I nomi dei quasi 250 giornalisti uccisi a Gaza letti uno a uno.È iniziata così la mobilitazione organizzata dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio e da Articolo 21 in Piazza Santi Apostoli, a Roma, per ricordare chi ha perso la vita nel tentativo di raccontare la guerra. Un’iniziativa che ha visto la partecipazione di parlamentari, associazioni, sindacati, attori, giornalisti e semplici cittadini.
“Bisogna restare a Gaza: deve esserci la possibilità che anche il presidio internazionale possa continuare a raccontare quello che sta accadendo. È terribile quello che succede e non possiamo dimenticare le vittime di questa strage silenziosa”, ha sottolineato il presidente dell’Odg Lazio, Guido D’Ubaldo, rimarcando come l’Ordine “con i suoi 20mila iscritti si confermi oggi una comunità, non un mero organismo burocratico”. Poi l’appello: “Siamo scesi in piazza per dire basta allo sterminio di Gaza”.
Alla domanda sul perché l’iniziativa fosse centrata soltanto sulla Palestina, Giuseppe Giulietti, presidente di Articolo 21, ha replicato con fermezza: “Consentitemi di ribaltare il quesito: dove erano quando manifestavamo davanti all’Ambasciata russa, dopo l’assassinio di Anna Politkovskaja o contro l’invasione dell’Ucraina? O davanti all’Ambasciata iraniana, dopo le centinaia di condanne a morte di quest’anno? Noi siamo sempre stati in piazza contro ogni bavaglio, ovunque. E continueremo a esserci: la prossima iniziativa sarà davanti all’Ambasciata del Sud Sudan, per ricordare un altro giornalista ucciso”.
Gaza presidio a Santi Apostoli, opposizione in piazza
Dal mondo politico, interventi durissimi contro il governo italiano e la comunità internazionale. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha parlato di “genocidio in diretta televisiva”: “Dalle immagini è chiaro che si è trattato di un attacco, altamente probabile che abbia matrice israeliana, viste le minacce ripetute da Netanyahu. Ogni ora si supera un nuovo limite che frantuma un po’ di più il diritto internazionale. Chiediamo al governo Meloni di smetterla con le ipocrisie e di agire: riconoscere lo Stato di Palestina, chiedere sanzioni contro Netanyahu, sospendere l’accordo di associazione con Israele e negare porti e spazi aerei come ha fatto la Spagna. Uccidere i giornalisti non è un incidente, ma una scelta precisa: fanno parte di una strategia per impedire che ci siano occhi e orecchie indipendenti. Ricordarli è un atto politico di denuncia verso un governo criminale”.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: “Gaza non è solo un attacco all’informazione, è un attacco ai diritti umani. Israele uccidendo i giornalisti vuole impedire di raccontare l’orrore, mentre Netanyahu manda influencer a negare la strage e persino la fame. È una grave violazione del diritto internazionale, e il governo italiano è complice, perché preferisce non revocare l’accordo militare con Israele. L’attacco alla flottiglia è una intimidazione chiara: non esiste autocombustione di giubbotti salvagente, le immagini mostrano un razzo. Ma ciò che indigna è il comportamento dell’Unione Europea, incapace di imporre sanzioni a chi uccide donne e bambini. L’Europa oggi muore a Gaza”.
Anche dal Pd è arrivato un richiamo forte. Walter Verini, senatore dem, ha definito la flottiglia “una missione di grande valore umanitario”: “Si può discutere della sua efficacia, ma non c’è dubbio che non debba essere attaccata, anzi deve essere tutelata”. Per i dem anche Laura Boldrini in piazza. Tra le voci della maggioranza presenti in piazza anche la deputata di Noi Moderati Ilaria Cavo, mentre per Forza Italia era presente Paolo Emilio Russo
Tra gli artisti presenti Foglietta, Gullotta e Wertmuller
Accanto ai politici, le voci degli artisti. Anna Foglietta ha ricordato la drammaticità della situazione: “Mentre a Tunisi avvengono atti intimidatori contro la Flottiglia, a Gaza City piovono dal cielo i biglietti dell’Idf che ordinano a 900 mila persone di evacuare verso sud. Forse si sta compiendo l’ultimo atto finale contro il popolo palestinese. Da qui possiamo e dobbiamo tenere alta l’attenzione, prestando la nostra credibilità a questa causa. Non serve un cambio di narrazione, serve una presa di posizione netta delle istituzioni. Negli Stati Uniti 1300 attori hanno detto no alle produzioni israeliane: l’unico potere che abbiamo è dire no, schierarci dalla parte giusta della storia”. L’attrice ha anche ricordato la sua protesta alla Mostra del Cinema di Venezia, quando fu fermata dai carabinieri mentre sventolava una bandiera palestinese sul Lido.
Durissimo l’intervento di Leo Gullotta: “Netanyahu non vuole che il mondo veda la verità visiva che i giornalisti raccontano, per questo tanti sono stati uccisi. L’attacco alla flottiglia è stata un’intimidazione, come lo è stata tutta la strategia di Netanyahu, sostenuto da Trump, che resta al potere finché c’è la guerra. La cosa più oscena è che usi la fame come arma di guerra. Un artista deve essere libero di esprimersi, con civiltà ed educazione, ma libero. Guai se fosse al contrario”.
Presente in piazza anche Massimo Wertmüller, che ha voluto lanciare un messaggio di solidarietà: “Questo è il tempo della solidarietà, non capisco come si possa restare in silenzio davanti a ciò che accade. Qui non si tratta di bandiere o partite di calcio, ma della perdita di valore della vita umana, come non si vedeva dalla seconda guerra mondiale. L’indignazione a due pesi e due misure toglie credibilità all’Occidente. Io sono qui perché trovo inaccettabile che si muoia per fare un mestiere come quello di informare”. Sul ruolo dell’arte, l’attore ha aggiunto: “L’arte ha il dovere di essere impegnata. Uno scrittore, un musicista, un regista devono porsi il problema della società che li circonda. I grandi maestri del nostro cinema, da Rosi a Magni, da Scola a Lizzani, hanno sempre coniugato impegno e creazione artistica. Oggi questa tradizione sembra smarrita, ma è un dovere di tutti noi ritrovarla”. In piazza, oltre ai deputati anche i giornalisti Rai Sigfrido Ranucci e Duilio Giammaria, a testimoniare l’importanza di un’informazione libera e indipendente.
