Ha fatto molto scalpore l’audio a sfondo intimo inviato da Raul Bova alla modella Martina Ceretti, diffuso qualche giorno fa su YouTube da “Falsissimo”, format di Fabrizio Corona.
Da quel momento in poi, il caso Raul Bova occupa le home page, sollevando anche questioni relative al confine, che oramai può definirsi evanescente, tra informazione e invasione della privacy. La vicenda ha infatti portato l’attore romano ad affrontare una delle esposizioni mediatiche più delicate della sua carriera.
Secondo quanto appreso, l’attore romano sarebbe stato ricattato da un certo F.M., che risulterebbe attualmente indagato per tentata estorsione. Stanno circolando sul web innumerevoli ricostruzioni di quelli che sarebbero stati i messaggi inoltrati a Raul Bova da F.M. Tra questi: “Altro che don Matteo… ho dei contenuti fra te e Martina cerretti che ti farebbero molto male” o ancora “Se mi vieni incontro rimane privato. Se poi vuoi essere così gentile e farmi un regalo, dato che ti sto salvando il culo, sta a te”.
Frasi eclatanti che, se confermate, sarebbero molto gravi a livello legale.
Come si può immaginare, la vicenda ha scombussolato gli equilibri della vita privata di Bova. Infatti, dopo la fuoriuscita degli audio, la compagna Rocío Morales si sarebbe rivolta all’avvocato Antonio Conte.
Al presunto responsabile, sarebbe stato contestato di aver tentato di “costringere l’attore a corrispondere una somma sì da procurarsi l’ingiusto profitto patrimoniale con pari danno per la parte offesa”.
Al centro delle indagini, vi sarebbero almeno dieci messaggi ricevuti dall’attore ai quali però lo stesso ha evitato di rispondere facendo piuttosto ricorso alla polizia postale della Capitale. Questo ha fatto sì che scattasse l’inchiesta del pm Eliana Dolce, dieci giorni prima che gli audio venissero diffusi da Falsissimo.
Da quando é scoppiato il caso, Bova ha scelto di non replicare pubblicamente, affidandosi all’avvocato David Lecci dello studio Tognozzi. Le indagini in corso, chiariranno i contorni della vicenda.
La rete, chiaramente, non é rimasta a guardare. Non sono mancati i meme sull’argomento: alcuni hanno giocato sulle parole e sul tono impiegato dall’attore negli audio. Insomma, frammenti della vita privata dell’attore sono ben presto divenuti contenuto da intrattenimento.
Ma spesso la leggerezza rischia di sfociare in bullismo digitale: chiunque si sente libero di dire la propria, spesso solo per il gusto di screditare.
La diffusione di messaggi privati é una violazione dell’intimità e sintomo di un’epoca in cui la curiosità morbosa supera l’empatia umana e ogni individuo diviene giudice.
E così si alimenta il tribunale digitale, spesso senza detenere alcun contesto.
Dopo lo scandalo degli amanti al concerto dei Coldplay, la nuova bufera mediatica pare offrire al pubblico social un’altra valvola di sfogo collettiva ed é dimostrazione di come la privacy, oggi, sia un miraggio lontanissimo.
La diffusione di materiale privato, anche quando avviene con finalità di racconto, origina un dibattito complesso nel quale risulta urgente interrogarsi sui valori, come il rispetto, che spesso vengono messi da parte in nome di un voyeurismo cronico. Tale spirale rischia di divenire un abuso dell’abuso, in cui i contenuti vengono manipolati e semplificati.
Bisogna riflettere e tenere a mente che si tratta di persone in carne ed ossa, vi sono minori coinvolti e una reputazione costruita da più di 30 anni di carriera.
E, cosa più importante, il protagonista della vicenda non desiderava assolutamente visibilità ma solo tutela.
Insomma, quello che é accaduto a Bova va oltre il gossip. È un esempio concreto di violenza moderna, dove la gogna é legittima perché “si é nel torto” o si é “personaggi pubblici”.
Giustificazioni debolissime, eppure accettate.
Ma la prudenza e il rispetto sono gli unici strumenti che ci restano per restare civili.
Anche se moralmente sbagliati, i fatti nostri smetteranno mai di essere i fatti di tutti?



