Italia e Germania bloccano le sanzioni europee a Israele

venerdì, 27 Giugno 2025
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Per la Russia vanno bene le sanzioni, per Israele no. Il Consiglio europeo, in corso a Bruxelles, ha deciso che per il momento non se ne fa niente: Tel Aviv non verrà “punita” per la strage di civili palestinesi in corso a Gaza e per l’illegittima occupazione di terre in Cisgiordania. L’Ue non si discosta dalla posizione americana riguardo al Medio Oriente.

E dire che ben 19 Paesi (tra cui Spagna, Irlanda e Belgio) avevano chiesto in maggio all’Alto rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas, di sospendere o quantomeno rivedere l’accordo tra Unione europea e Stato ebraico. Non che, sul piano pratico, accadrebbe chissà che cosa, però si tratterebbe di un atto politico dall’impatto considerevole, perché farebbe risaltare la condanna della comunità internazionale del governo di Benjamin Netanyahu per la politica contro i diritti dell’umanità praticata nella Striscia insieme con la violazione del diritto internazionale attuata in Cisgiordania attraverso la sottrazione di ampie aree di terra palestinese da parte dei coloni israeliani. L’opinione pubblica dei Paesi europei (compresa quella italiana) è percorsa da molti mesi da un’ondata di indignazione e di orrore per quanto accade in Medio Oriente, soprattutto a Gaza.

È bastato invece il no di una minoranza di Stati membri dell’Ue per bloccare ogni discussione e lasciare le cose come stanno. Perché mai? Perché, tra i Paesi schierati per il no alle sanzioni, ci sono anche Italia e Germania. Si tratta di un no decisivo, parché parliamo di due Stati fondatori dell’Unione, nonché di Paesi dal peso politico ed economico più forte nell’ambito dell’Unione.

Le motivazioni di questa posizione di Roma e Berlino discendono, a detta dei diretti interessati, da ragioni di prudenza: sia Giorgia Meloni sia Friedrich Merz temono le conseguenze dell’isolamento di Israele a livello internazionale.  Così la premier italiana ha motivato la decisione di opporsi alle sanzioni per Tel Aviv: «Non siamo favorevoli alla sospensione dell’accordo e non siamo i soli a esserlo per la verità. Sarebbe un errore. Chiaramente non si tratta, lo dico ancora, di voler ignorare quello che sta accadendo a Gaza, dove esiste una situazione ingiustificabile. Io penso che contribuire all’isolamento di Israele, che è da sempre l’obiettivo del fondamentalismo islamico a partire da Hamas, potrebbe aprire degli scenari catastrofici».

E insieme a questa posizione c’è -continua Meloni- l’intensa azione diplomatica , «sia dell’Unione europea», ma anche direttamente con il presidente Donald Trump, « che stiamo conducendo, per esercitare una pressione efficace sulla situazione di Gaza, un cessate il fuoco e la stabilizzazione degli aiuti alimentari». Secondo la presidente del Consiglio «chiudere oggi i canali con Israele significherebbe condannarci all’irrilevanza».

Può certo apparire controproducente dividere in questo momento l’Unione europea dagli Stati Uniti su un tema cruciale e delicato come la tragedia in corso in Medio Oriente. Ma non si può aspettare a lungo per porre termine alle bombe sui civili a Gaza. Ogni nuova tragedia che devasta la Striscia non fa altro che accrescere  montagna di odio tra israeliani  e palestinesi.  

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