Kirk, il Fedez che non ti aspetti e la sinistra che discrimina

venerdì, 12 Settembre 2025
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«Per quanto possiate considerare aberranti le idee di Charlie Kirk, ieri una persona è morta per un’idea. Non c’è un ca**o da festeggiare». Questo invito alla pacificazione degli animi viene da Fedez, il rapper più famoso d’Italia. E sono parole che sorprendono positivamente perché vengono da un personaggio che si è distinto in passato per il livore contro la destra.

Al di là di quello che può essere il percorso umano e artistico che sta seguendo questo cantante, non c’è dubbio che il suo messaggio di tolleranza possa fornire un buon esempio a quelle giovani teste calde di estrema sinistra che esultano ogni volta che cade vittima della violenza qualcuno che non la pensa come loro. Ancora, dopo 50 anni, c’è chi ripete il mortifero e criminogeno slogan secondo cui «uccidere un fascista non è reato».

In questo senso, le parole di Fedez sono una salutare risposta all’infame post dei movimenti studenteschi di Osa e Cambiare Rotta. Kirk viene raffigurato a testa in giù, con la scritta «-1» e con questa didascalia: «A buon intenditor poche parole. Oggi è un giorno meno buio». A beneficio di chi non lo sapesse, ricordiamo che la foto di qualcuno a testa in giù è un’esaltazione dello scempio di Piazzale Loreto, luogo in cui avvenne l’oltraggio ai cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e dei gerarchi assassinati a Dongo. Questa orrida apologia della morte dell’influencer vicino a Donald Trump non è sfuggita a Giorgia Meloni, che è intervenuta pubblicando a sua volta un post di condanna: «Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire».

Gesti come quelli di Fedez servono appunto a spezzare il clima di odio diffuso nella parte più radicalizzata della nostra società. Il problema è che le intemperanze degli estremisti, almeno per quello che riguarda la sinistra, trovano un alimento sotterraneo nelle ambiguità e nelle reticenze che caratterizzano la classe dirigente e l’intellighenzia di questa parte politica.

Intendiamoci, non è più come nei decenni passati, quando la carica di intolleranza era presente anche ai massimi livelli. Ma la tendenza a collocare in categorie diverse (serie A e serie B) le vittime della violenza ideologica non s’è ancora dissolta e continua a produrre atti politici di un certo peso (negativo). Così è ad esempio accaduto al Parlamento europeo proprio in occasione dell’uccisione di Kirk. La vicepresidente socialista tedesca Katharina Barley, di turno alla presidenza, ha respinto la proposta avanzata da un eurodeputato conservatore svedese di dedicare un minuto di silenzio in onore  dell’influencer americano ucciso. Non potendo dichiarare apertamente i suoi pregiudizi ideologici, questa ineffabile esponente della sinistra europea si è rifugiata nel più vieto burocratese. L’iniziativa di un minuto di silenzio – ha sostenuto – è prerogativa esclusiva della presidente e va presentata da un gruppo politico solo all’apertura dei lavori.

Ecco, continuano a essere intolleranti ma si vergognano di dirlo. Comunque la mettiamo, non ci troviamo davanti a un bell’esempio da parte dei dirigenti della sinistra. Se dalle alte sfere arriva il messaggio che non tutti i morti sono uguali, allora non ci dobbiamo stupire se poi alla base si inneggi ancora a Piazzale Loreto. Un applauso dunque a Fedez, che prende una posizione decisa e fa cadere la maschera dei tanti Tartufi ancora in circolazione.

P.S. Su uno dei proiettili di Tyler Robinson, il 22enne arrestato poche ore fa con l’accusa di essere il killer di Charlie Kirk, c’è scritto “Bella Ciao”. Qualche seria riflessione della sinistra politica e intellettuale è lecito attendersela. 

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