriva persino l’appello indignato del Santo Padre che sul fronte del conflitto parla di: “Desideri di pace traditi con false propagande del riarmo”. Sull’argomento e sulla possibile strategia di uscita da questa enorme empasse per la popolazione della Striscia e sui delicati equilibri di asset geopolitico internazionale, abbiamo ascoltato il parere di Valerio Nicolosi, giornalista, inviato ed esperto di Medio Oriente che in questi anni ha conosciuto molto bene la realtà Gazawi essendo stato tra l’altro docente all’Università di Gaza.

Quanto può influenzare il futuro di Gaza tutto quello che è successo in Iran nei giorni scorsi?

In realtà l’attacco all’Iran è giunto in un momento in cui il premier israeliano Netanyahu era particolarmente isolato a livello internazionale. Ricordiamo che pochi giorni prima dell’attacco esattamente due settimane prima anche Trump era stato in visita in Medio Oriente e molto inusuale per un presidente americano non aveva incontrato il premier israeliani. Aveva stretto accordi commerciali con i sauditi, passando per l’Oman, Emirati Arabi e il Qatar arrivando addirittura in Siria ma non aveva mai incontrato il capo dell’esecutivo israeliano. L’attacco all’Iran che arriva improvviso e inaspettato ha rinsaldato e ricompattato il fronte israeliano a livello internazionale. Ricordiamo che Netanyahu poco prima dei fatti aveva ricevuto anche condanne da parte dell’Europa, dal Canada e dal Regno Unito, erano stati anche sanzionati i ministri israeliani. Poi lo scenario è cambiato e con l’attacco all’Iran anche Trump si è riavvicinato ad Israele. Durante i 12 giorni di guerra con l’Iran ovviamente l’attenzione si era spostata dalla Striscia di Gaza all’Iran. Ma la guerra a Gaza e le violenze perpetrate dall’esercito israeliano nei territori sono continuate indefesse così come la vera crisi umanitaria e sanitaria della popolazione che per un’ottanta per cento del territorio è occupata da Israele che non ha permesso l’arrivo degli aiuti umanitari destinati ai civili. Si è spostata dunque l’attenzione mediatica ed è calato un silenzio perché i riflettori erano puntati sull’Iran ma nulla è cambiato purtroppo e si continuava a morire.

Ad oggi quale può essere la strategia migliore per fare uscire la popolazione da questa empasse e dalle vendette di Nethanyahu?

L’unica soluzione adatta sarebbe quella di una pressione internazionale che chieda un cessate il fuoco unanime da parte della comunità internazionale e una pressione comune su Netanyahu per un processo di crescita dello Stato Palestinese. E’ chiaro che senza uno stato palestinese la sicurezza a Gaza è compromessa. Purtroppo quello che sta succedendo non porta spazio ad una tregua o via di uscita per la popolazione sempre più costretta ad essere imprigionata e vessata nel lager della Striscia. L’80 per cento di questa è occupata e non c’è spazio per il milione e mezzo di Gazawi. La volontà è quella chiara di una deportazione di massa verso il valico sud di Rafah e verso i paesi limitrofi come Egitto e Cisgiordania. Un processo che dopo 18 anni di stasi e stenti per la popolazione ora si è concretizzato con la pressione di Trump. Ricordiamo che prima dell’attacco israeliano in Iran anche l’ambasciatore americano in Israele ha chiaramente più volte espresso la necessità di far trasferire la popolazione in altri territori fuori della Striscia. Quindi la posizione è chiaramente un “trasferimento coatto”. L’unica strategia e soluzione utile per poter sollevare la popolazione sarebbe quella di fare pressione su Netanyahu da parte di tutta la comunità internazionale.

Le ultime parole di condanna al genocidio giungono dal Pontefice: “Desideri di pace traditi con false propagande del riarmo”. Secondo lei la politica che strizza l’ occhio alla Chiesa come se la gioca ora questa posizione contraria?

In realtà la politica farà orecchie da mercante, ogni volta che il Papa si esprime a sfavore della guerra, del genocidio e delle armi fa finta di essere d’accordo per propaganda poi di base nessuno ascolta il Vaticano ma cura i propri interessi. Il vero problema ora è legato al riarmo internazionale. Quello che ha fatto Sanchez avrebbero dovuto farlo in molti, Italia compresa, invece si va in altre direzioni, soprattutto nell’ottica di spesa dedicata al riarmo. La Germania vuole addirittura ricostituire la leva obbligatoria e ha schierato un esercito fuori dei confini per combattere le minacce russe. E’ ormai chiaro che stiamo andando incontro ad un conflitto mondiale con la Russia e lo schieramento sull’asset internazionale è ormai eclatante. Israele è una potenza nucleare. Gli Usa sono un’autocrazia. Bisognerebbe usare buon senso, ascoltare le parole del Pontefice potrebbe aiutare, ma la storia insegna che nessuno le ascolterà.

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