Il Cinema del Palazzo delle Esposizioni di Roma celebra il centenario di Robert Altman, uno dei giganti assoluti della storia del cinema, con la rassegna Mash-up Altman che si terrà dal 20 novembre al 21 dicembre 2025 e ripercorrerà la sua straordinaria carriera. Un omaggio a colui che ha trasformato la narrazione filmica in una partitura corale, capace di far convivere decine di storie e personaggi, senza mai perdere il ritmo o la tensione del reale.
Altman è stato il grande inventore di un cinema plurale, polifonico, in cui la vita irrompe in tutta la sua dissonanza. Da MASH* a Nashville, da I protagonisti a America oggi, fino a Gosford Park e Radio America, ogni suo film è una sinfonia di voci che si intrecciano, si sovrappongono, si contraddicono. È la musica imperfetta di un’umanità che non trova più armonia, ma continua a cercarla.
Regista del caos organizzato, ma anche esploratore delle solitudini, quando lascia la coralità della società, la sua cinepresa scende nelle pieghe intime dell’esistenza, soprattutto femminile. Quel freddo giorno nel parco, Images e Tre donne compongono un’ideale trilogia sull’identità e la sua dissoluzione. Qui l’occhio del regista si fa quasi psicoanalitico, indagando le incrinature della percezione e del desiderio, in un realismo allucinato che anticipa molta del cinema contemporaneo sull’inquietudine del sé.
Altman è stato anche un demolitore raffinato dei miti hollywoodiani. Nei Compari il western diventa una nebbia malinconica di pioggia e fumi d’oppio, in Il lungo addio il detective Marlowe perde non solo la bussola morale ma perfino il gatto, e in Gang la vita quotidiana dei rapinatori diventa un mosaico di attese e fallimenti. Attraversando i generi, Altman ne decreta la fine, o meglio, ne svela la falsità mitologica, restituendo al cinema il suo volto più umano, fragile, imperfetto. Osserva l’America – e il mondo – con sguardo lucido e impietoso. I suoi film registrano la crisi di una società irrimediabilmente smarrita tra profitto e consumo, dove la comunicazione è rumore e l’intimità è un miraggio. Non offre soluzioni né consolazioni: il suo cinema esige un pubblico attivo, partecipe, capace di interrogarsi e di connettere frammenti.
Lo spettatore altmaniano deve trovare da solo il senso, scavando sotto la superficie di quel carnevale grottesco e rumoroso che è la vita contemporanea. Nessun epilogo rassicurante, ma la possibilità – rara – di riconoscersi nel caos, di cercare ancora un filo.
Il titolo della rassegna romana gioca con MASH* – la sua satira feroce della guerra – e con il “mash-up”, la tecnica musicale che fonde brani preesistenti. È un accostamento perfetto: Altman, con il suo cinema, ha anticipato la logica del montaggio caotico e collettivo del nostro tempo.
In un presente assordante di slogan bellici, pubblicità, notifiche e voci sovrapposte, il suo messaggio resta potente e urgente: non perdiamoci nel rumore, restiamo umani. I suoi film non si limitano a essere visti: ci chiedono di vedere davvero.
Vittorio Zenardi



