Il giallo dell’attacco su Flotilla. Tunisi smentisce,indagini aperte 

martedì, 9 Settembre 2025
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Un attacco che sa di mistero e arriva all’alba di stamane come una doccia fredda. A largo delle acque tunisine dove, la family boat, la nave principale della flotilla pacifista a capo della cordata umanitaria di civili organizzati in flotte salpata giorni fa da Barcellona, arriva il pericolo numero uno: un drone che stanotte ha provocato una violenta deflagrazione a prua dell’imbarcazione. Il caso vuole che a bordo c’era il board dell’equipaggio tra cui l’attivista svedese Greta Thumberg. L’ imbarcazione principale della Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza con a bordo aiuti umanitari e attivisti filo-palestinesi, è stata colpita in acque tunisine da quello che gli organizzatori definiscono un sospetto drone. L’equipaggio battente bandiera portoghese, con a bordo i membri del comitato direttivo della flottiglia non ha riportato ferimenti. Vediamo però i punti chiave. La Global Sumud Flotilla ha diffuso un comunicato sui social accompagnato da un video che mostra un oggetto in fiamme cadere dal cielo colpendo la nave. Secondo gli attivisti, l’imbarcazione avrebbe riportato danni al ponte principale e al deposito sottocoperta. «Gli atti di aggressione volti a intimidirci non ci scoraggeranno” sono le prime dichiarazioni diffuse. E ancora: “La nostra missione pacifica, volta a rompere l’assedio su Gaza e a manifestare solidarietà alla sua popolazione, prosegue con determinazione». Ma c’è un dubbio sullo svolgimento dei fatti infatti dalla prima mattina le autorità tunisine, hanno smentito di aver rilevato la presenza di droni nella zona. A rafforzare la tesi dell’attacco arriva in queste ore la decisione degli organizzatori che hanno annunciato una conferenza stampa per fornire aggiornamenti sull’accaduto e sul prosieguo della missione. La Global Sumud Flotilla, composta da diverse imbarcazioni cariche di aiuti umanitari e oltre 350 attivisti internazionali, ha lasciato nei giorni scorsi il porto tunisino di Sidi Bou Said. L’obiettivo è raggiungere Gaza via mare come forma di protesta simbolica contro l’assedio israeliano e per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. Per ora l’unico stop sulla tratta iniziale era dovuto al maltempo ora si tratta di ben altro. Pericolo effettivo o messinscena mediatica? Staremo a vedere. 

 

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