Regionali Toscana, vince nettamente il candidato del campo largo Eugenio Giani (Pd), governatore uscente. A metà delle sezioni, la sua percentuale è del 54%. Il candidato del centrodestra, Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia (FdI), è intorno al 40%, un risultato lusinghiero per questa parte politica nella rossa Toscana, dove la sinistra governa ininterrottamente dal 1970, anno dell’istituzione delle Regioni.
Elly Schlein può oggi respirare dopo le due batoste consecutive nelle Marche e in Calabria, dove il centrodestra ha confermato trionfalmente i suoi governatori uscenti lasciando a bocca asciutta la leader del Pd, la quale vagheggiava di sottrarre queste due Regioni agli avversari al fine di rilanciare le sorti del centrosinistra nella lunga volata che precederà le elezioni politiche del 2027.
La leader del Pd ha dimezzato lo svantaggio con Giorgia Meloni, passando dal 2-0 al 2-1 in questa terza sfida tra le coalizioni relativa alle Regionali d’autunno 2025. Ha quindi ragione di brindare e infatti è arrivata questo pomeriggio nel quartiere generale del governatore vittorioso per ringraziarlo di questa «gioia splendida».
Brindare sì, esultare però no, perché queste elezioni in Toscana, a Schlein, qualche pensiero lo danno comunque. Innanzi tutto c’è il fatto che Giani non è uno dei “suoi”. Appartiene infatti all’ala riformista del partito ed è molto lontano dal modello del dirigente movimentista che la segretaria del Pd ha in mente. Vale la pena ricordare che Elly ha tentato nella scorsa primavera di silurarlo, per sostituirlo con qualche candidato di provata fede “schleiniana”. Mal gliene incolse, perché Giani è popolarissimo tra i piddini toscani ed è stata proprio la levata di scudi dei sindaci dem di quella regione a far desistere la leader dal suo proposito bellicoso. Alla fine, Elly ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco.
Un altro, serio motivo di preoccupazione per Schlein è il crollo della partecipazione al voto. Rispetto alle precedenti elezioni del 2020, l’affluenza è precipitata di ben 15 punti, passando dal 62,6 % al 47,7. Nella rossa Toscana, dove in tempi (anche recenti) si registravano percentuali bulgare in favore della sinistra, la partecipazione elettorale precipita al minimo storico. Per il Pd si tratta di un campanello d’allarme non trascurabile, un dato che ridimensiona l’impatto politico del risultato odierno nel confronto tra centrosinistra e centrodestra sul piano nazionale.
La terza causa di inquietudine per Schlein è il crollo in Toscana del M5S, che sfiora appena il 5% . È la terza frana consecutiva dei pentastellati in questa tornata elettorale d’autunno e non è un bel segnale in vista della costruzione dell’alleanza di centrosinistra, o progressista, o campo largo, come vogliamo chiamare questo fronte in perenne stato di costruzione. È vero che gli elettori del Movimento Cinque Stelle, a livello regionale e locale, si mobilitano meno rispetto alle elezioni politiche, ma è anche vero che queste elezioni regionali sono anche prove tecniche di campo largo e l’esito è stato fin qui generalmente deludente, a parte le elezioni in Sardegna dove però il candidato, Alessandra Todde, era emanazione del M5S. Non è bel segnale perché i pentastellati sono gli alleati elettoralmente più forti del Pd e questa ennesima caduta dimostra la loro bassa propensione alla coalizione con Schlein, come peraltro alle coalizioni in genere.
Nelle settimane scorse, Giuseppe Conte aveva più volte preso le distanze da Giani, a causa del fatto che il governatore toscano è un pragmatico nonché un fautore dello sviluppo industriale ed è quindi agli antipodi della posizione ecologista e pauperista dei Cinque Stelle. Poi alla fine il leader pentastellato è andato in Toscana ad abbracciare il candidato del campo largo. Ma, a quanto pare, i suoi elettori non hanno molto gradito questa mossa.
La lezione da trarre per i dem è che non basta ripetere il mantra del «testardamente unitari», che tanto piace a Elly. Per costruire una solida alleanza con soggetti diversi, occorre anche una sintesi politico-culturale in cui tutti i partecipanti al sodalizio si possano riconoscere. Ma, su questo punto, a circa un anno e mezzo dalle elezioni, è ancora notte fonda a sinistra.
Per quello che riguarda il centrodestra, è tutta ordinaria amministrazione. La coalizione perde, ma si conferma consistente realtà politica regionale con circa il 40 per cento dei consensi. L’unico, vero test riguardava il “derby” interno tra Lega e Forza Italia. A vincerlo è stata la formazione di Antonio Tajani, visto che il Carroccio è andato sotto al 5%. Obiettivo dei leghisti era di raggiungere almeno l’8% e a tale scopo Matteo Salvini aveva affidato a Roberto Vannacci l’organizzazione della campagna elettorale. Ma la cura del generale non ha evidentemente funzionato. E, anche al leader della Lega, queste elezioni in Toscana offrono qualche motivo di riflessione.



