Una vicenda senza precedenti, del tutto straordinaria che da il peso e la misura di quello che sta succedendo in tutta Europa. L’argomento è quello che leggiamo sulle pagine di tutti i giornali in queste ore: la repressione e il genocidio perpetrato da Israele a Gaza. Un protesta eclatante viene dalla Spagna dove all’indomani dei fatti ci si chiede se ancora esiste umanità e buon senso nel mondo. L’ultimo coro di dissidenti se così possiamo chiamarli o ben pensanti e l’ultima rivolta ad un sistema malato e indifferente, ci porta a Madrid dove ieri le proteste pro Palestina hanno provocato l’interruzione e poi l’annullamento dell’ultima tappa della Vuelta, la terza corsa ciclistica a tappe più importante d’Europa, accompagnata da reazioni politiche molto forti. In Spagna la questione palestinese è diventata uno dei temi politici più importanti, su cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sánchez sta riuscendo a mettere in difficoltà l’opposizione di centrodestra. Ma vediamo i fatti per esaminare per bene i dettagli di una rivolta molto più grande e circoscritta non solo alla Spagna. L’interruzione della Vuelta di domenica è stata un evento straordinario dalle altre principali corse a tappe europee, il Tour de France e il Giro d’Italia. Come ultima tappa prima del traguardo finale, i ciclisti avrebbero dovuto fare un percorso di 106 chilometri a Madrid, la capitale, passando davanti ai principali monumenti della città. Fin dalla mattina di domenica circa centomila manifestanti per la Palestina avevano cominciato a radunarsi in vari punti lungo il percorso, e all’arrivo del gruppo di testahanno invaso la strada e la gara è stata interrotta. Gli organizzatori avevano inizialmente pensato di deviarne o accorciarne il percorso, ma poi hanno annullato tappa, cerimonia di premiazione e festeggiamenti. Numerosi e violenti sono stati gli scontri con le forze dell’ordine con una decina di feriti lievi e due arresti. Plauso ai manifestanti è arrivato subito, malgrado le violenze dal primo ministro spagnolo Sanchez che si è detto orgoglioso della linea seguita dai manifestanti e l’appoggio completo del governo alle manifestazioni per il popolo palestinese durante la Vuelta chiudendo poi espressamente espressamente l’esclusione di Israele dalle competizioni sportive internazionali.



