E se non fosse stato un errore? Il dubbio sollevato dal Segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, nel corso di un’intervista al Tg2 Post, pesa come un macigno. Parolin si chiede se il proiettile sparato due giorni fa dal carro armato israeliano contro la chiesa cattolica di Gaza sia stato realmente uno sbaglio.
Tra i 550 sfollati che avevano trovato rifugio proprio lì, tre persone hanno perso la vita e dieci sono rimaste ferite. E non é stata nemmeno la prima volta.
“Occorre verificare se si sia trattato realmente di un errore, cosa di cui si può legittimamente dubitare, o se c’è stata una volontà di colpire direttamente una chiesa cristiana, sapendo quanto i cristiani sono un elemento di moderazione proprio all’interno del quadro del Medio Oriente e anche nei rapporti tra palestinesi ed ebrei”, ha incalzato il Segretario del Vaticano.
Israele ha affermato che il raid non é stato voluto. Ma Parolin ritiene il dubbio “legittimo” e lo diviene ancora di più se si tiene in considerazione la situazione attuale: un governo sospinto da forze estremiste messianiche, nel quadro di un conflitto che da 21 mesi sta vedendo migliaia di civili massacrati. E prosegue ancora. Tanto che, solo nella giornata di ieri, sono stati registrati un centinaio di morti a Gaza.
Il Segretario vaticano ha spiegato di vedere positivamente la telefonata del premier Netanyahu a Papa Leone, ribadendo come, a fronte di questa, ci si aspetti una spiegazione più chiara per arrivare a comprendere “cosa effettivamente sia successo”.
Gran parte dei palestinesi cristiani e musulmani non crede affatto che l’attacco israeliano sia stato effettuato per errore. Lo ha evidenziato il cardinale Pizzaballa.
Da tempo, la stampa israeliana racconta di unità dell’esercito legate ai circoli di coloni ebraici e dell’estrema destra che operano in via autonoma e brutale nei confronti dei palestinesi delle regioni occupate di Gaza e Cisgiordania. E molte volte agiscono contravvenendo agli ordini superiori, rimanendo però quasi sempre impuniti.
Sono centinaia i casi di palestinesi uccisi senza che i responsabili – coloni o soldati – siano mai stati incriminati e condannati.
Lo stesso Presidente Sergio Mattarella ha denunciato con fermezza le stragi di civili a Gaza come in Ucraina, invocando una palese violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra.
In tutto questo, si é levata anche l’insospettabile voce dell’ambasciatore statunitense, Mike Huckabee e ciò fa ancor di più percepire la gravità di quanto sta accadendo. Quest’ultimo ha etichettato le recenti operazioni eseguite dai coloni ebrei contro Taybeh come “terroristiche”.
Taybeh? É villaggio completamente cristiano della Cisgiordania. E si pensi che l’accusa proviene da un’ambasciatore ufficialmente sostenitore dei coloni estremisti.
La condanna netta é giunta dopo che, pochi giorni fa, un 20enne palestinese con cittadinanza americana é stato ucciso da parte dei “terroristi” ebrei in Cisgiordania.
L’ambasciatore ha visitato Taybeh, toccando con mano i gravissimi danni scaturiti da incendi e vandalismi nei pressi della chiesa locale. Pizzaballa l’aveva visitata una settimana prima insieme al patriarca greco ortodosso.
Nel frattempo, la tragedia umanitaria a Gaza non si arresta. Ieri, almeno 100 persone hanno perso la vita per via di una nuova ondata di attacchi. Circa 38 di queste erano in fila, all’alba, di fronte al centro di distribuzione del cibo di Khan Younis.
Le autorità della discussa Gaza Humanitarian Foundation hanno negato qualsiasi responsabilità, mettendo in guardia i civili di non avvicinarsi di notte alle zone ritenute più “sensibili”. Altre 12 persone sono rimaste uccise sotto un bombardamento vicino all’ospedale al Awda. Numerose vittime si contano nel nord, non lontano dalla Sacra Famiglia, nella quale una vasta operazione che sta distruggendo tutte le abitazioni é attualmente in corso.
Nel cuore di questo inferno, la domanda del Segretario della Santa Sede Parolin riecheggia, oltre che come una provocazione, anche come una richiesta di verità.



