“La ragazza di nessuno”. Ecco chi era davvero Virginia Roberts Giuffre

mercoledì, 29 Ottobre 2025
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Florida. Palm Beach, Mar-a-Lago, 2000.

“Immaginate una ragazza con indosso un’uniforme bianca immacolata, seduta dietro il bancone in marmo di una reception. Ha sedici anni e una targhetta con il nome appuntata sul petto. E’ snella, con un volto lentigginoso da bambina e i lunghi capelli biondi raccolti con un elastico. E’ appena stata assunta dalla Spa di Mare a Lago, di solito sta negli spogliatoi a distribuire asciugamani. Ma in questo pomeriggio rovente la Spa è mezza vuota, quindi lei è alla reception, situata all’esterno, sotto una tettoia che fa ombra. Sta leggendo un libro di anatomia preso in prestito in biblioteca.

Adora leggere, e spera che studiando quel testo troverà qualcosa che sta cercando da tempo: uno scopo. Si domanda che effetto farebbe essere veramente brava in qualcosa.”

La ragazza è Virginia Roberts. Il brano è tratto dal suo libro ‘Nobody’s girl’.

Uscito in contemporanea pochi giorni fa in gran parte del mondo. ‘Esploso’ è più appropriato. Ma non ci saranno autografi sulle prime copie alle presentazioni. L’autrice è morta suicida qualche mese fa. In aprile. Il più crudele dei mesi, come dice il poeta. In quell’Australia dove con ostinata tenacia era quasi riuscita a ricostruirsi una vita.

L’autrice è morta, ma il libro è ben vivo. E’ perfino possibile che Trump, poco prima che la temuta autobiografia inondasse Amazon e librerie, abbia chiesto supporto antifibrillatorio al suo amato CBD (Cannabis terapeutica).

Mentre è certo che il non più ‘Principe’ Andrea sia preventivamente andato a Canossa, dimettendosi anche da ‘Duca di York’. A furia di spogliarsi di titoli e prerogative reali, ‘Randy Andy’ (Andrea l’Arrapato, come l’hanno ribattezzato i tabloid inglesi) rischia di ritrovarsi in costume adamitico. Il che è preoccupante anche per noi, non sarebbe un gran spettacolo, ammettiamolo.

Ma come mai tanti altolocati tremori e tante ambasce? Presto detto: Virginia Roberts Giuffre è una delle più note ‘Sopravvissute’ e accusatrici del sinistro binomio Jeffrey Epstein & Ghislaine Maxwell. Jeffrey Epstein: ai suoi bei tempi strafamoso e seduttivo finanziere, miliardario e impareggiabile collezionista di potenti (Clinton, Trump, Prince Andrew, and so on), con risvolti enigmatici alla Gatzby.

Ghislaine Maxvell: sua onnipresente compagna. Infaticabile cane da tartufo – si è scoperto poi – per scovare ragazze variamente sinistrate, senza un penny, possibilmente già abusate da piccole e con famiglie in frantumi. Col duplice e nobile intento di darle in pasto agli estenuanti appetiti sessuali del compagno, per poi immetterle insieme a lui in una tratta di schiave sessuali (d’élite) su scala mondiale.

Ma torniamo un attimo a Mar-a-Lago, in quel giorno d’estate rovente, nel lontano 2000.

La sedicenne Virginia alza gli occhi, e vede davanti a sé una donna.

‘Stupenda, con i capelli neri e corti’, che la saluta con un caloroso ‘Ciao!’. E’ vestita benissimo, charme incomparabile, ed è anche molto simpatica. Virginia non sa chi sia lo stilista del suo outfit ma è pronta a giurare che la borsa costa più del furgone di suo padre. Che in quel periodo lavora come custode nella lussuosa Spa. E’ stato lui a far assumere la figlia come addetta agli spogliatoi. La donna affascinante, sui 38 o giù di lì, le tende una mano amica, dalle unghie curatissime. Si presenta: ‘Mi chiamo Ghislaine ’. Virginia – sono le norme dell’accoglienza – le offre qualcosa da bere, la donna sceglie un the. Ha già adocchiato il libro di anatomia. Davanti alla tazza fumante chiede alla ragazza se ‘fa anche dei massaggi’. ‘Beh, no. Vorrei imparare’.

