Cose incredibili accadono al teatro La Fenice. I sindacati hanno indetto uno sciopero contro la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale della prestigiosa istituzione artistica veneziana. I lavoratori temono forse per il posto lavoro o per gli stipendi? Macché, la motivazione è che i sindacati non ritengono che la neo-direttrice abbia le qualità artistiche e professionali adeguate alla carica. È un tipico caso di mondo al contrario, come direbbe il generale Vannacci.
In realtà, a nessuno sfugge che la motivazione vera è squisitamente politica. Venezi non piace perché considerata di destra. E la Rsu (la rappresentanza sindacale unitaria, egemonizzata dalla sinistra) va bene al di là del suo scopo statutario (le difesa delle condizioni di lavoro del personale) intromettendosi in una questione che non la riguarda. Una volta, negli anni Settanta, si diceva che il sindacato (la Cgil) era la “cinghia di trasmissione” del partito (il Pci). Oggi è invece il partito (il Pd) a essere ancella del sindacato.
Tutto è cominciato il 22 settembre scorso quando il sovrintendente del Teatro, Nicola Colabianchi (appoggiato dal sindaco Luigi Brugnaro) ha annunciato la nomina di Venezi a responsabile artistico della struttura. Apriti cielo. Il sindacato ha proclamato subito lo stato di agitazione e tutta l’intellighenzia e la politica progressiste veneziane hanno fatto da contorno chiassoso. La Fenice e tutta l’attività culturale della città lagunare deve rimanere cosa loro.
Lo sciopero è stato indetto per il 17 ottobre in occasione della rappresentazione del “Wozzeck”, opera che chiude la stagione 2024/2025. In un comunicato della Rsu si afferma che nessuna critica è contro la persona, ma molte perplessità ci sarebbero sul curriculum della musicista, considerata «non all’altezza dei precedenti direttori musicali e delle eccellenze del teatro La Fenice». Insomma, i rappresentanti dei macchinisti di scena, degli addetti ai biglietti, dei tecnici delle luci e di tutte le maestranze della Fenice ritengono non “idoneo” il CV di una direttrice d’orchestra. Roba da non crederci…
Non è difficile scorgere dietro questa singolare iniziativa sindacale la sagoma di Maurizio Landini. Da quando ha proclamato lo sciopero generale per Gaza, il leader della Cgil s’è evidentemente montato la testa e pensa che al sindacato spetti una sorta di diritto di veto sulla vita pubblica italiana a 360 gradi. Ma conviene davvero, al Pd di Elly Schlein, essere a rimorchio del vecchio sindacato “rosso”?



