L’esercito israeliano ha avviato la prima fase dell’operazione terrestre contro Gaza City dando una nuova svolta alla guerra in Medio Oriente. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), generale di brigata Effie Defrin, ha confermato che le truppe hanno preso il controllo della periferia della città, aprendo quella che viene definita la nuova fase dell’offensiva. L’obiettivo dichiarato è neutralizzare la rete di tunnel sotterranei di Hamas, che continua a rappresentare il cuore delle sue capacità militari.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha approvato un massiccio richiamo di riservisti: 60mila saranno mobilitati e altri 20mila, già in servizio, vedranno prolungato il loro impegno. Una decisione senza precedenti negli ultimi mesi, che pesa anche sul piano economico e sociale di un Paese già attraversato da proteste interne. Molti riservisti hanno espresso dubbi sugli obiettivi della guerra, mentre la società civile torna a manifestare per chiedere un cessate il fuoco e il ritorno degli ostaggi.
Intanto almeno cinque persone sono morte e altre 10 sono rimaste ferite in un raid aereo lanciato la scorsa notte dalle forze israeliane contro una scuola trasformata in rifugio per sfollati nel campo profughi di al-Shati, nella zona nord-occidentale di Gaza City.
Hamas ha condannato l’operazione su Gaza City parlando di “palese disprezzo” per gli sforzi di mediazione internazionale. In un comunicato diffuso su Telegram, il movimento ha sottolineato che mentre ha dato l’ok all’ultima proposta di tregua presentata dai mediatori, Israele insiste a portare avanti la guerra, dimostrando che il premier Netanyahu rappresenta “il vero ostacolo a qualsiasi accordo”. Secondo l’organizzazione la responsabilità va indicata anche agli Stati Uniti, complici di quanto sta accadendo.
Un alto funzionario della Difesa israeliana, citato da Yedioth Ahronoth, ha però fatto sapere che “c’è spazio per un’intesa sugli ostaggi”, sottolineando che Hamas sta mostrando una “notevole flessibilità”. Secondo la fonte, l’esito dipenderà dalle scelte del premier Netanyahu e del ministro per gli Affari Strategici Ron Dermer: “Se Bibi vuole davvero un accordo, c’è su cosa lavorare. Altrimenti dirà che è solo parziale”.
Intanto c’è il via libera del governo israeliano al controverso piano edilizio nell’area E1, in Cisgiordania. Il progetto prevede la costruzione di oltre 3.300 unità abitative tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, collegando l’insediamento alla capitale israeliana e spezzando di fatto in due la Cisgiordania.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, leader dell’estrema destra israeliana, ha definito la decisione un atto di “sionismo al suo meglio”, sostenendo che “dopo decenni di pressioni internazionali e congelamenti” sia giunto il momento di rafforzare la sovranità israeliana. Secondo i palestinesi e la comunità internazionale, invece, la costruzione “seppellirebbe l’idea di uno Stato palestinese” e renderebbe impossibile lo sviluppo di una metropoli palestinese tra Gerusalemme Est, Betlemme e Ramallah.
Guerra a Gaza, Onu e Italia lanciano nuovi appelli
Dal Giappone, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha chiesto un cessate il fuoco immediato per evitare “morte e distruzione su larga scala”, ribadendo la necessità del rilascio incondizionato degli ostaggi e criticando l’espansione degli insediamenti “illegali” in Cisgiordania. Il portavoce Onu Stephane Dujarric ha rincarato: “È ovvio che queste operazioni causeranno un altro sfollamento di massa di persone già più volte costrette a fuggire”.
Durissime le reazioni internazionali. L’Unione europea ha definito il piano “illegale” e ha chiesto a Israele di rinunciare al progetto, giudicato una grave violazione del diritto internazionale e un ostacolo concreto alla soluzione dei due Stati. Stesso tono dal Regno Unito: il ministro degli Esteri David Lammy ha parlato di “violazione grave del diritto internazionale” invitando il governo Netanyahu a revocare la decisione.
Anche l’Italia si è schierata contro. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, in un messaggio su X, ha definito gli insediamenti in Cisgiordania “inaccettabili e contrari al diritto internazionale”, sottolineando che rischiano di compromettere definitivamente la prospettiva dei due Stati. “Con i partner europei – ha scritto – esortiamo Israele a collaborare con l’Autorità Nazionale Palestinese per rafforzare la stabilità della regione. Il governo italiano continua a lavorare con convinzione e massimo impegno per la pace”.
Una crisi senza vie d’uscita immediate
Mentre la diplomazia internazionale moltiplica i contatti, la situazione umanitaria a Gaza peggiora di ora in ora. L’Onu e le ong parlano di “realtà apocalittica” per bambini e famiglie, con oltre 62mila vittime già registrate dal ministero della Sanità di Gaza e una popolazione allo stremo per la mancanza di cibo, acqua e medicinali.
Sul tavolo resta la proposta di una tregua di 60 giorni, sostenuta da Egitto e Qatar, ma la risposta di Israele non è ancora arrivata. Netanyahu ha ribadito che la guerra non finirà senza la “sconfitta totale di Hamas” e la liberazione di tutti gli ostaggi, mentre i mediatori continuano a cercare un compromesso.



