È tornata la stagione dei dazi, e questa volta Donald Trump non li rinvia più. Con toni trionfalistici e minacciosi, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato una nuova raffica di tariffe commerciali contro vari Paesi, promettendo che “miliardi di dollari sono iniziati ad affluire negli Usa” a partire dalla mezzanotte. Il provvedimento, già definito da molti analisti come uno spartiacque nella politica commerciale americana, colpisce in maniera decisa partner come India, Brasile e l’Unione Europea. Ma per Trump non è abbastanza: nel mirino ci sono anche i chip e semiconduttori, con dazi fino al 100%, in un’escalation che rischia di innescare nuove tensioni globali.
Dazi Usa scattati, ma Trump mette paura all’hitech americano
“I dazi reciproci entreranno in vigore a mezzanotte di questa notte. Miliardi di dollari, in gran parte da Paesi che hanno approfittato degli Stati Uniti per molti anni, ridendosela in ogni modo, cominceranno ad affluire negli Usa”, ha scritto Trump sul suo social Truth, tutto in maiuscolo come da sua consuetudine comunicativa poco prima dell’avvio. Due minuti prima della mezzanotte sulla costa occidentale americana, ha rincarato la dose: “L’unica cosa che può fermare la grandezza dell’America è un tribunale di giudici della sinistra radicale che vuole vedere il nostro Paese fallire”.
Nel dettaglio, il presidente ha firmato un ordine esecutivo per imporre un dazio aggiuntivo del 25% sull’India per gli acquisti di petrolio russo, portando così al 50% il totale delle tariffe applicate a Nuova Delhi. Una mossa giustificata come risposta indiretta al mancato allineamento dell’India sul conflitto Russia–Ucraina, ma che rischia di compromettere gravemente i rapporti tra le due democrazie.
Non solo. Durante un incontro con il CEO di Apple, Tim Cook, nello Studio Ovale, Trump ha annunciato dazi del 100% sui chip e semiconduttori, un colpo potenzialmente devastante per l’intera filiera tecnologica globale. Saranno esentate solo le aziende che producono su suolo americano o si sono impegnate a farlo. “Se costruisci negli Stati Uniti, non ci sono costi”, ha detto il presidente. Apple, nel frattempo, ha confermato un investimento di 100 miliardi di dollari negli USA, accolto da Trump come modello da seguire.
In tutto ciò però gli economisti dello Yale Budget Lab stimano che i dazi annunciati da Trump, se applicati a tempo indeterminato, potrebbero causare un aumento dei prezzi di computer e altri dispositivi elettronici del 18,2% nel breve periodo e del 7,7% nel lungo periodo per i consumatori. Gli autori considerano il breve periodo come un periodo compreso tra due e tre anni, mentre il lungo periodo è compreso tra tre e dieci anni.
Anche l’Unione Europea è finita nel mirino. Per Bruxelles sono scattati dazi al 15%, mentre proseguono le trattative per definire le categorie merceologiche che potranno beneficiare di un’esenzione reciproca. Su questo aspetto alta l’attenzione per eccellenze italiane come formaggi e vino. In attesa di una lista dettagliata, l’Europa si muove con cautela per evitare una nuova guerra commerciale transatlantica.
Brasile e BRICS: Lula chiude a Trump e cerca una risposta globale
Tra i Paesi più colpiti dalle nuove tariffe c’è anche il Brasile. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi al 50% su una serie di merci brasiliane, provocando l’immediata reazione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. In un’intervista alla Reuters, Lula ha escluso la possibilità di colloqui diretti con Trump, definendoli “un’umiliazione”, e ha annunciato l’intenzione di coinvolgere i leader del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, e i nuovi entrati Arabia Saudita, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi, Indonesia e Iran) per studiare una risposta congiunta.
“Il giorno in cui il mio intuito mi dirà che Trump è pronto a parlare, non esiterò a chiamarlo. Ma oggi il mio intuito mi dice che non vuole parlare. E non mi umilierò”, ha affermato il presidente brasiliano. Lula ha poi sottolineato che i suoi ministri hanno incontrato notevoli difficoltà nel dialogo con le controparti americane, e che il governo si sta concentrando su politiche interne per attutire il colpo economico, senza però fornire dettagli.
Il leader sudamericano ha quindi rilanciato la necessità di un coordinamento tra i BRICS, oggi ampliati e sempre più influenti nello scenario geopolitico mondiale. “Non esiste ancora un coordinamento tra i BRICS, ma ci sarà. Qual è il potere negoziale di un piccolo paese con gli Stati Uniti? Nessuno”, ha affermato Lula, anticipando anche la possibilità di un reclamo collettivo all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
Lula, che ha fatto della mediazione una cifra del suo profilo politico sin dagli anni del sindacato, ha però precisato di non avere fretta: “Dobbiamo essere molto cauti”.
Ma il segnale è chiaro: il Brasile non resterà a guardare. Così come tutti gli altri paesi nel mondo. Iniziata la stagione dei dazi ora va gestita la reazione, per non far arrivare reazioni isteriche da Trump che continua a tenere la pistola del mercato americano puntata sui suoi partner internazionali.

