Una delle più cruente armi contro i nemici dello zar e contro chiunque osi sfidare il regime. In Russia ormai la legge punisce ogni ingerenza occidentale. L’ultimo inasprimento delle pene è entrato in vigore lo scorso 26 di ottobre e c’è chi tra i mal capitati finisce senza pensione ne’ stipendio. Scene che appartenevano forse all’età imperiale e ricordano anche da lontano regimi antichi e regole legislative e filo governative ormai scomparse dalle tavole della legge contemporanea. La repressione targata Putin non risparmia nessuno. Nel mirino dello zar senza motivazioni plausibili anche gli ex amici nella lista degli agenti stranieri. Quasi un giorno del giudizio ogni venerdì del mese dove tutti i nodi anti regime e tutti gli atteggiamenti filo occidentali e non al passo con l’ideologia russa vengono al pettine e in maniera tranchant debellati. Qualsiasi dissidente all’esecutivo targato Putin viene silenziato. Ogni venerdì del mese infatti il governo russo pone delle restrizioni in termini di responsabilità penale dopo un singolo illecito amministrativo. L’ influenza straniera viene definita in modo così ampio che include non solo il guadagno di denaro, ma anche qualsiasi assistenza dall’estero o anche tentativi di coercizione e persuasione. Sono criteri così generici e sfumati, che consentono di togliere il fiato a qualsiasi dissidente. A questo si aggiunge un’ ulteriore stretta sul profilo economico. Al dissidente di turno viene congelata la pensione, mentre tutti i suoi guadagni vengono presi in consegna su un apposito conto corrente a lui inaccessibile fino a quando giungerà il perdono. Ma vediamo qualche esempio di queste azioni repressiva contro le ideologie filo occidentali. Adesso, chiunque può diventare un agente straniero. Persino i fedelissimi alla linea. L’angoscia è il venerdì, quando il ministero della giustizia presso il quale è depositato il registro degli agenti stranieri pubblica l’aggiornamento della lista, senza mai fornire motivazioni, solo i nomi, sta diventando patrimonio comune di ogni appartenente alle élite russe. Nel mirino della scure oltranzista putiniana eminenti personaggi della cultura e della politica russa. Tra loro: Sergey Markov, politologo ed ex consigliere speciale di Putin. Sembrava una punizione la sua per aver partecipato a un convegno promosso dall’Azerbaigian. Mikhail Gusman, vicedirettore dell’agenzia stampa Tass dal 1999 e fedelissimo del presidente, era stato mandato in pensione dopo aver preso parte a quell’evento. Roman Alyokhin, blogger Z e corrispondente di guerra ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani nei suoi post a favore del genocidio ucraino. Tatyana Montyan, l’avvocata ucraina di nascita diventata un volto dell’emittente statale Russia Today, è finita direttamente tra gli estremisti-terroristi. Esistono diverse interpretazioni per quel che sta accadendo. Tra gli osservatori esteri presenti a Mosca, prevale una lettura comune: la qualifica di agente straniero è diventata un altro strumento di Putin per rimodellare la società, e prepararla a una eventuale nuova fase. “Tra l’economia e la guerra, il Cremlino sceglierà sempre la seconda”, spiega una autorevole fonte istituzionale che preferisce rimanere anonima. Il presagio è che verranno quindi tempi ancor più duri. E secondo i più è in corso una tattica repressiva che punta a massimizzare la paura, nessuno sarà al riparo, una sorta di regolamento dei conti con tutti i dissidenti al regime.



