Un attacco informatico ha colpito il cuore digitale del trasporto aereo europeo, paralizzando per ore i sistemi di check-in e imbarco. A crollare è stato MUSE (Multi-User System Environment) di Collins Aerospace, piattaforma comune che gestisce operazioni per decine di compagnie e aeroporti.
I numeri danno la misura dell’impatto: a Bruxelles 9 voli cancellati, 4 dirottati e oltre 15 ritardi gravi; a Heathrow, su 651 partenze programmate, decine di ritardi e 14 cancellazioni; a Berlino Brandenburg rallentati oltre 200 voli. Complessivamente in Europa si contano 29 cancellazioni e disagi per migliaia di passeggeri.
MUSE e la sua evoluzione cMUSE in cloud consentono a più vettori di usare le stesse infrastrutture: banchi check-in, gate, kiosk e self bag drop. La centralizzazione riduce i costi, ma crea un single point of failure: se il provider subisce un attacco, tutta la catena si blocca. Le prime indagini parlano di una “cyber-related disruption” lato server, con probabile compromissione della piattaforma cloud o interruzioni nelle connessioni con dispositivi periferici spesso poco aggiornati.
L’impatto economico è notevole: ogni ora di ritardo pesa tra 8.000 e 10.000 euro a volo; solo Bruxelles potrebbe aver superato il milione di euro di danni diretti.
La lezione è chiara: non serve attaccare radar o torri di controllo per mettere in ginocchio l’aviazione. Colpire i software di base basta a rallentare tutto. Urgono ridondanza locale, segmentazione delle reti, piani di emergenza testati e supervisione europea sui fornitori critici. La sicurezza dei cieli, ormai, dipende dalla sicurezza del codice.


