La ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma propone tredici opere prime, di cui tre italiane che compongono un mosaico di storie, stili e sensibilità che restituisce la vitalità di un cinema in cerca di nuove direzioni.
In un panorama sempre più polarizzato tra industria e streaming, queste opere confermano la possibilità che il cinema resti ancora un luogo di scoperta.
Italia: tre esordi, tre strade diverse
L’Italia schiera tre titoli che raccontano, ciascuno a modo suo, la complessità del nostro presente.
“Breve storia d’amore” segna il debutto alla regia di Ludovica Rampoldi, sceneggiatrice di lungo corso che qui si misura con il tema eterno del tradimento. Con uno sguardo lucido e quasi chirurgico, Rampoldi costruisce un dramma sentimentale a quattro voci — Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e Valeria Golino — dove il desiderio e la menzogna diventano strumenti di conoscenza. Il film si inserisce nella tradizione del cinema borghese italiano ma la ribalta con una regia sobria, attenta ai dettagli, che lascia emergere la fragilità dei personaggi più che la loro colpa.
Con “Elena del Ghetto”, Stefano Casertano riporta la Storia al centro, raccontando la figura realmente esistita di Elena Di Porto, interpretata da una intensa Micaela Ramazzotti. Roma tra il 1938 e il 1943 è lo scenario di un film che cerca di conciliare rigore storico e pathos drammatico. Casertano firma un’opera ambiziosa, a tratti teatrale, che trova nella protagonista un simbolo di resistenza femminile contro l’odio e l’indifferenza.
Più ironico e disincantato è invece “Tienimi presente” di Alberto Palmieri, autore e attore che firma una sorta di coming of age generazionale. Un ragazzo di provincia sbarca a Roma per fare il regista ma scopre che il sogno del cinema può essere tanto affascinante quanto spietato. Tra l’ingenuità di Ecce Bombo e l’ironia malinconica di Gianni e le donne, Palmieri mette in scena una generazione smarrita, sospesa tra ambizione e resa.
Tre debutti che raccontano un Paese attraversato da contraddizioni, ma anche da una sorprendente voglia di rimettersi in gioco.
Sguardi dal mondo
Accanto alle produzioni italiane, la sezione delle opere prime si conferma terreno fertile per una geografia cinematografica globale.
Dal Cina di Wang Tong con Wild Nights, Tamed Beasts, delicato racconto sulla solitudine, al Porto Rico di Esta Isla di Lorraine Jones Molina e Cristian Carretero, il cinema torna a interrogare i margini, le periferie, gli spazi invisibili della quotidianità.
La Taiwan di Left-Handed Girl di Shih-Ching Tsou è invece un viaggio colorato e disordinato nella Taipei contemporanea, dove le generazioni si specchiano le une nelle altre tra nostalgia e frenesia digitale.
Nel Bronx di Mad Bills to Pay di Joel Alfonso Vargas, l’adolescenza è terreno di resistenza, mentre Nino di Pauline Loquès e Our Hero Balthazar di Oscar Boyson affrontano malattia e ossessione social con una leggerezza solo apparente.
Chiude il programma Queens of the Dead di Tina Romero, figlia del leggendario George A. Romero, che mescola drag culture e zombie movie in un tributo irriverente e queer alla libertà del genere.
Una Festa che scommette sul futuro
Con tredici film in concorso per il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, la Festa di Roma si conferma laboratorio di linguaggi e idee. Se il cinema italiano cerca un nuovo equilibrio tra memoria e contemporaneità, gli autori internazionali portano una ventata di autenticità e sperimentazione ma entrambi ricordano che il cinema nasce da un atto rischioso: quello di chi, per la prima volta, decide di raccontare il mondo a modo suo.



