Case occupate a Torino, la giustizia smentisce il governo: “Occupare per evitare morte migranti non è reato”

giovedì, 11 Settembre 2025
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A Torino il tribunale torna a pronunciarsi sul delicato tema delle occupazioni abusive e lo fa con una decisione che non può passare inosservata sul piano politico. Tredici attivisti, italiani e stranieri, sono stati assolti perché la loro occupazione di una casa cantoniera dismessa a Oulx sarebbe stata giustificata dallo “stato di necessità”.  La motivazione è chiara: quando l’atto illegale serve a salvare vite umane, non può essere considerato reato.

Il caso riguarda l’edificio ribattezzato “Chez JesOulx”, utilizzato dal 2018 come punto di accoglienza per migranti in transito sulla rotta balcanica. Dopo gli sgomberi, i militanti avevano rioccupato l’immobile per garantire cibo, vestiti e cure a chi tentava di attraversare le Alpi verso la Francia. Oggi, per il giudice Giulia Casalegno, l’assoluzione è inevitabile: l’articolo 54 del Codice penale prevede che non sia punibile chi commette un reato per evitare un danno grave alla persona.

Non è la prima volta che i giudici torinesi percorrono questa strada: già a novembre la Corte d’Appello aveva assolto un altro gruppo di imputati con lo stesso principio giuridico. E non è un caso isolato. Anche la Cassazione, con la sentenza 46061 del 2023, ha stabilito che l’occupazione abusiva può essere scriminata se dettata da un pericolo attuale e transitorio per l’incolumità fisica o per i diritti fondamentali della persona.

Case occupate, il nodo politico per il governo

Il nodo politico dopo questa ennesima sentenza è evidente. Il governo Meloni ha inserito tra le sue priorità la linea dura contro le occupazioni, con norme che rafforzano lo sgombero immediato e la tutela della proprietà privata. Ma le aule di giustizia stanno tracciando una via diversa, riconoscendo margini di legittimità anche in comportamenti che l’esecutivo vorrebbe reprimere senza eccezioni.

Si apre così una frattura che rischia di diventare più ampia: da un lato l’autorità politica che rivendica il primato della legalità e della difesa dei beni pubblici e privati, dall’altro il potere giudiziario che rivendica il primato della tutela dei diritti fondamentali, anche a costo di sacrificare il principio della proprietà.

La vicenda di Torino assume dunque i contorni di un vero scontro istituzionale. Se per il governo occupare è sempre un reato, per i tribunali non lo è quando in gioco ci sono vite umane. Una contraddizione che, oltre a riaccendere il dibattito politico, rischia di creare un precedente pericoloso: altre realtà potrebbero invocare lo “stato di necessità” per giustificare occupazioni di case popolari, immobili dismessi o spazi privati.

In fondo, la domanda resta la stessa: può lo Stato accettare che l’emergenza sociale diventi un lasciapassare per l’illegalità? La sentenza è un campanello d’allarme che mette in discussione la tenuta stessa delle politiche abitative e migratorie in Italia.

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