“Io amo colui che mantiene più di quanto ha promesso”, Giorgia Meloni apre la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la Manovra citando Nietzsche da Così parlò Zarathustra. Una frase che la premier sceglie per sintetizzare lo spirito della legge di bilancio 2025: mantenere gli impegni, ma fare anche di più, in particolare sulla sanità, dove il governo ha deciso di destinare ulteriori risorse rispetto a quanto previsto in precedenza.
La premier ha parlato di un provvedimento “da 18,7 miliardi di euro”, più leggero rispetto alle manovre precedenti ma coerente, ha sottolineato, con il quadro complessivo di finanza pubblica: “Nel 2026 le casse dello Stato verseranno 40 miliardi di euro per il superbonus, più del doppio della legge che stiamo varando”.
Meloni ha voluto ringraziare “il ministro Giorgetti, destinatario di tutte le necessità e delle richieste”, nonché “i vicepremier e i partiti della maggioranza, perché abbiamo lavorato con serenità, buon senso e compattezza, guardando al risultato”.
Manovra per Meloni obiettivi chiari: priorità a famiglie, lavoro e sanità
“L’obiettivo – ha spiegato Meloni – è concentrarsi sulle priorità della Nazione: famiglie, lavoratori, sanità”. Circa 1,6 miliardi saranno dedicati alla famiglia, con l’aumento del bonus per le mamme lavoratrici da 40 a 60 euro al mese e con l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee entro un limite di valore catastale.
Per la sanità, il governo annuncia un rafforzamento complessivo del comparto: previste assunzioni per 6.300 infermieri e 1.000 medici, oltre a un aumento delle retribuzioni — stimato nel 2026 in 1.630 euro per gli infermieri e 3.000 euro per i medici — e risorse anche per il personale sanitario non medico.
Sul fronte fiscale, la premier ha confermato l’intervento sull’Irpef, con la riduzione dal 35 al 33% dell’aliquota per i redditi compresi tra 28 e 50 mila euro: una misura dal valore di 2,8 miliardi di euro che punta a rafforzare il ceto medio.
“Nel 2025 e 2026 – ha aggiunto Meloni – sugli aumenti dei contratti fino a 28 mila euro, la parte di incremento sarà tassata al 5%. È un incentivo significativo per i rinnovi contrattuali, che estendiamo retroattivamente anche al 2025”.
Un miliardo e 900 milioni saranno inoltre destinati alla riduzione della tassazione sui premi di produttività, che passerà dal 5 all’1%, e alla detassazione dei compensi per turni notturni e festivi. Meloni ha sottolineato: “Sappiamo che in Italia c’è un problema legato ai salari, ma non si risolve da un giorno all’altro. La buona notizia è che la tendenza si è invertita: ora i salari crescono più dell’inflazione”.
Pubblico impiego e incentivi alle imprese
All’interno della manovra trova spazio anche un fondo per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, di competenza del ministro Zangrillo, con priorità per gli enti locali. Previsto inoltre un intervento sui tempi del Tfs, che saranno accorciati in attuazione di una sentenza della Corte costituzionale.
Per le imprese, parliamo di circa 8 miliardi di investimenti, inclusi 2,3 miliardi per il rifinanziamento del credito d’imposta per la Zes (Zona economica speciale). Rinnovata anche la “Carta Dedicata a te”, misura di sostegno per le famiglie più fragili, del valore di 500 milioni, ma con l’obiettivo di mobilitare risorse aggiuntive grazie al contributo del mondo produttivo, delle associazioni agricole e della grande distribuzione.
Meloni ha poi voluto chiarire il tema del contributo chiesto a banche e assicurazioni: “Non temo contraccolpi per il sistema del credito, il mio intento non è punitivo. Ho trovato una consapevolezza diffusa nel settore sul quadro dell’Italia. Abbiamo chiesto una mano per coprire le priorità della legge di bilancio”.
Difesa, conti pubblici e prospettive europee
Sul capitolo difesa la premier ha assicurato “Le risorse aggiuntive non graveranno su altre voci di spesa” e che l’Italia “mantiene la traiettoria di riduzione del deficit”.
Meloni ha inoltre annunciato che il rispetto dei parametri consentirà al Paese di accedere al finanziamento Safe, prestiti a lunghissimo termine, e di valutare per il 2026 l’attivazione della ‘escape clause’ prevista dalla Commissione europea.
“L’incremento dello 0,15% delle spese per la difesa sarà coperto con risorse aggiuntive rispetto alla legge di Bilancio”, ha puntualizzato la premier.
Il siparietto con Giorgetti, che conferma l’aumento progressivo per la Difesa
Durante la conferenza stampa, non è mancato un momento di leggerezza. Dopo circa 25 minuti, Meloni ha lasciato la sala assieme ai vicepremier Tajani e Salvini, salutando il ministro dell’Economia con una pacca sulla spalla e un “In bocca al lupo”. Rimasto solo davanti ai cronisti, Giancarlo Giorgetti ha sorriso: “Se volete eh, sennò vado anch’io”. La Premier è volata a Padova per i funerali di stato dei tre carabinieri morti nell’esplosione nel veronese.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, proseguendo con i giornalisti, ha confermato che le dismissioni restano confermate: “Abbiamo partecipazioni da completare – ha spiegato – e stiamo costruendo al Mef un’unità dedicata all’attivo pubblico immobiliare, che sta fotografando una situazione ancora non pienamente censita. Pensiamo che lo sforzo maggiore debba arrivare dagli enti locali, che spesso chiedono trasferimenti ma hanno patrimoni che potrebbero essere messi a reddito o gestiti meglio”.
Riguardo ai tagli alla spesa, il ministro ha ammesso: “I ministeri, come le banche, non erano contenti. Si sono lamentati anche loro. Ma nel mio mestiere non posso impietosirmi troppo”.
Sul capitolo difesa, Giorgetti ha illustrato il percorso di crescita progressiva delle risorse: “Dodici miliardi in più nel bilancio 2028, pari allo 0,5% del Pil, per arrivare al target del 5% nel 2035”. E ha aggiunto una nota personale: “Io spero che le guerre finiscano e che il mondo viva in pace. Ma le condizioni geopolitiche sono molto diverse rispetto al passato”.
Il ministro ha poi richiamato il contesto internazionale: “Al G7 abbiamo discusso di spese per la difesa e di come mantenere in vita l’Ucraina, che avrà un fabbisogno di circa 60 miliardi nel 2026. Ho l’impressione che gli americani non siano molto convinti di contribuire, quindi fate voi i conti su chi dovrà provvedere”.
Un’ultima precisazione riguarda l’industria nazionale: “Le risorse che scendono nell’economia italiana – ha concluso Giorgetti – vorremmo che finanzino l’industria della difesa italiana”.
