Antisionisti di tutta Europa, anzi di tutto il mondo, unitevi. È arrivata la profetessa. È lei, è la donna del momento, i talk se la contendono. Francesca Albanese è la madrina dei Pro Pal, di piazza e di salotto. Dovunque va, accende passioni fanatiche, anche le più inconfessate e inconfessabili. Free Palestina dal fiume al mare. E lo Stato d’Israele? Può anche andare a farsi benedire.
Ciò che non osate dire, la profetessa ve lo dice. I suoi libri, il suo messaggio, il suo eloquio fanno venire in mente un vecchio film di Woody Allen degli anni Settanta: “Tutto quello che avete sempre voluto sapere del sesso e non avete mai osato chiedere”. Al posto del sesso, di cui non parla ovviamente l’algida profetessa, c’è il conflitto Israele-Hamas, con in mezzo i poveracci di Gaza, ma c’è, ancor più in profondità, una sorda opposizione allo Stato con la Stella di David.
Su questa tema, la Francesca con la kefiah non offre semplici parole ma solide asserzioni, verità dogmatiche che è pressoché blasfemo mettere in discussione, come ad esempio il fatto che gli israeliani bombardano la popolazione di Gaza per puro sadismo e non per stanare i tagliagole di Hamas dopo l’orrore del 7 ottobre. Anzi, di quel pogrom è bene non parlare, come è bene non parlare nemmeno degli ostaggi in mano ai terroristi islamici. Ne sa qualcosa quel poveraccio del sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, che si è visto messo alla gogna dalla profetessa, davanti ai suoi concittadini, solo per aver fatto cenno a quegli sventurati ancora prigionieri dell’organizzazione integralista palestinese. E dire che quel povero illuso con la fascia tricolore aveva preteso di parlare in nome del buon senso. Un vero e proprio crimine. Perché il buon senso non esiste. Esiste solo l’ideologia. E spetta solo agli spiriti eletti, come Francesca da Ariano Irpino, stabilire ciò che è bene e ciò che è male.
Ma quale terribile divinità ha conferito alla Albanese la patente di profetessa? Nientedimeno che le Nazioni Unite, di cui la nostra eroina è relatrice per i fatti di Palestina. Questo titolo la Albanese lo esibisce con sicumera davanti a tutti. Si tratti degli interlocutori di un talk show e si tratti pure di un mostro sacro come Liliana Segre, alla quale Francesca rimprovera di essere poco lucida. La senatrice a vita che titolo ha per spiegare che cosa è un genocidio? “Solo” un numero, il numero da internata ad Auschwitz con cui gli aguzzini nazisti le hanno marchiato il braccio, all’epoca il braccino di una bambina. Bazzecole. Lei, la Francesca da Ariano Irpino, comopolita per missione e vocazione, c’ha invece il bollo dell’Onu. Vuoi mettere?
Al che c’è però anche chi si chiede se la profetessa Pro Pal non lo faccia un po’ apposta, non scelga cioè atteggiamenti irritanti e provocatori al solo scopo di far parlare di sé e di accendere l’entusiasmo dei suoi fan. È probabile, come anche è probabile che Francesca voglia aderire perfettamente al cliché dell’intellettuale di sinistra che si sente superiore agli altri, un tipo umano ben descritto a suo tempo da Luca Ricolfi in un impareggiabile pamphlet, “Perché siamo antipatici” .
Il problema è però che la profetessa di Ariano Irpino comincia a creare seri problemi a sinistra, perché sta facendo emergere i peggiori umori anti-israeliani (e sotto sotto antisemiti) che dormono nella coscienza progressista. Tutti dèmoni i quali, una volta scatenati, non si sa che devastazioni possono compiere, come i venti liberati dal Vaso di Pandora. Già, la profetessa Pandora.



