Il delitto Garlasco continua a far discutere. Uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana è tornato recentemente alla ribalta in seguito alla riapertura delle indagini, che hanno fatto cadere molte certezze e aperto nuove strade investigative.
Dopo la condanna di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi, negli ultimi mesi è stata messa in discussione la sua colpevolezza.
Al centro delle nuove prospettive investigative rispunta il nome di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello di Chiara.
La vera svolta, degli ultimi giorni, però, non riguarda solo lui.
L’inchiesta stavolta colpisce anche l’ex procuratore di Pavia, attualmente in pensione, Mario Venditti, che nel 2017 condusse la prima indagine su Andrea Sempio.
Per Venditti si configurerebbe l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari: un’accusa pesantissima che – come ha dichiarato lo stesso magistrato – rischia di infangare 45 anni di carriera.
Il mistero del biglietto in casa Sempio e i soldi per l’archiviazione
Secondo gli inquirenti, l’ex procuratore avrebbe percepito una somma indebita, pari a 20mila o 30mila euro – come riportato nel decreto di perquisizione – da accertare se dalla famiglia Sempio, per favorire l’archiviazione del figlio Andrea nel processo del 2017. Archiviazione poi effettivamente avvenuta in tempi brevi.
Ma, riavvolgiamo il nastro.
Tutto parte da una recente perquisizione in casa dei genitori di Sempio, dove è stato rinvenuto un appunto con la scritta “Venditti gip archivia X 20.30 euro”.
Un elemento d’indagine importante che potrebbe trovare riscontro in alcune “movimentazioni bancarie anomale” nei conti della famiglia di Sempio, risalenti proprio a quel periodo.
Il padre di Sempio, però, respinge ogni accusa, giustificando le operazioni bancarie sospette come semplici pagamenti destinati all’attività legale dei propri consulenti: “A dire un motivo non me lo ricordavo – sostiene Giuseppe Sempio – poi mi è stato detto che forse erano soldi per le marche da bollo o forse soldi da dare agli avvocati per prelevare dei documenti per fare il loro iter, roba di avvocatura, dipendevamo dai nostri avvocati”.
Intanto, l’avvocato dell’ex magistrato Mario Venditti, Domenico Aiello, ha inviato una lettera al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e ha annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestro a carico del suo assistito.
Un giallo, quello di Chiara Poggi, che a quasi vent’anni di distanza, riserva ancora molti di colpi di scena.
