Il Ponte sullo Stretto di Messina è oggi un’infrastruttura formalmente riconosciuta come opera strategica nazionale, e il suo iter può proseguire anche in presenza dei rilievi della Corte dei Conti grazie a una precisa architettura normativa. Il punto di svolta è stato il decreto-legge n. 35 del 31 marzo 2023, convertito nella legge n. 58 del 26 maggio 2023, che ha riattivato la Società Stretto di Messina S.p.A. e classificato l’opera come di “preminente interesse strategico per la mobilità e la sicurezza nazionale”.
La norma stabilisce che per le opere strategiche la funzione della Corte dei Conti sia di controllo successivo e non sospensivo, cioè non può bloccarne l’avvio ma solo verificare in seguito la correttezza della spesa. Questo principio, confermato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), consente di procedere con la progettazione e l’affidamento dei lavori, già finanziati in gran parte dal bilancio dello Stato.
La delibera CIPESS n. 21/2024 ha approvato il progetto definitivo, con un costo complessivo stimato in 13,5 miliardi di euro, di cui 11,6 miliardi coperti da fondi pubblici già stanziati. Il piano prevede una campata centrale di 3.300 metri, torri alte 399 metri e una piattaforma a doppio livello con sei corsie stradali e due binari ferroviari, configurando il ponte sospeso più lungo al mondo.
L’opera è inoltre inserita nel corridoio TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, una delle direttrici prioritarie della rete europea dei trasporti, che collega Palermo a Helsinki passando per Messina, Napoli, Roma e il Brennero. Questo status consente all’Italia di accedere a cofinanziamenti UE fino al 30% dei costi ammissibili, oltre a partnership con la Banca Europea per gli Investimenti.
Il riconoscimento come opera “dual use” (civile e militare) conferisce ulteriori tutele: lo Stretto è un punto chiave per la logistica difensiva e per i traffici energetici del Mediterraneo orientale. Il ponte assume quindi una valenza strategica non solo infrastrutturale ma geopolitica, in linea con la Strategia Nazionale per la Mobilità Sostenibile 2030.
Secondo le stime del MIT, l’opera genererà 100.000 posti di lavoro diretti e indiretti e un impatto sul PIL di circa 19,6 miliardi di euro. In sintesi, il Ponte sullo Stretto procede perché sostenuto da una cornice normativa speciale, da coperture finanziarie certe e da una valenza strategica riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea: un’infrastruttura che unisce simbolicamente e materialmente il Paese.



