Torture al 15enne disabile la notte di Halloween, parla la ragazza indagata: “É voluto rimanere, non é stato obbligato”

giovedì, 6 Novembre 2025
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É stata interrogata la 16enne parte del gruppo dei tre adolescenti accusati di aver torturato un ragazzo di 15 anni con disagi cognitivi la notte di Halloween. La ragazza, accompagnata dai genitori e dal suo avvocato, ha rotto il silenzio fornendo la sua versione dei fatti.

Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, la ragazza avrebbe ricoperto un ruolo marginale: “Sono arrivata in un secondo momento e non ho assistito a tutto. In mia presenza Giacomo non è mai stato minacciato, così come non gli è mai stato sequestrato il telefono”. Così si é difesa la 16enne. “So di avere colpe, ero presente e non ho agito. Mi assumo le mie responsabilità”, ha aggiunto. Poi la giovane ha raccontato: “Gli è stato detto parecchie volte di andarsene se non gli piaceva quello che stava accadendo. È voluto rimanere, non è stato obbligato a fare certe cose. Giacomo aveva il telefono in mano, se fosse stato così gravemente in pericolo come dice, se ne sarebbe potuto andare in ogni momento. Non voglio dire che abbia torto, ma non ha completamente ragione su quello che sta raccontando in giro: la sua versione è vera in parte, non del tutto”.
Ma la versione fornita dalla ragazza é smentita dai fatti resi noti dalla madre del ragazzo seviziato: “Mio figlio è stato minacciato, gli hanno puntato un cacciavite alla gola. Quei ragazzi gli hanno tolto il telefono, hanno bloccato il numero di noi genitori e poi lo hanno torturato e picchiato per due ore, chiudendolo in bagno con una catena. Sotto la minaccia del cacciavite gli hanno rasato capelli e sopracciglia, poi lo hanno portato verso il fiume e lo hanno costretto a entrare in acqua. Non soddisfatti, l’hanno messo sotto una fontanella, tra sputi e offese varie. Alle 13, dopo aver finito di torturarlo, l’hanno accompagnato alla stazione di Porta Nuova e gli hanno restituito il telefono. Si è fidato di quei ragazzi, Giacomo li conosceva e in generale pensa che siano tutti “migliori amici”. È un bonaccione, non ha malizia per individuare il confine tra la bontà e il male”.
Un elemento chiave per conoscere la realtà dei fatti potrebbero essere i telefoni dei tre ragazzi, al vaglio degli inquirenti. Dai dispositivi potrebbero emergere i video – sarebbero almeno quattro – che riprendono diversi momenti di quella notte horror. Con molta probabilità i filmati sono stati eliminati, ma potrebbero essere recuperati tramite accertamenti tecnici e informatici.
La madre della vittima aveva sottolineato: “Mio figlio è stato filmato mentre subiva abusi sessuali. Si è vergognato a dirlo subito, me lo ha riferito in un secondo momento”.
La donna é stata ascoltata lunedì mattina dai pm Vitina Pinto e Virginia Pecoriello della Procura dei Minori di Torino, guidata dalla procuratrice capo Emma Avezzù. 
In seguito, anche il 15enne, con il supporto di uno psicologo, ha raccontato la sua versione della vicenda.
Al momento, la priorità degli investigatori è il recupero dei video che documenterebbero la lunga e drammatica notte di Halloween. Questo materiale é ritenuto fondamentale nella ricostruzione della sequenza degli eventi e della conseguente attribuzione delle responsabilità individuali.

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