Israele con i carri armati a Gaza City, la politica italiana si divide | Video

martedì, 16 Settembre 2025
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L’arrivo dei carri armati dell’IDF a Gaza City segna un punto di svolta nella guerra per Israele. La città simbolo della Striscia è diventata il cuore delle operazioni israeliane, mentre centinaia di migliaia di civili fuggono da un esodo che ha colpito le coscienze di tutto il mondo. Le reazioni della politica italiana riflettono toni diversi, tra condanne, appelli al cessate il fuoco e richiami alla necessità di una soluzione per arrivare alla pace.

Israele entra con i carrarmati a Gaza City, il video con le dichiarazioni dei politici italiani

Il ministro della Difesa Guido Crosetto non arretra dalle critiche già rivolte al premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Il mio giudizio non cambia, sono stato anche attaccato per averlo espresso”, ha ribadito, sottolineando come “non penso che questa cosa sia la soluzione giusta, io non penso che questo sia il bene di Israele”.

Crosetto riconosce la necessità della lotta ad Hamas, definendola “sacrosanta”, ma contesta duramente il metodo: “Non penso che la lotta ad Hamas debba essere fatta in questo modo. Non penso che si possa pensare di deportare il popolo palestinese. Non è una cosa che mette in sicurezza Israele, ma neanche nessun altro Paese attorno del Medio Oriente”. Per il titolare della Difesa, dunque, la scelta di Netanyahu “non è quella giusta”.

Sulla stessa linea critica, ma con uno sguardo alla diplomazia internazionale, si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Nella nostra posizione è chiaro il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la costruzione di uno Stato palestinese”, ha dichiarato, indicando come strada un intervento “attraverso una missione anche analoga a quella dell’UNIFIL, per la quale noi siamo pronti a far parte, una missione a guida araba”.

Tajani ha raccontato di aver parlato con i Paesi della regione: “Ho parlato anche con l’Egitto e spero che il Qatar possa continuare a svolgere un ruolo determinante per favorire il dialogo e arrivare al cessate il fuoco”.

Dal fronte politico di Fratelli d’Italia è intervenuto Giovanni Donzelli, che ha rimesso al centro la prospettiva dei due Stati: “Certamente l’obiettivo resta quello di due popoli e due Stati in sicurezza entrambi, senza terroristi di Hamas da un lato e con Israele in sicurezza”.

Donzelli ha però avvertito che “quello che accade in queste ore allontana la pace e non l’avvicina”. Per questo l’auspicio è che “la guerra finisca il prima possibile e che il popolo palestinese possa vivere in un proprio Stato senza Hamas e magari aiutato dalle nazioni arabe moderate”.

Più complessa la riflessione del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che ha messo insieme il dramma umanitario con la percezione israeliana dopo il 7 ottobre. “Sono immagini drammatiche, non condividiamo questa occupazione, questa reazione sproporzionata”, ha detto, ricordando però che per molti israeliani “il 7 ottobre è stato quasi l’anticipo di una nuova Shoah e hanno detto: un’altra volta non ce lo faranno”.

Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha affidato la sua speranza agli Stati Uniti, unici – a suo avviso – in grado di incidere sulla linea di Netanyahu. “Speriamo che gli Stati Uniti riescano a fare le dovute pressioni affinché venga tutelata la popolazione civile”, ha affermato, aggiungendo che “di tutte queste guerre e di tutti questi morti sinceramente siamo stanchi, serve un’azione forte”.

Dal fronte dell’opposizione è arrivata la voce del deputato Pd, Piero De Luca, che ha criticato la gestione italiana della crisi: “In Europa purtroppo il governo è stato diviso e in Italia si sono sentite solo frasi di circostanza”. Per l’esponente dem, “è ora che Roma faccia sentire la propria voce e aiuti l’Europa a portare avanti una reazione forte e decisa, riaffermando il diritto umanitario e internazionale in un pezzo di terra in cui l’umanità purtroppo sta venendo meno”.

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