Lovati non é più l’avvocato di Sempio: “Ecco cosa mi ha detto Andrea”

mercoledì, 15 Ottobre 2025
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Arriva l’addio forzato alla difesa di Andrea Sempio da parte dell’avvocato Lovati.

Andrea ha spiegato al legale che la sua decisione non é dovuta a Corona o per ciò che ha detto, piuttosto “per le linee difensive che non mi piacciono più, che voglio mutare, non vado più d’accordo con la tua strategia”.
Lovati ha commentato la situazione ammettendo di considerarla “una macchia sulla carriera”.

Verrà comunicato venerdì 17 dai familiari e dalla legale di Sempio, Angela Taccia – nonché amica di vecchia data di Andrea- chi sarà il nuovo avvocato che affiancherà l’indagato. L’intento é quello di avviare un cambiamento radicare rispetto alla linea difensiva adottata finora tra apparizioni mediatiche discutibili e dichiarazioni controverse.
In questi giorni Lovati é finito nell’occhio del ciclone per via alle dichiarazioni rilasciate nel corso dell’intervista condotta da Fabrizio Corona che, come ammesso del legale, l’ha “fatto ubriacare”.
Sembrerebbe che ad essere state determinanti nel cambio di rotta di Sempio siano state le parole pronunciate da Lovati circa la presunta corruzione dietro l’indagine del 2017, da cui é scaturita l’accusa di corruzione a Brescia nei confronti di Venditti.
Lovati ha lasciato intendere che qualcosa possa effettivamente essere successo, suscitando l’interesse dei pm guidati da Francesco Prete, che stanno indagando su Venditti, motivo per cui non si esclude che nei prossimi giorni possa essere convocato.
“Non c’è corruttore, ma che indagine è? Per cosa devo testimoniare? Anche qualora fossero indagati il papà, la mamma o Andrea secondo me potrei trincerarmi dietro il segreto d’ufficio”, ha ribattuto Lovati che sembra continuare ad avvalersi della tattica utilizzata anche in questo mesi: opporsi a tutto, sminuire il valore dell’indagine e spostare l’attenzione su di sé.
Un’altro punto di “frizione” é stata la controversia sorta per via del fatto che Lovati non ha accolto la richiesta dei legali dei Poggi, di includere la cosiddetta “impronta 33” nell’incidente probatorio.
Tale decisione ha portato all’abbandono dell’ex generale Luciano Garofano, per via della “non condivisione della linea difensiva”.
Nel frattempo, i giudici bresciani si sono riservati dieci giorni sul ricorso dell’avvocato Domenico Aiello, difensore dell’ex pm Venditti che in aula ha ribadito e sottolineato la sua “carriera in magistratura senza macchia”.
“Ho la vita rovinata, non ho mai preso un euro”, ha detto Venditti per poi replicare alle accuse del carabiniere Spoto, che ha raccontato come lo stesso avrebbe esercitato una certa pressione per la trascrizione delle intercettazioni di Sempio poiché “aveva fretta di archiviare”.
“Non ho mai esercitato pressioni. Chiedevo soltanto di avere le cose prima di subito perché a me le lungaggini della giustizia non piacciono”, ha continuato Venditti.
La durata dell’udienza é stata di poco più di un’ora: “Ci vuole senso di responsabilità prima di rovinare la vita delle persone. Non c’è nessuna prova, avrebbero dovuto indicare almeno il corruttore”, ha evidenziato Aiello.
E sul secondo filone che lo vede indagato a Brescia, quello sul “Sistema Pavia”, Venditti si é difeso esclamando: “Parlano di pranzi e cene. Questa sarebbe un’associazione a delinquere?”.

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