La decisione era attesa oggi, ma tutto è stato spostato al 22 settembre.
Il procedimento penale a carico di Ciro Grillo e dei suoi tre amici, in attesa di sentenza, ha subito un improvviso rinvio a causa di un grave lutto. È infatti morto il figlio di Marco Contu, presidente del collegio giudicante. Il giovane, 22 anni, è deceduto a Roma dopo essere stato investito da un convoglio della metropolitana linea B. La polizia indaga sull’accaduto e non esclude l’ipotesi di un gesto volontario.
La notizia è stata resa nota direttamente in aula, pochi minuti prima dell’avvio dell’udienza odierna. A seguito della comunicazione, sono state cancellate le ultime repliche degli avvocati e la conseguente camera di consiglio nella quale i giudici avrebbero dovuto esprimersi con la sentenza finale.
La Procura ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione per tutti gli imputati: Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta. Nella sua requisitoria, il pm Gregorio Capasso ha ribadito che la persona offesa «fin da subito, dopo la violenza, ha fatto i nomi di tutti» e ha ricordato una frase riportata dalla giovane: «Prendila, adesso tocca a me».
Nel corso delle controrepliche, l’avvocata di parte civile Giulia Bongiorno ha sottolineato come la vita della ragazza sia stata oggetto di «una vera e propria radiografia» durante le indagini e ha respinto la narrazione della difesa: «Non è una ninfomane, non è una disagiata, non è una maga Circe. È una ragazza che ha scelto di denunciare».
Anche l’avvocata Fiammetta Di Stefano, legale della testimone Roberta, ha parlato di un «clima sessualmente predatorio» emerso dai messaggi scambiati tra gli imputati.
Dal lato delle difese, invece, i legali hanno ribadito l’assenza di prove per sostenere le accuse. Gennaro Velle, avvocato di Corsiglia, ha chiesto l’assoluzione del suo assistito. Ernesto Monteverde, difensore di Capitta, ha contestato l’ipotesi secondo cui la ragazza non avrebbe potuto sottrarsi alla presunta violenza: «Se avesse voluto, avrebbe potuto urlare o scappare».
Uno degli avvocati di Ciro Grillo, Enrico Grillo, ha infine evidenziato quelle che definisce «387 criticità» nelle dichiarazioni della ragazza, tra contraddizioni e mancanze di memoria: «Per ogni anno di carcere chiesto dall’accusa sono cinquanta».
Il procedimento trae origine dalla denuncia presentata sei anni fa da una ragazza, indicata con il nome di fantasia Silvia, che aveva raccontato di essere stata violentata la mattina del 17 luglio 2019 nella villa di vacanza della famiglia Grillo, a Cala di Volpe, in Costa Smeralda. Secondo la sua versione, prima di essere abusata in gruppo dai quattro ragazzi, sarebbe stata violentata in un primo momento da Francesco Corsiglia.
Insieme a Silvia, quella mattina era presente anche l’amica Roberta, la quale ha sporto denuncia dopo che le indagini hanno rivelato fotografie a sfondo sessuale scattate nei suoi confronti mentre dormiva.
La presidente facente funzione del tribunale, Caterina Interlandi, aveva inizialmente espresso la preferenza per fissare l’udienza già nella giornata di domani, sostenendo che il presidente Contu avrebbe dato la propria disponibilità. Tuttavia, i legali impegnati nelle repliche si sono rifiutati di proseguire: «È impensabile che un padre, dopo aver perso un figlio, possa presenziare a un’udienza del genere. Esprimiamo al presidente la nostra vicinanza».
La sentenza e le repliche mancanti sono dunque state rinviate al 22 settembre.



