Dal prossimo anno fumare costerà di più: la legge di bilancio 2026 prevede aumenti medi di 15 centesimi a pacchetto, con ulteriori rincari fino al 2028.
Nella Legge di Bilancio per il 2026 è previsto infatti anche un rialzo delle accise, che potrebbe avere un effetto sui prezzi delle sigarette, tradizionali e non.
Gli aumenti per le sigarette
Gli aumenti delle accise previsti dalla prima bozza della Manovra, in base ai calcoli effettuati da fonti di settore, avranno un effetto sui prezzi delle sigarette di 14-15 centesimi in più nel 2026, seguito da un ulteriore rincaro di 10-12 centesimi nel 2027 e di altri 14-15 centesimi nel 2028.
In tre anni, quindi, il prezzo medio delle sigarette crescerà complessivamente di circa 40 centesimi, portando nelle casse dello Stato oltre un miliardo e 400 milioni di euro aggiuntivi.
La proposta di legge popolare
La proposta consiste nell’introdurre un’accisa fissa di 5 euro non solo sulle sigarette tradizionali, ma su tutti i prodotti da fumo e da inalazione che contengono nicotina, compresi quindi i riscaldatori di tabacco e le sigarette elettroniche. Per trasformarsi in legge, la proposta necessita della raccolta di almeno 50.000 firme autenticate, che i promotori puntano a raggiungere entro la primavera del 2026 per poi sottoporla al vaglio del Parlamento.
Perché un aumento così consistente? Gli obiettivi della nuova legge “anti fumo”
Gli obiettivi di questa “tassa sulla salute” sono chiari e ambiziosi. In primo luogo, un aumento così drastico del prezzo mira a scoraggiare l’acquisto di prodotti del tabacco, rendendoli un bene di lusso e quindi meno accessibile, specialmente per i giovani. In Italia, infatti, la diffusione del fumo tra gli adolescenti è preoccupante: un teenager su cinque tra i 15 e i 19 anni fuma quotidianamente.
I promotori stimano che un incremento di 5 euro a pacchetto potrebbe portare a una riduzione del consumo di tabacco fino al 37%. In secondo luogo, l’aumento delle entrate fiscali verrebbe interamente vincolato al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Queste risorse aggiuntive sarebbero destinate in modo specifico a programmi di prevenzione oncologica, alla ricerca clinica e a campagne educative per la salute.



