Russia – Ucraina, Trump vedrà Putin mentre Zelensky e l’UE restano a guardare

giovedì, 7 Agosto 2025
3 minuti di lettura

Mentre la diplomazia continua il suo lavoro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si muove su più fronti per risolvere il conflitto tra Russia e Ucraina. Il Cremlino ha confermato l’avvio dei preparativi per un nuovo vertice bilaterale tra Trump e Vladimir Putin, che potrebbe tenersi già la prossima settimana. Come sede dell’incontro è stata indicata Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove il leader russo ha recentemente incontrato lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Il summit, secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, è frutto di una proposta americana e sarebbe già “concordato in linea di principio”, anche se i dettagli restano da definire. Si tratterebbe del primo incontro ufficiale tra i due leader dall’inizio della guerra in Ucraina, lanciata da Mosca nel 2022.

Russia – Ucraina, Trump vedrà Putin e sente Zelensky

A fianco a questo scenario bilaterale, Kiev continua a spingere per un dialogo diretto con Mosca. Volodymyr Zelensky ha ribadito che un faccia a faccia con Putin resta “una priorità molto chiara” per l’Ucraina. Una posizione che, tuttavia, Mosca considera accettabile solo come fase finale di un processo negoziale più ampio. “Non ho nulla contro un incontro a tre con Trump e Zelensky — ha dichiarato lo stesso Putin — è possibile, ma devono essere soddisfatte determinate condizioni. Purtroppo siamo ancora lontani da queste condizioni”.

Zelensky, da parte sua, insiste anche affinché l’Europa venga inclusa nei negoziati. “L’Europa deve partecipare al processo”, ha dichiarato, dopo aver denunciato l’esclusione di Parigi, Berlino e Londra dai tavoli diplomatici nonostante i loro sforzi. Una marginalizzazione che stride con la centralità del vecchio continente nelle conseguenze del conflitto: militari, economiche e umanitarie.

Il presidente ucraino ha poi avuto colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il quale ha elogiato gli “sforzi di mediazione” di Donald Trump. “Stiamo coordinando le nostre posizioni e crediamo che l’Europa debba avere una posizione comune”, ha affermato Zelensky.

L’accelerazione diplomatica è arrivata dopo la visita a Mosca dell’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, che mercoledì ha incontrato Putin. A seguire, una telefonata tra Trump e Zelensky — alla quale hanno preso parte anche alcuni leader europei e il segretario generale della NATO, Mark Rutte — ha rafforzato l’impressione che si sia entrati in una fase potenzialmente decisiva.

Tuttavia, la proposta americana di un incontro trilaterale Trump-Putin-Zelensky resta per ora nel limbo. Mosca non chiude la porta, ma sottolinea che le condizioni per un tale vertice non sono ancora mature. In parallelo, Kiev rafforza i suoi contatti con i partner europei, ribadendo la necessità di un impegno comune.

L’Europa osserva. Ma non decide

In tutto questo, l’Unione Europea rimane alla finestra. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non ha partecipato alla telefonata Trump-Zelensky. Come riferito dalla portavoce Arianna Podestà, è stata informata “a posteriori” e mantiene “contatti costanti con i leader europei”. Ma nei fatti, l’UE è rimasta esclusa dai nodi cruciali della trattativa.

Un’esclusione che riflette anche la visione geopolitica di Trump, per cui l’Europa deve limitarsi a pagare le armi agli Stati Uniti per poi girarle all’Ucraina. Una logica di subalternità che trasforma Bruxelles in una spettatrice costretta a fare “catenaccio”, in attesa che Washington e Mosca decidano le sorti del conflitto.

A complicare il quadro, c’è anche la pressione diretta di Trump su Mosca. Il presidente americano ha lanciato un ultimatum: o la Russia accetta un’intesa con Kiev entro domani, o scatteranno nuove sanzioni. Ieri ha alzato il livello della minaccia: “molte altre sanzioni secondarie” verranno imposte, colpendo anche quei Paesi che continuano a commerciare con Mosca. Giovedì, il primo segnale: dazi doganali sulle importazioni dall’India aumentati dal 25% al 50%, in risposta agli acquisti indiani di petrolio russo.

La mossa di Trump segna una rottura anche rispetto alla sua storica cautela sull’uso delle sanzioni. Ora, però, la sua strategia mira a ottenere una vittoria diplomatica prima delle elezioni, rafforzando il suo ruolo di mediatore globale. L’ultimo vertice formale tra Russia e Stati Uniti risale al giugno 2021, quando Joe Biden incontrò Putin a Ginevra. Il faccia a faccia tra Trump e Putin potrebbe segnare un passaggio storico. Ma restano enormi incognite: sul formato, sui contenuti, e soprattutto sulla volontà reale delle parti di fermare la guerra.

In questa partita ad alta tensione, l’Europa resta ancora una volta in panchina. Fa finta di partecipare, ma nella realtà dei fatti come per i dazi può solo giocare in difesa e attendere.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.