Riforma Giustizia, Di Pietro a sorpresa guida il Sì al referendum: “Questa riforma sulla giustizia è dei cittadini, non di Berlusconi” | Video

mercoledì, 12 Novembre 2025
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Alla conferenza di presentazione del Comitato per il Sì al referendum sulla giustizia, Antonio Di Pietro — ex magistrato simbolo di Mani Pulite — ha difeso con forza la riforma sulla separazione delle carriere, definendola la conclusione naturale di un percorso iniziato nel 1989, quando si passò da un sistema inquisitorio a uno accusatorio.

Riforma Giustizia, il video con Di Pietro che dice sì alla separazione delle carriere

A margine dell’evento, Di Pietro ha parlato con i cronisti presenti, tra cui Lo Speciale, ribadendo la necessità di un dibattito basato sul merito e non sugli schieramenti politici: “Questa riforma non cambia i valori per i quali mi sono speso. Non c’è dietro quel signore che faceva di nome Silvio (Berlusconi, ndr). Lui voleva piegare i giudici all’esecutivo, con questa riforma il pubblico ministero resta all’interno della giurisdizione. Cosa vuole dire? Resta l’obbligatorietà dell’azione penale per il magistrato, resta l’autonomia e l’indipendenza del magistrato, e resta soprattutto il fatto che il magistrato deve cercare le prove anche a favore dell’imputato. Questi principi cardine restano e ne dobbiamo essere orgogliosi. Poi, se qualche giudice vuole piegarsi alla politica, lo fa anche senza riforma”.

“Chiedo ai cittadini di votare sì o no non per quello che dice Tizio o Caio, ma informandosi direttamente”, ha aggiunto Di Pietro rispondendo sulla falsa intervista di Falcone letta da Gratteri in tv “Leggete la riforma: oggi l’articolo 104 della Costituzione dice che il magistrato è autonomo e indipendente, e continuerà a esserlo anche dopo. Non cambia questo. Cambia che chi accusa fa l’accusa, e chi giudica è terzo. Così l’imputato si sentirà più tranquillo: accusa e difesa stanno alla pari e il giudice non è fratello del pubblico ministero, non condivide con lui carriere, promozioni e Consiglio superiore della magistratura”.

L’ex pm ha poi risposto alle critiche dell’opposizione, che ha mal digerito la sua adesione al fronte del Sì: “Io rispondo solo a me stesso. Ho fatto il pubblico ministero, l’avvocato, l’imputato, il testimone, il poliziotto. So che cosa significa entrare in aula e sentire se dall’altra parte c’è un giudice davvero terzo. Ma se il giudice e il pm fanno parte della stessa ‘mamma’, l’Associazione nazionale magistrati, divisa in correnti ideologiche che si spartiscono potere e prebende, non c’è serenità. Questa riforma serve proprio a restituire fiducia a chi entra in tribunale”.

Di Pietro ha poi difeso il principio di autonomia del pubblico ministero: “Qualcuno dice che così il pm diventa più forte. Bene, se rispetta la legge, la Costituzione e cerca anche le prove a favore dell’imputato, come è obbligato a fare, allora è giusto che sia forte. Tanto c’è sempre un giudice terzo che valuta il suo operato”.

L’ex ministro ha lanciato anche un duro attacco a chi tenta di politicizzare la riforma: “Chi vuole metterci il cappello sopra è un abusivo. Questa è una riforma dei cittadini. Chi pensa di usarla per fini propri, vada a pascolare pecore”. E ha aggiunto con una delle sue battute: “Gelli voleva dimezzare i parlamentari e l’ha fatto il Movimento 5 Stelle. Non per questo possiamo dire che il M5S ha attuato il piano di rinascita di Gelli”.

Di Pietro ha poi affrontato il tema, più ampio, della perdita di fiducia degli italiani nella giustizia non ultimo dopo la riapertura di casi mediatici come quello di Garlasco: “Ai tempi di Mani Pulite la fiducia era alta. Oggi non più, per tre motivi. Primo, perché molti politici invece di difendersi nel processo si sono difesi dal processo, attaccando i magistrati e facendosi leggi per non farsi processare. Secondo, perché anche l’informazione, a volte, parte da fatti falsi per costruire critiche, e così non fa informazione ma disinformazione. Terzo, perché anche la magistratura deve fare autocritica: per protagonismo o zelo eccessivo, qualcuno ha usato la ‘pesca a strascico’, prendendo insieme ai colpevoli anche gli innocenti. Serve terzietà per ridare serenità ai cittadini e credibilità alla giustizia”.

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