Dazi Usa-Ue, Meloni: “Accordo positivo con Trump, evitata escalation”. Ma l’Italia rischia in alcuni settori | Video

lunedì, 28 Luglio 2025
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L’intesa tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi, siglata a Turnberry tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente americano Donald Trump, consente di evitare una guerra commerciale che avrebbe avuto impatti pesanti sull’economia globale nonostante le cifre non sorridano all’Italia. L’accordo prevede una tariffa base del 15% su gran parte dei beni europei esportati negli USA a partire dal primo agosto. È una soglia più alta rispetto al precedente accordo con il Regno Unito (10%), ma identica a quella appena adottata anche dal Giappone. In cambio, l’UE si è impegnata ad azzerare le già basse tariffe su merci americane, ad aumentare gli acquisti di gas e armi made in USA e a incentivare investimenti europei negli Stati Uniti, per un totale stimato in oltre 600 miliardi di dollari.

Restano però delle zone d’ombra. Acciaio e alluminio manterranno tariffe al 50%, il settore automotive riceverà un alleggerimento ma continuerà a essere soggetto a dazi elevati (attualmente al 27,5%) e il comparto farmaceutico, principale voce dell’export italiano, rischia di essere escluso dalle esenzioni. Alcuni settori godranno invece di esclusioni totali, tra cui aerei, componenti per l’aerospazio, alcuni farmaci generici, risorse naturali critiche e macchinari per microchip. Possibile l’esenzione per i superalcolici, ma non per il vino. In base a uno studio del think tank Bruegel, l’Italia è tra i paesi europei più esposti agli effetti dell’accordo: circa l’11% dei posti di lavoro è legato all’export verso gli USA, soprattutto nei settori auto, moda e farmaceutica. Peggio solo l’Irlanda, con il 13%. Seguono Germania e Francia, entrambe attorno al 9%.

Dazi Usa-Ue, Meloni promuove l’accordo nonostante tutto

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando da Addis Abeba prima di partecipare alla plenaria del vertice ONU sui sistemi alimentari, ha accolto positivamente l’accordo raggiunto tra Bruxelles e Washington: “Giudico positivamente il fatto che si sia raggiunto un accordo. Ho sempre pensato e continuo a pensare che un’escalation commerciale tra Europa e Stati Uniti avrebbe avuto conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti”, ha dichiarato.

Meloni ha sottolineato come la tariffa base al 15%, se comprensiva dei precedenti dazi (mediamente al 5%), rappresenti un compromesso accettabile perché si arriva alla somma extra del 10% obiettivo dichiarato della contrattazione: “Se questo 15% ricomprende quelli precedenti, differentemente da un accordo al 10% che li sommava, allora è una base sostenibile. Dopodiché bisogna andare nei dettagli”.

Sui settori a rischio, la premier ha fatto riferimento a quelli strategici per l’Italia: “Ci sono comparti come la farmaceutica, le auto e l’agroalimentare. Bisogna verificare quali saranno le possibili esenzioni, in particolare per i prodotti agricoli”. Meloni ha infine rivolto un appello all’Unione Europea e alla presidente Ursula Von der Leyen affinché acceleri il proprio processo di semplificazione e si prepari a sostenere i comparti più vulnerabili: “L’Europa ora deve accelerare sulla semplificazione e sul completamento del mercato unico europeo. Dobbiamo essere pronti ad aiutare quei settori che possono risultare più colpiti dalle tariffe”.

Sul versante energetico e strategico, la presidente del Consiglio ha ammesso di non avere ancora elementi sufficienti per valutare: “Non so esattamente a che cosa ci si riferisca con investimenti e acquisto di gas. Questo non posso valutarlo finché non ci sono dati chiari”, ha concluso prima di lasciare rapidamente i microfoni per andare alla plenaria dell’Onu.

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