Il mondo del cinema alza la voce sulla Palestina e chiama in causa direttamente la Biennale di Venezia per l’atteso festival al via il prossimo 27 agosto. Dopo la pubblicazione di una lettera aperta che in pochi giorni ha superato le 1500 adesioni – tra firmatari figurano registi, attori, sceneggiatori, tecnici, sindacati, associazioni culturali e personalità come Serena Dandini, Gabriele Muccino, le sorelle Rohrwacher, Claudio Santamaria, Fiorella Mannoia, Toni Servillo, Roger Waters, Ken Loach, Marco Bellocchio, Valeria Golino, Jasmine Trinca e Mario Martone – i promotori tornano a chiedere all’istituzione veneziana una presa di posizione chiara sul conflitto.
Se da un lato gli organizzatori hanno accolto con favore l’apertura al dialogo manifestata da Giornate degli Autori e SNCCI-SIC, non nascondono l’amarezza per la risposta ufficiale arrivata dall’ufficio stampa della Biennale, giudicata troppo generica e priva di riferimenti diretti alla Palestina e “al genocidio in corso”. “Se la Biennale vuole davvero essere un luogo di confronto aperto e sensibile – scrivono – allora questo spazio deve essere innanzitutto uno spazio di verità”.
Festival di Venezia, Gal Gadot non ci sarà
Al centro della contestazione c’è anche la presenza al Lido di Gerard Butler, protagonista del film fuori concorso di Julian Schnabel In the Hand of Dante. Diversa la questione per Gal Gadot: l’attrice israeliana, già arruolata in passato nell’IDF e da tempo nel mirino delle critiche per le sue posizioni filo-israeliane, non sarà al Lido, ufficialmente impegnata su altri set. Una scelta che di fatto le permette di evitare una situazione ambientale complessa.
Per i firmatari dell’appello, omaggiare personalità che sostengono pubblicamente Israele resta comunque una contraddizione insanabile: “Chiediamo che venga ritirato l’invito a chi appoggia attivamente il genocidio e che quello spazio venga invece riservato a una delegazione che sfili sul red carpet con la bandiera palestinese”.
Corteo per la palestina il 30 agosto, pericolo scontri
Tra le proposte lanciate al Festival spicca la richiesta che durante la cerimonia di apertura sia dato spazio a testimonianze dirette di artisti palestinesi, già disponibili a intervenire. E il 30 agosto alle 17, nel piazzale Santa Maria Elisabetta al Lido, si terrà una manifestazione regionale dal titolo “Stop al genocidio – Palestina libera”, promossa da collettivi, associazioni e gruppi politici locali e nazionali, sostenuta anche dalla rete Artisti #NoBavaglio. L’obiettivo dichiarato: “puntare i riflettori della Mostra del Cinema sulla Palestina”.
Altissima la tensione con forze di polizia che saranno schierate per evitare che si raggiunga la zona del red carpet.
Gli organizzatori chiedono inoltre alla Biennale di interrompere ogni partnership con enti e aziende che sostengono il governo israeliano e di esporsi pubblicamente con atti concreti. “Le immagini delle vittime e la carestia certificata dall’Onu a Gaza ci obbligano a non rimanere in silenzio – si legge nel comunicato –. In queste ore apocalittiche, il cinema italiano ha scelto di stare dalla parte del popolo palestinese. Ora la Biennale faccia lo stesso”.



