Ex Ilva, sindacati dopo a Palazzo Chigi: “Solo incertezze, nessuna garanzia occupazionale” | Video

venerdì, 1 Agosto 2025
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Si è concluso con una forte insoddisfazione da parte dei sindacati l’incontro tenutosi a Palazzo Chigi tra Fim, Fiom, Uilm, Usb e una rappresentanza del Governo per fare il punto sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto. Dopo oltre due ore di confronto, a cui hanno partecipato i ministri Urso, Giorgetti, Calderone e il sottosegretario Mantovano,  i segretari generali delle  sigle metalmeccaniche hanno denunciato la mancanza di risposte concrete e annunciato che chiederanno un incontro a tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione, per aprire un confronto con tutte le forze politiche.

Ex Ilva sindacati delusi a Palazzo Chigi, il video con le interviste

“La riunione non è andata bene – ha dichiarato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella –. Ci aspettavamo dei passi avanti e invece siamo di nuovo immersi nell’incertezza. L’unica novità è che ci hanno comunicato, dopo un anno, che integreranno il bando. Ma è proprio perché mancano certezze che questo bando è ancora da rifare. Intanto noi ribadiamo: la produzione non si deve fermare e i piani di decarbonizzazione devono partire subito”.

A preoccupare i sindacati non è solo lo stallo istituzionale, ma l’assenza di una strategia industriale solida e condivisa. Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, ha ribadito la necessità di inserire nel nuovo bando elementi chiari e vincolanti per il futuro del polo siderurgico: “Servono tre forni elettrici a Taranto, quattro impianti DRI e un forno elettrico a Genova, il tutto accompagnato dalla garanzia sulla fornitura energetica. Il Governo deve assumersi la responsabilità di una strategia nazionale sulla siderurgia. Non è più accettabile l’ambiguità delle istituzioni locali, a partire dal sindaco di Taranto, che continua con atteggiamenti ondivaghi”.

La Fiom-Cgil, con il segretario generale Michele De Palma, ha insistito su un punto fondamentale: “La nostra piattaforma unitaria è chiara: serve un piano di decarbonizzazione serio e la garanzia occupazionale per tutti – operai dell’ex Ilva, dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, lavoratori dell’indotto e degli appalti. Lo abbiamo detto con chiarezza: vogliamo impegni precisi e vincolanti. Per questo parleremo con tutte le forze politiche, perché non si può permettere che lo Stato si divida su un tema che riguarda i diritti dei lavoratori e dei cittadini”.

De Palma ha anche sollevato la questione della governance dell’acciaieria, chiedendo il ritorno di una forte presenza pubblica nel capitale: “Una società partecipata è l’unico elemento che può garantire davvero la transizione e l’occupazione. I privati possono esserci, ma lo Stato non può sfilarsi. Altrimenti si continuerà con piani vaghi e irrealizzabili. Io ne ho visti tanti di piani, ma non basta più. Ora servono certezze, non promesse”.

Concludendo il suo intervento, il leader della Fiom ha usato un’immagine forte: “Se qualcuno pensa che basti parlare per risolvere i problemi, sbaglia di grosso. Mettere insieme la nitroglicerina e agitarla senza una direzione chiara rischia solo di far saltare tutto. È ora che maggioranza e opposizione dimostrino responsabilità verso un nodo cruciale per il futuro industriale del Paese”.

I sindacati, delusi dal mancato cambio di passo del Governo, si preparano quindi a portare il caso ex Ilva in Parlamento. L’obiettivo: uscire dall’impasse e costruire finalmente un piano serio e vincolante per la salute, l’ambiente, l’occupazione e l’industria del Paese.

Urso: “Gara aggiornata entro la settimana, sarà l’Italia la prima siderurgia decarbonizzata d’Europa”

Al termine del tavolo con gli enti locali presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministro Adolfo Urso nella serata di ieri aveva confermato  che la gara per l’ex Ilva sarà aggiornata entro la prossima settimana, con l’obiettivo di allinearla al nuovo piano di decarbonizzazione. “Andiamo avanti – ha detto – nell’augurio di raggiungere il maggiore consenso possibile su un piano che farà della siderurgia italiana la prima in Europa pienamente decarbonizzata”.

Urso ha sottolineato la volontà di proseguire il negoziato “ad oltranza”, con la consapevolezza di dover coniugare ambiente e impresa, salute e lavoro. Il nuovo piano prevede l’installazione a Taranto di tre forni elettrici che andranno progressivamente a sostituire gli altoforni esistenti, garantendo al tempo stesso la continuità produttiva e occupazionale. È inoltre allo studio la realizzazione di un quarto forno a Genova, subordinata al consenso degli enti locali. In tal senso, Urso ha annunciato una visita nel capoluogo ligure per il 4 settembre, per confrontarsi con istituzioni, sindacati, imprese e ambientalisti.

Infine, il ministro ha confermato il rinvio ad oltranza della scadenza fissata al 12 agosto, proprio per consentire agli enti locali di deliberare in modo condiviso sul piano e sulla localizzazione del polo DRI, fondamentale per l’alimentazione dei forni elettrici e per garantire l’autonomia strategica nazionale nella produzione di preridotto. I sindacati con ogni probabilità saranno convocati per il 13, ma la fiducia e l’ottimismo sono sempre meno.

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