Puglia, telenovela a lieto fine: Decaro dice sì. Ma i veleni rimangono…

venerdì, 5 Settembre 2025
2 minuti di lettura

Alla fine Antonio Decaro ha detto sì. Sarà il candidato del campo largo in Puglia. Elly Schlein è volata a Bari, dove stasera si presenterà sul palco con l’aspirante governatore. L’europarlamentare del Pd ha accettato l’investitura nonostante la presenza nella lista di Avs di Nichi Vendola. Fino a ieri Decaro aveva ribadito il suo no nel caso in cui l’ex governatore si fosse candidato al Consiglio regionale. Quella di Vendola era considerata dall’ex sindaco di Bari una presenza ingombrante.

Ma ora Decaro ci ha evidentemente ripensato e la segretaria del Pd può tirare un sospiro di sollievo. La riconquista della Puglia è un elemento cruciale nella strategia della leader dem. Elly vuole conquistare il maggior numero possibile di Regioni nella tornata elettorale del prossimo autunno in modo da dare l’«avviso di sfratto alla Meloni», come la segretaria del Pd va affermando da tempo. La rinuncia di Decaro le avrebbe complicato maledettamente le cose. La vittoria in Puglia è considerata sicura dal Partito democratico. E un’eventuale caduta di immagine (dovuta ai litigi interni) sarebbe sicuramente deleteria.

Per capire che cosa sta succedendo in Puglia bisogna però fare un passo indietro. La telenovela Decaro va avanti da tempo, da quando, per la precisione, l’europarlamentare ha annunciato che non si sarebbe mai proposto alla guida della Regione se si fossero candidati anche Michele Emiliano e Nichi Vendola. Il candidato in pectore ha motivato questa settimana fa questa presa di posizione affermando che non gli sarebbe stato possibile svolgere serenamente il suo mandato se si fosse ritrovato tra i piedi i due ex governatori, troppo popolari e troppo potenti per non esercitare una qualche forma di condizionamento sul loro successore.

Naturalmente le parole di Decaro hanno prodotto una forte irritazione (anche da un punto di vista personale) in Emiliano. Il governatore uscente c’è rimasto malissimo  perché l’ex sindaco di Bari è considerato un po’ il suo “figlioccio”. Ma il problema più grosso era di carattere politico e tale da andare ben al di là dei confini della Puglia. A largo del Nazareno c’è stato a lungo panico, tanto da spingere la stessa Schlein a impegnarsi personalmente per convincere Emiliano a fare un passo indietro e Decaro a fare a sua volta un passo in avanti. Alla fine, dopo un tormentoso tira e molla (l’ex magistrato ha venduto cara la pelle fino alla fine), la segretaria è riuscita a persuadere il governatore uscente a rinunciare alla candidatura al Consiglio regionale. E pare che Elly abbia ottenuto il ritiro di Emiliano solo a seguito dell’offerta di un seggio alle Politiche del 2027 (sembra una soluzione semplice, ma non lo è affatto, dal momento che una candidatura fuori programma al Parlamento scompagina sempre gli assetti locali di un partito dai nervi fragili come il Pd).

Al dunque, sembrava tutto risolto con il “sacrificio” del governare uscente. E invece Decaro in un primo momento non s’è accontentato: ha continuato a pretendere la testa di Vendola. Ma, a quel punto, nessuno poteva accontentarlo, dal momento che Nichi non appartiene al Pd ma ad Avs. Sia Nicola Fratoianni sia Angelo Bonelli hanno detto a chiare lettere di non tollerare che qualcuno del Pd potesse decidere la composizione della lista elettorale del loro partito. E non è che avessero tutti i torti. Ora anche l’ultima pregiudiziale di Decaro pare caduta. Non sappiamo ancora in cambio di cosa. Lo scopriremo nei prossimi giorni.

Anche se lo psicodramma pugliese del Pd s’è risolto, è plausibile pensare che questa vicenda lasci strascichi. Tanto per dirne una: i fedelissimi di Emiliano potrebbero essersela legata al dito e potrebbero quindi far venir meno consensi elettorali al candidato governatore.

L’unità della sinistra pugliese s’è comunque infranta e il Pd si conferma partito dilaniato da rivalità e rancori. Non si tratta certo del migliore biglietto da vista per una leader ambiziosa come Elly Schlein che vorrebbe “sfrattare” Giorgia Meloni da Palazzo Chigi, ma che finora non s’è dimostrata capace di imporre la sua leadership al campo largo: non una vera alleanza politica, ma, al massimo, un rissoso e precario cartello elettorale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.