‘Oh, sono sicura che sarai bravissima’. E aggiunge che lei conosce un uomo molto ricco – membro di lunga data di Mar-a-lago – che cerca una massaggiatrice per accompagnarlo nei suoi viaggi. ‘Vuoi fare un colloquio?

Guarda che se gli farai buona impressione, lui sarà felice di pagarti un corso’. Virginia è basita. E’ dall’età di sette anni che la vita le riserba solo sberle.

Nessun campanello d’allarme. La proposta viene da una donna che coniuga classe e calore in un mix irresistibile. ‘Che fortuna, pensa Virginia, se crescendo potessi somigliarle’

‘Dico davvero! – rincara Ghislaine – E’ un matematico, un genio con un autentico talento per fare soldi (il che detto di Epstein è senz’altro vero). Adora aiutare la gente! ( e questa è pura farina del diavolo)’

Poi le dà un indirizzo – Palm Beach, El Brillo Way 358, solo 3 chilometri da Mar-a-lago. ‘Vieni a conoscerlo – le propone, raggiante – Puoi passare stasera, quando finisci di lavorare.’

E’ il padre di Virginia, quella sera, ad accompagnarla fin all’ingresso di un’enorme villa a due piani. Non di quel bianco abbagliante che si vede nella serie Netflix. A quei tempi era tinteggiata in rosa sgargiante. ‘Come la vagina’, la deluciderà Epstein tempo dopo. ‘L’ho voluta io così’. Non c’è da dubitarne.

Virginia, da un inferno all’altro.

Quel padre premuroso che l’ha accompagnata in Brillo Way 358 è lo stesso che ha incessantemente abusato di lei fin da quando aveva sei anni. A nove, l’ha prodigalmente ‘condivisa’ col suo migliore amico, che del resto già da due anni abusava della propria figlia. Eppure, aveva anche saputo dimostrarsi generoso. Non circolavano molti soldi a casa, lui riusciva solo a trovare saltuari lavori di manutenzione nei cantieri. La mamma aveva lasciato un lavoro in banca, dopo lo choc d’una rapina. Eppure papà riuscì – Virginia aveva cinque anni – a regalarle una cavallina. Perché lei stravedeva per gli animali e loro per lei. La chiamarono Alice. Le insegnò a cavalcarla e accudirla. La madre – quando cominciarono gli abusi – entrò in modalità ‘tre scimmiette’. Non vedo non sento non parlo. Eppure la stessa donna spietatamente assente aveva saputo essere amorevolissima. Stipava di fotografie l’album della prima infanzia della sua ‘bambina speciale’, come la chiamava. Quando le vennero le lentiggini, gliele baciava e le chiamava ‘baci d’angelo’. ‘Ti renderanno molto più carina’, le diceva.

Cos’era successo? Dov’erano finiti quei genitori amabili e ‘giusti’? La bambina non lo sa. Sa solo che da una certa sera in poi è il padre che le fa il bagno serale. Mamma non può, non ha tempo. Così, tra bolle perplesse di bagnoschiuma, strane carezze e repulsione Virginia imbocca la via del suo primo inferno. Lui la mette a letto, si sdraia vicino e fa tante cose brutte, ma è suo papà, e lei sa che le vuol bene. Glielo dice anche adesso.‘Stai buona, ti voglio tanto bene’. Lei non grida. Non si ribella. A momenti dimentica quasi di respirare. D’ora in avanti succederà ogni sera. Per anni.

“ Cominciai a negoziare con me stessa. Finisci in fretta la parte schifosa. Così puoi tornare alle parti belle della vita”. Per un po’ sembrò funzionare. Ma quando il padre la spartì con l’amico, la parte brutta prese il sopravvento e i negoziati fallirono.

