Napoli, protesta davanti al centro Rai: “Il palinsesto siamo noi”, Ranucci denuncia e attacca | Video

venerdì, 27 Giugno 2025
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Il cuore dell’informazione Rai è in subbuglio e a Napoli la tensione è esplosa davanti al Centro di Produzione, dove oggi è stata presentata la prossima stagione televisiva. La manifestazione “Il palinsesto siamo noi”, organizzata dai lavoratori Rai, ha trasformato i cancelli della sede partenopea in un simbolo della rabbia di giornalisti, autori e tecnici contro i tagli decisi dall’azienda proprio mentre la tv di stato all’interno fa sfilare i suoi talent di punta.

Protesta davanti al centro Rai di Napoli, le immagini

A guidare la protesta è stato Sigfrido Ranucci, volto storico di Report, che ha denunciato con durezza la riduzione di quattro puntate del suo programma: “Significa che ai miei collaboratori, che non hanno i minimi garantiti al 94% come alcuni conduttori catapultati dalla politica, dev’essere tagliato il 14% della retribuzione. Sono 5-6mila euro in meno su stipendi di 40-45mila euro: un impatto importantissimo. Oggi resto fuori con la mia squadra, a cui devo chiedere scusa perché non sono stato in grado di difenderla”, poi ha mostrato a riprova di ciò una conversazione whatsapp che smentisce quanto dichiarato dall’ad Rossi e dal direttore approfondimento Corsini.

Il sit-in si è svolto proprio mentre all’interno venivano annunciati i nuovi palinsesti autunnali, con Ranucci e la sua redazione fermi sul piazzale, simbolo di una rottura sempre più netta tra la Rai e chi la abita ogni giorno con le proprie inchieste. “La Rai è sempre stata la mia casa – ha spiegato il giornalista – ma devo dire che in questi ultimi tempi mi sento sempre meno a casa. Ho ricevuto offerte da altre parti, non le ho mai accettate perché penso che Report si possa fare solo in Rai, un luogo dove, nonostante tutto, mi sono sempre sentito libero di lavorare. Ma oggi non mi posso più fidare”.

Non è solo Report a subire i tagli: Salvo Sottile, conduttore di Farwest, ha confermato che anche il suo programma avrà meno puntate. “Non si tratta di una questione personale – ha sottolineato – ma di un problema che riguarda tutti: Report, Farwest, Presa Diretta, Giletti. Siamo tanti a essere colpiti. E se la Rai ci chiede un sacrificio, possiamo fare poco, ma il dispiacere per i nostri collaboratori è enorme”. A Giletti sono state sottratte sette puntate, sei a Sottile, quattro a Ranucci, due a Riccardo Iacona: un’ecatombe di ore di approfondimento.

Il clima si è fatto ancora più teso quando l’ad Rai, Giampaolo Rossi, ha liquidato le accuse parlando di “bugie sul disinvestimento nell’informazione”. Di tutt’altro avviso l’esecutivo Usigrai, che ha denunciato “meno inchieste, meno offerta informativa, meno servizio pubblico”, e la portavoce di Articolo 21 in Campania, Desiree Klain, che davanti ai cancelli di Napoli ha ricordato le scelte recenti della Rai: “Non possiamo dimenticare ciò che è già accaduto: i tagli a Report e Presa Diretta, la soppressione di Petrolio, la cacciata di Saviano e Fazio, l’allontanamento di Simona Sala e Andrea Vianello. Ogni passo che si compie in questa direzione è un attacco diretto alla libertà di informazione”.

Klain ha evocato anche le vicende oscure come il mancato acquisto del film Magma su Piersanti Mattarella, “Una storia scomoda su mafia, fascisti e servizi deviati che non è stata trasmessa”. Per Articolo 21, “la decisione, pur concordata con le parti sociali, di svuotare le redazioni delle trasmissioni di approfondimento è un colpo fatale agli ultimi spazi di libertà rimasti”.

Ma il coro dei conduttori colpiti non si limita al lamento: Giletti ha lanciato un messaggio di sfida: “Mi fa amarezza, perché penso che l’informazione debba essere pluralista, ma non deve diventare un alibi. Se il sistema taglia, tu devi essere più forte e resistere, magari meritare sul campo altro e richiederlo”.

Il fronte si spacca invece tra le sigle sindacali: se Usigrai parla di “preoccupazione e contrarietà”, il segretario dell’Unirai Francesco Palese liquida la protesta come “un gruppetto di giornalisti che recita il copione della vittima per professione, con conduttori da 240mila euro”.

Dunque Ranucci protesta ma sembra che sia il meno colpito da questi tagli, che comunque lanciano un campanello d’allarme sulla quantità degli investimenti sul servizio pubblico.

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