L’arresto in Libia del generale Abdel Rahman Almasri, l’ex detenuto scarcerato e rimpatriato dall’Italia lo scorso giugno, ha riacceso il dibattito politico. Mentre l’opposizione parla di “vergogna nazionale” e “omissione gravissima” del governo Meloni, la maggioranza respinge le accuse e rivendica la scelta come un atto di tutela dell’interesse nazionale. Le interviste a Montecitorio de Lo Speciale.
Arresto di Almasri in Libia, le reazioni della politica italiana
Dopo l’arresto di Almasri in Libia la maggioranza si è chiusa nel silenzio con Tajani che ha evitato di parlare con i cronisti assiepati davanti alla Camera. Le uniche parole sono quelle di Raffaele Nevi (Forza Italia) che cerca di minimizzare: “Non vedo che cosa c’entra il governo italiano. È stato arrestato in Libia, appunto. Quindi il governo italiano non c’entra nulla, almeno questa volta. La vicenda l’abbiamo sviscerata ampiamente, non abbiamo nulla da aggiungere”.
Nevi difende inoltre la decisione di espellere Almasri: “L’Italia non lo ha scarcerato, ha fatto un provvedimento nell’interesse della sicurezza nazionale, che è una cosa completamente diversa. Abbiamo rimandato in patria una persona che avrebbe potuto scatenare contro l’Italia problemi più gravi. Il governo e i ministri dell’Interno e della Giustizia hanno ritenuto che fosse la scelta migliore. L’opposizione — aggiunge — attacca a prescindere, qualunque cosa facciamo”.
Molto più dura la reazione delle opposizioni. Francesco Silvestri (M5S) parla di “paradosso” e accusa il governo di aver mentito al Parlamento: “È paradossale che l’abbiano arrestato i libici quando avremmo dovuto farlo noi. Lo avevamo anche fatto, ma a causa delle azioni improvvide del governo — che tra l’altro è venuto a mentire più volte in Aula — è stato liberato. Era una persona che andava assicurata alla giustizia e consegnata alla Corte Penale Internazionale. Questa mancanza di collaborazione dell’Italia si configura come un atto gravissimo. Addirittura farci surclassare da uno Stato come la Libia è davvero un paradosso che ci copre di vergogna”.
Sulla stessa linea Riccardo Magi (+Europa), che parla di “vergogna di Stato”: “Persino la Libia ha ritenuto di arrestarlo, mentre il nostro governo continua a giustificarsi. È un’onta che difficilmente sarà recuperabile. Dopo questo arresto qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica di una gravissima omissione. Abbiamo chiesto più volte che il ministro Nordio venga a riferire in Parlamento, ma non lo farà: ormai è di gomma, ha cambiato idea su tutto”.
Magi lega la vicenda anche al caso della capo di gabinetto di Nordio, Bartolotti, per la quale la maggioranza ha invocato lo scudo penale: “Una richiesta fuori dalla grazia di Dio — commenta — che nulla ha a che vedere con questo caso. Ma rimane il punto politico: il governo si sta macchiando di una gestione disastrosa della giustizia e della sicurezza nazionale”.
Infine Elisabetta Piccolotti (Avs) accusa il governo Meloni di essere “ostaggio dei ricatti libici” come ha dimostrato il caso Almasri: “È stato un insieme di scelte più che discutibili, ma soprattutto un tentativo di insabbiare un ricatto politico che stiamo subendo da parte dei criminali libici che controllano i flussi migratori e che il governo non può permettersi di consegnare alla giustizia”.