‘Non ho avuto un’infanzia facile’, dice a Jeffrey Epstein, quel suo primo pomeriggio nella lussuosa casa di Palm Beach rosa-vagina. Nel frattempo Ghislaine le insegna a massaggiargli i piedi, i polpacci. Fin qui tutto procede per il verso giusto, anche se in un’atmosfera un po’ strana. Ghislaine non le ha forse parlato d’imparare ‘l’arte del massaggio‘?’ E non è quello che stanno facendo? Lui è nudo, sdraiato a pancia sotto su un bel lettino professionale verde acqua in una stanza in penombra. Le chiede di lei. E lei risponde, con parziale schiettezza. ‘Sono scappata di casa, c’era un amico di papà che mi molestava, ho vissuto per strada, poi sono tornata a casa, voglio finire il liceo’. ‘Usi metodi anticoncezionali?’. Questo la spiazza. Ci mette un po’ a rispondere. Non aspettava una domanda del genere durante un colloquio di lavoro. ‘Sì, ho un ragazzo, prendo la pillola’ snocciola alla fine. Jeffrey gira la testa a guardarla, un mezzo sorriso complice. ’Bad girl’, commenta. Lei vorrebbe difendersi, non è una ragazza cattiva… Lui previene. ‘Tranquilla. Mi piacciono le cattive ragazze’.

Jeffrey Epstein ha 47 anni – tre volte l’età di lei. Si è accaparrato il definitivo palco di primordine nel Gran Teatro dei faccendieri Alfa conquistando e manipolando fino al midollo un grande magnate statunitense, Leslie Wexner. Lo racconta Steven Hoffenberg, uomo d’affari in stretta relazione con Epstein, testimone diretto – e attendibile – della furibonda scalata. Nessuno difatti ha mai compreso come abbia fatto Epstein a farsi rilasciare nel ‘91 da Wexner , cauto e avvedutissimo gigante dell’industria, la piena procura per la gestione dei suoi affari. Non c’è che una spiegazione: Jeffrey dev’essere diventato ‘il suo ragazzo’. Del resto, ha tutte le carte in regola per il titolo. Ventanni più giovane, bello, geniale, mago della finanza, portentoso manipolatore. Molti anni dopo Wexner ammetterà pubblicamente d’aver scoperto che Jeffrey gli ha rubato più di 46.000.000 di dollari. Facendo cifra tonda, arriviamo a 47.

La sua età, quel giorno del 2000. Il giorno in cui per la ‘bad girl’ si aprono le porte dell’Inferno numero 2. Perché all’improvviso la lezione di massaggio si trasforma in un rapporto carnale completo col Signor Epstein. Ghislaine, presente e collaborante dall’inizio alla fine, conduce la cosa con sperimentata maestria. Guida la novizia passo passo, una goccia di degradazione dietro l’altra, non ti fermare, avanti tutta, sei brava! Virginia ha la reazione tipica degli abusati. Di quelli gravi. La paralisi. Il non riuscire a sottrarsi. Perché è così che devono andare le cose a questo mondo, per quelle come lei, senza valore. Si comporta come ha fatto per anni da piccola, col padre, con l’amico del padre. E con quelli che nella sua fuga da casa avevano continuato ad abusare di lei. Si sottomette, ma solo col corpo. E’ la sua difesa segreta. Dividersi in due. Cuore e mente lontani, raggelati, estranei alla propria carne, a quei due. Il corpo invece lo abbandona tutto intero alle loro mani disinfettate – Jeffrey ha orrore dei germi – alle volontà guaste. Docile, obbediente, il corpo disanimato di una schiava. Senza patria né protezione né diritti. Quando si riveste e scendono in cucina, Ghislaine le dà 200 dollari. Nel darglieli le sorride, dolcemente. ‘Sei stata fantastica!’. Si complimenta con lei, ha mani forti, le dice, un buon istinto e un grande potenziale.’ Hai un talento naturale’, rincara. ‘Chissà fin dove ti potrebbe portare! Puoi tornare, domani sera? Ti aspettiamo’. La fa riaccompagnare a casa dall’autista. Lei non riesce a guardarlo. Ha paura di mettersi a piangere.

Nel viaggio d’andata s’era illusa d’una svolta, in quella villa miliardaria. Qualcosa di luminoso, un passo verso il futuro. Ora è di nuovo tutto buio. Incerto. Ci sono i soldi, sì. Ma non fanno luce. Forse lei è davvero una ‘bad girl’.

