MO, Israele prega in massa al confine con Gaza, Hamas chiede l’apertura dei corridoi umanitari

lunedì, 4 Agosto 2025
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In migliaia vicino al confine marciando compatti sotto la guida delle bandiere con la stella di David e capitanati dal ministro israeliano di estrema destra Itamar Ben Gvir. Coloni e manifestanti di parte israeliana si sono radunati sulla Spianata delle moschee luogo simbolo al confine tra i due stati di Israele e Cisgiordania. Nel giorno del digiuno e del dolore di Tisha B’Av, ricorrenza della distruzione dei due templi ebraici di Gerusalemme, per la prima volta un ministro israeliano ha pregato apertamente sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio) violando lo status quo consolidato tra i due stati. Approfittando della giornata e del gesto simbolico fatto da un suo ministro il leader israeliano Nethanyau ha rilasciato una secca dichiarazione ribadendo che la politica di Israele è di mantenere lo status quo sul Monte del Tempio e questo non cambierà. Di diverso tenore le affermazioni del ministro della Difesa Israel Katz, il quale ha promesso che Israele rafforzerà la sua presa sul luogo sacro per sempre. La politica e l’head quarter ebraico ha di nuovo sottolineato con il pellegrinaggio in massa sul luogo simbolo per eccellenza, che l’intenzione è quella di lavorare per la piena sovranità in tutta la Terra d’Israele. E arriva subito la risposta dell’Autorità Nazionale Palestinese che condanna fermamente l’incursione del ministro nazionalista, il portavoce del presidente Abu Mazen l’ha definita da subito come il superamento di ogni linea rossa. La Giordania, custode del sito, ha parlato invece di provocazione inaccettabile e di un’escalation riprovevole sottolineando che la polizia israeliana ha scortato il ministro durante la visita alla Spianata. Anche la politica di Riad si è unita alla condanna dichiarando che questi comportamenti fanno solo che alimentare il conflitto nella regione. Intanto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta valutando una soluzione militare per liberare gli ostaggi israeliani rimasti nella Striscia. Non riuscendo a trovare una soluzione diplomatica, Netanyahu mira a espandere le operazioni a fronte di una situazione di stallo nei negoziati con Hamas. E mentre la guerra non cessa ad esprimersi stamattina dalla Calabria per il meeting degli Stati Generali del Mezzogiorno è il ministro degli esteri Tajani, che ribadisce l’impegno dell’Italia nella ricostruzione della Striscia contro ogni tipo di genocidio e carneficina. L’Australia intanto stanzia circa venti milioni di dollari in aiuti umanitari arrivando a quota 130 milioni di dollari per aiutare i civili a Gaza e in Libano. Mentre Hamas lancia un ultimatum: è pronto a coordinarsi con la Croce Rossa per consegnare aiuti agli ostaggi detenuti a Gaza, se Israele soddisfa determinate condizioni. Non ultimo il video di un ostaggio israeliano in condizioni critiche che ha suscitato aspre polemiche da parte della comunità internazionale. Qualsiasi coordinamento con la Croce Rossa è subordinato all’apertura permanente da parte di Israele di corridoi umanitari e all’interruzione degli attacchi aerei durante la distribuzione degli aiuti. Queste le condizioni poste da Hamas. Verranno accettate? La partita è ancora aperta.

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