L’ultimo coniglio tirato fuori dal cilindro dal presidente Trump, l’imbonitore mondiale, è una trovata davvero magnifica: ok, le armi americane gliele diamo all’Ucraina, ma le pagheranno gli europei. La soluzione trumpiana ricalca quella che è ormai diventata una vera e propria ossessione del presidente degli Stati Uniti e cioè che i paesi europei dovrebbero pagare di più per la difesa. Dal 2% del Pil al 5%, come è stato stabilito di recente. Chi lo va a dire ai cittadini europei che, per realizzare uno sforzo economico di queste proporzioni, i governi dovrebbero tagliare drasticamente il welfare, la sanità e i servizi? Poco male, qualcuno lo dirà. Il problema è che sui principi sono tutti d’accordo, nei vari G7, vertici Nato e quant’altro: bisogna sostenere l’Ucraina a tutti i costi contro gli invasori russi. Quando però c’è da mettere le mani nel portafoglio, le cose cambiano. Ben pochi paesi europei si sono detti pronti ad acquistare armi americane – fra cui i famosi missili intercettori Patriot – da inviare in Ucraina. Nel novero dei paesi favorevoli si sono iscritte le solite Gran Bretagna e Germania, più paesi bassi e qualche altro paese del Nord Europa. Tutti gli altri nicchiano. La Francia si è detta contraria all’acquisto di armi americane, perché secondo Macron l’Europa dovrebbe sviluppare una propria industria degli armamenti. Anche l’Italia si è smarcata da Gran Bretagna e Germania, ma non se ne conosce la motivazione reale. Come al solito le scelte del governo italiano sono piuttosto opache.
Ma c’è un problema di fondo: è veramente utile fornire armamenti all’Ucraina? Tanto per cominciare, i missili intercettori Patriot di fabbricazione statunitense non servono a niente. L’esercito russo ha imparato da tempo ad aggirare e neutralizzare questi sistemi obsoleti e inefficaci. Gli altri generi di armamenti potrebbero anche essere utili all’esercito di Kiev, se avesse uomini a sufficienza. Il conflitto che infiamma l’Ucraina da tre anni e mezzo passerà alla storia come la prima vera guerra del terzo millennio. E ha insegnato a tutti gli esperti militari del mondo una cosa fondamentale: nessuna tecnologia militare può sostituire gli stivali sul terreno, il fattore umano resta decisivo per ottenere la vittoria in guerra. L’Ucraina nel corso di questo conflitto ha subito perdite catastrofiche e assolutamente irreparabili. I caduti ucraini hanno (da svariato tempo) superato il milione, così come i feriti e gli invalidi di guerra. E il problema dell’esercito di Kiev non è soltanto quello del reclutamento, ma soprattutto quello della formazione militare del personale. Con il reclutamento forzato di poveri disgraziati, da mandare a morire dopo pochi mesi di addestramento, l’Ucraina non può certo competere con un esercito ben preparato come quello russo. Perciò l’operazione trumpiana si rivela per quello che è: pura demagogia.