La sera dopo, lei ritorna. E se vi chiedete come mai, pensate che nel giro d’una decina d’anni furono all’incirca 500 le ragazzine che ‘tornarono’. E’ questa la cifra complessiva del ‘giro’ delle minori trafficate dall’alacre coppia Epstein-Maxwell.

In Lolita, di Nabokov – romanzo eccelso e duole che fosse il preferito di Epstein (così grossolano in fatto di gusto) – dopo la morte della madre, Dolores, detta Lolita, resta di sua volontà col patrigno Humbert Humbert. L’uomo che ogni giorno ossessivamente la possiede e che ogni giorno lei, implacabilmente, deride, offende e detesta. Perché rimane? Perché non lo denuncia? ‘Vedete – c’informa onestamente, teneramente l’autore – Vedete, non c’era altro posto al mondo dove lei potesse andare’.

Tornavano per fame, per soggezione sociale (motivazione dominante, questa, considerando l’altissimo prestigio di cui Epstein-Maxwell godevano e la vita fastosa e festosa che conducevano). Aerei privati, isole private, residenze favolose, a New York, Nuovo Messico, Palm Beach, Parigi, Isole caraibiche. Tornavano perché avevano ricevuto generose promesse di

sostegno (negli studi, nella carriera, o in qualunque cosa stesse loro a cuore).

Tornavano perché avevano paura, il potere di quell’uomo sembrava immenso, e quelle che avevano provato a sottrarsi erano state ritrovate e seriamente minacciate. Una – l’unica che finora avesse denunciato l’abuso all’FBI di New York (senza esito) – viveva in latitanza, sotto falso nome. E aveva la vita distrutta. Tornavano, come Virginia, perché in qualche modo s’era sentita ‘apprezzata’. Sia da Jeffrey che da Ghislaine. Presto andò a vivere con loro. Faceva tutto quello che le dicevano, quando glielo dicevano e con chi le dicevano di farlo. Un ragguardevole Top lo raggiunse con Prince Andrew. Il figlio preferito della Regina Elisabetta d’Inghilterra. Dopo l’incontro, Ghislaine si complimentò. ‘Sei stata brava. Il principe si è divertito’. Jeffrey fu munifico. Le diede una mancia di quindicimila dollari.

Mai visti tanti soldi in vita sua, nei suoi trascorsi di bambina abusata c’erano state solo minacce, dopo. A volte pestaggi. ‘Sei il numero Uno, qui’, le aveva detto Epstein. ‘Forse mi ama’, aveva pensato lei. ‘D’accordo che è malato perché diventa matto se non ha due orgasmi al giorno, però magari un po’ mi ama. E anch’io lo amo. Forse. E anche Ghislaine forse un po’ la amo’. A volte li sentiva simili a due genitori.

‘Tu hai un talento naturale’. D’accordo, si trattava di prostituirsi. Ma la parola ‘talento’ nessuno l’aveva mai spesa per lei. Ha un bel suono. Ti fa sentire che vali, che conti. Ti ricompensa di tante umiliazioni. Forse un giorno ci sarebbe riuscita davvero a farsi pagare da Jeffrey quel prestigioso corso di massaggio che lui le aveva promesso. Avrebbe avuto una professione, un’indipendenza.

Avrebbe avuto più anni e dal momento che loro delle ‘grandi’ non sapevano che farsene, magari l’avrebbero anche lasciata andare.

Tornavano tutte, infine, come Lolita, perché non avevano alcun posto migliore a cui tornare.

