Nato-Russia: se non è escalation, poco ci manca. Sono ormai quotidiani gli sconfinamenti russi nei cieli dell’Europa. E più di un campanello d’allarme comincia a suonare. Ora, a renderci ancora più preoccupati, ci si è messo pure Volodymyr Zelensky. Il prossimo Paese sotto attacco dei droni russi potrebbe essere proprio l’Italia. Il numero uno di Kiev non è uno che solitamente scherza. E l’allarme, a questo punto, è legittimo.
Il preoccupante annuncio che ci riguarda, Zelensky lo ha fatto nel quadro di un discorso ancora più preoccupante. Secondo il presidente ucraino, Vladimir Putin starebbe infatti testando la capacità dell’Europa di rispondere ai suoi attacchi puntando ad un allargamento del confitto in Ucraina ad un altro Paese europeo. E finora avrebbe verificato che gli europei non sono ancora in grado di proteggere i loro cieli dai moderni droni russi. Il leader di Kiev ha in tal senso rivelato che i droni diretti nei giorni scorsi in Polonia erano la bellezza di 92 e che, se solo 19 di questi hanno raggiunto l’obiettivo, è stato grazie alla contraerea ucraina, che ne ha abbattuti la maggior parte. Di qui il passaggio che direttamente ci riguarda: «Vediamo la direzione, per così dire la coreografia di questo volo. L’Italia potrebbe essere la prossima. Vedete Norvegia, Danimarca. Ci sono segnali dalla Svezia. Ci sono rumeni, polacchi, i paesi baltici. Putin sta testando ciò che hanno gli europei».
A un Paese come il nostro, che prospera da 80 anni nella più totale assenza di guerre, certi discorsi non possono che mettere i brividi. Ma non è certo questo il momento di farsi prendere dal panico. Più che scontato il tentativo di sdrammatizzazione venuto subito da Antonio Tajani: «Non credo – ha detto il ministro degli esteri- che Putin voglia scatenare la terza guerra mondiale. Non credo neanche che l’Italia sia un obiettivo militare, comunque la nostra difesa aerea è sempre in grado di verificare ciò che accade, di abbattere droni che possano avere intenzioni minacciose, come la Nato è in grado di farlo. Io credo che Putin stia testando le reazioni dell’occidente, all’Occidente ha sempre dimostrato di saper reagire».
Tajani ha anche cercato di smorzare ulteriormente l’allarme affermando che gli odierni sconfinamenti russi rientrerebbero in una sorta di schermaglia psicologica che si svolge da parecchi decenni sul confine orientale dell’Europa: «Quando ero un giovane ufficiale dell’Aeronautica militare ed ero responsabile della sala operativa di un importante centro radar, queste operazioni di violazione del confine Nato le facevano i mig dell’Unione Sovietica, lo facevano i mig dell’ex Jugoslavia verso la fine degli anni 70. Sono più messaggi politici che militari».
Tutto normale, tutto sotto controllo: è questo il refrain che vanno ripetendo da giorni i vertici militari e istituzionali del Paese per tranquillizzare l’opinione pubblica italiana. Ma tanto normale, quello che è accaduto negli ultimi giorni nei cieli dei Paesi europei della Nato, non lo è affatto. Troppo frequenti e troppo massicce sono state le provocazioni russe per non credere che si tratti del primo passo di una inedita forma di aggressione all’Europa. Anche perché, come dicevamo prima, è emerso un preoccupante lato debole dei Paesi europei della Nato, che non sono al momento attrezzati a rispondere a questo tipo di minaccia. I missili contraerei Patriot possono essere efficacissimi contro i cacciabombardieri, ma risultano tragicamente sproporzionati rispetto ai droni. Un missile terra-aria costa 500mila euro, un velivolo teleguidato ne costa invece 10mila. È come uccidere una mosca con il bazooka. Se di mosche ne arrivano a migliaia e si dispone solo del bazooka, si rischia di distruggere la casa.
Non a caso Ursula von der Leyen ha detto al Parlamento europeo che l’Unione europea di doterà di un «muro di droni». Il problema è che, quando sarà pronto questa sorta di vallo aereo, potrebbe essere ormai troppo tardi. Mosca sa che il tempo non gioca a suo favore e cerca quindi di agire in anticipo, quantomeno per intimorire i Paesi del vecchio continente.
A incoraggiare in qualche modo Mosca nella sua opera di intimidazione antieuropea potrebbe anche essere la scarsa solidarietà atlantica dimostrata dall’America di Trump. I russi potrebbero essere indotti a credere che gli Stati Uniti non si impegnerebbero più di tanto a difendere l’Europa nel caso di un’escalation militare al di qua dell’Atlantico.
Ma poi accadono episodi che potrebbero mettere in allarme anche gli americani. Ad esempio, il confronto dell’altro giorno tra Mig russi e F-16 Usa nei cieli dell’Alaska è stato più serio di quanto è apparso sulla stampa. Sembra infatti che questi aerei sono arrivati quasi allo scontro. Tira proprio un brutta aria nel mondo…



