Conferenza dipendenze droga. Nordio, Tajani, Mantovano e non solo: come va il contrasto | VIDEO

sabato, 8 Novembre 2025
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La Conferenza nazionale sulle dipendenze diventa il luogo politico dove il governo Meloni mostra la sua strategia unitaria contro uno dei fenomeni sociali più complessi e trasversali del Paese. Dall’Auditorium della Tecnica di Roma, ministri e sottosegretari si alternano nel ribadire un concetto chiave: servono prevenzione, educazione, sostegno alle famiglie e collaborazione internazionale per contrastare le nuove dipendenze, dalle droghe tradizionali a quelle comportamentali.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha la delega del dipartimento antidroga, ha invece messo in luce la necessità di un lavoro coordinato e basato su dati condivisi nelle sue parole a margine dell’evento: “Certamente il dato che emerge da questa conferenza è la conferma dell’importanza del lavoro di squadra. Finora si è proceduto in modo troppo frammentato: bisogna uscire dal generico e partire da una condivisione certa dei dati. Se non si parte da questo, diventa difficile decidere in modo adeguato sulla realtà”. Mantovano ha aggiunto che “tutti — operatori pubblici, comunità scientifica, Regioni e ministeri — condividono non solo l’obiettivo di ridurre le dipendenze, ma anche il metodo integrato con cui riuscirci”.

Conferenza nazionale dipendenze, le parole dei ministri presenti

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha richiamato la necessità di un equilibrio tra repressione e recupero: “La risposta penale non basta, perché la dipendenza non si cancella con la sanzione. Bisogna intervenire sulle cause, sulle fragilità e sui contesti che la generano, prevenendo anziché rincorrendo l’emergenza”. Il Guardasigilli ha insistito sul valore del reinserimento sociale e dei percorsi alternativi alla detenzione, sottolineando come “il carcere da solo non possa risolvere il problema, ma debba integrarsi con progetti di rieducazione e lavoro”.

Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha messo in guardia contro la nuova geografia delle droghe: “Il fenomeno delle dipendenze è trasversale e in continua evoluzione. Oggi la droga non è più quella di vent’anni fa: cambiano le sostanze, i canali, i linguaggi e i target. Serve un lavoro comune tra istituzioni, scuola e sanità, perché nessuna operazione di polizia può sostituire la prevenzione culturale”. Piantedosi ha poi ricordato l’intensificazione delle attività di cooperazione internazionale “per contrastare il narcotraffico di sostanze sintetiche e il commercio di stupefacenti via web”.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha allargato la prospettiva al piano globale: “La lotta alla droga è una battaglia internazionale, un problema globale che non possiamo affrontare solo guardando all’Italia. Il narcotraffico è una realtà preoccupante che opera ovunque e si intreccia con il traffico di esseri umani e di armi. Dobbiamo contrastarlo in ogni parte del mondo, anche attraverso la nostra esperienza con il programma Falcone e Borsellino, che stiamo portando avanti in America Latina per rafforzare la cooperazione giudiziaria”.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha posto l’accento sul ruolo della scuola come primo presidio educativo: “La scuola può fare moltissimo per difendere la salute dei ragazzi, perché la droga è sempre un danno. Serve un’informazione scientifica corretta e una svolta culturale che lasci alle spalle la vecchia cultura dell’‘erbavoglio’”. Valditara ha anche difeso la linea di rigore sul divieto dei cellulari in classe: “Non è repressione, ma un modo per recuperare relazioni autentiche e il contatto umano tra gli studenti”.

Dal mondo universitario è arrivato l’intervento della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha puntato i riflettori sul disagio psicologico tra gli studenti: “È fondamentale che le nostre studentesse e i nostri studenti sappiano di avere un supporto. Quando sono arrivata nel 2022 ho trovato una situazione allarmante: il 75% dei ragazzi manifesta malessere psicologico, ma tra le donne la percentuale supera l’80%. È già una questione di genere, che merita risposte strutturali”. Bernini ha annunciato il potenziamento dei servizi di ascolto e di counseling negli atenei, “perché la solitudine e l’insicurezza possono diventare la prima porta d’accesso alle dipendenze”.

Infine, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella ha ribadito la centralità della prevenzione familiare: “Dobbiamo arrivare prima della patologizzazione dei problemi, sostenendo le famiglie con strumenti concreti. Abbiamo stanziato 115 milioni per rilanciare i centri per la famiglia, che vogliamo trasformare in luoghi di informazione e supporto anche sui rischi legati alle nuove droghe, come il fentanyl”.

Dall’Auditorium della Tecnica emerge una linea comune: la lotta alle dipendenze, per il governo, è una questione di sistema. Dal carcere alla scuola, dalle periferie alle ambasciate, la sfida — come ha sottolineato Mantovano — è “uscire dal generico” e costruire politiche fondate su collaborazione, conoscenza e responsabilità condivisa soprattutto con l’impegno degli enti territoriali.

Di seguito le interviste:

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