Non proprio tutte. Una, s’è detto, aveva denunciato all’FBI. Nel ‘96. E non era successo niente. Ma a partire dai primi anni del 2000 la Polizia di Palm Beach cominciò a ricevere un certo numero di denunce a carico di quel finanziere di New York per abusi su ragazzine. A volte da parenti, a volte dalle ragazze stesse. Non da Virginia, ancora. Al terzo ‘massaggio’ Jeffrey l’aveva istruita.’Non devi dire a nessuno quello che succede in questa casa’. E aveva tirato fuori una foto. Un po’ sfocata, si vedeva un bambino di spalle, con lo zainetto, vicino a una scuola. Lei aveva riconosciuto con un un tuffo al cuore il suo fratellino Skydy. Ne aveva altri, ma quello era il suo preferito, più piccolo di lei, lo adorava. ‘Sappiamo dove va a scuola, vedi?’. E poi Jeffrey aveva aggiunto che tutta la Polizia di Palm Beach era in mano sua. In parte millantava, ma per un uomo di quel potere suonava credibile, soprattutto per una ragazzina come lei, con così carente uso di mondo.

La parte bella della storia è che denuncia dopo denuncia, coraggio dopo coraggio, un plotoncino di quaranta diseredate che osarono uscire allo scoperto – tra cui Virginia Roberts occupa un posto di deciso rilievo –

riuscirono ad averla vinta. Anche se ciascuna di loro – le chiamano ‘Survivors’ (sopravvissute) – ha speso notevole parte dei risarcimenti ottenuti in interminabili terapie psicanalitiche. Senza contare i suicidi.

Dopo un travagliatissimo iter giudiziario, durato più di vent’anni, Epstein ebbe un primo incarceramento di un anno. Ma si trattò di una burla – meglio un burlesque. Su sette giorni di prigione ne passava sei in aereo e a casa ‘per motivi di lavoro’. Ma il 16 luglio 2019, all’aereoporto di Teterboro nel New Jersey, fu arrestato sul serio, con l’accusa di traffico di minorenni.

Fu incarcerato al Metropolitan Correctional Center di New York City. Il 10 agosto si suicidò – o fu suicidato – nella sua cella per impiccagione.

Il 2 luglio Ghislaine Maxwell, dopo lunga latitanza, fu acciuffata in remota area boschiva della sua nativa Inghilterra e incarcerata negli Usa. Sottoposta a processo, nel giugno 2022 è stata condannata a ventanni per adescamento di minori e altri reati.

Se volete sapere per filo e per segno come fecero queste figlie di nessuno ad averla vinta su uno degli uomini più pericolosi e potenti del mondo, guardatevi l’ottima serie Netflix. Titolo: ‘Epstein’. Sottotitolo: ‘soldi, potere, perversione’.

E se volete sapere che cosa Virginia Giuffre fece o non fece col principe Andrea, o che cosa Jeffrey Epstein e i Potenti della terra fecero o non fecero a lei e con lei, compratevi il libro. D’accordo, glielo ha scritto la sua brava ghost writer Amy Wallace. Ma lei ci ha mezzo la carne e il sangue. E le è costato il suo terzo inferno. Quello col marito australiano Robbie, che non ha retto la fama internazionale raggiunta all’improvviso da sua moglie. E madre, incidentalmente, dei loro tre figli. E’ iniziata una pesante trafila di violenze e abusi domestici. Sono storie che quotidianamente apprendiamo anche qui, nella nostra riparata Italia. Certo, non con la sinistra ‘allure’ di Giuffre. Le nostre vittime sono per lo più graziose ‘modelle’, ignote ai più, fatte fuori selvaggiamente da un violento Signor Nessuno, ‘ex’ o convivente, fuori di sé – se pure aveva un sé – per essere stato lasciato.

Tre inferni, alla fine un libro. Senza nessuna pretesa letteraria. Una semplice testimonianza. Limpida, sincera, crudele. Non dobbiamo far Santa la Giuffre, per questo, ma se c’interessa la sua storia, almeno leggiamo il suo libro. L’ha pagato a un prezzo altissimo. Per non dire agghiacciante.

3 Comments Lascia un commento

  1. Storia terribile che ci fa riflettere sulla “banalità del male” e di come da un evento apparentemente eccezionale si può analizzare anche il quotidiano e la cultura che viviamo.

  2. Ti sei convertita? Sei pronta finalmente? Così sussurravano tutti gli orchi alla candida Carlotta.Hai capito che il male incuriosisce affascina vende? Complimenti gli ingredienti ci sono tutti. Cin Cin

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