Nasce il Primo Grande Atlante Partecipato della Civiltà Nuragica

Al via un grande esperimento di archeologia partecipata, il primo progetto volto alla mappatura completa del patrimonio archeologico della civiltà nuragica
giovedì, 27 Novembre 2025
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Una delle domande più “longeve” dell’archeologia sarda — quanti sono realmente i nuraghi dell’Isola? — sta finalmente ottenendo risposta. La mancanza di un censimento sistematico rappresenta una lacuna storica, e oggi un’iniziativa che unisce tecnologie avanzate, ricerca scientifica e partecipazione civica si propone di colmarla. È iniziato infatti il lavoro che porterà alla realizzazione dell’Atlante della Sardegna nuragica.

La mappatura dei monumenti più antichi dell’Isola non è soltanto un traguardo scientifico, ma un progetto condiviso che coinvolgerà studiosi e cittadini. A ricordarlo è Pierpaolo Vargiu, presidente dell’Associazione La Sardegna verso l’Unesco, che sintetizza il senso dell’iniziativa con una frase chiave: “Si apprezza soltanto ciò che si conosce”. L’incertezza sul numero preciso dei nuraghi ostacola tutela e valorizzazione del patrimonio, ed è proprio da qui che nasce la volontà di un deciso cambio di passo.

Nel corso della “Settimana nuragica”, ospitata all’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, Regione, Università di Cagliari e Sassari, Crenos e CRS4 hanno presentato i primi risultati del progetto regionale sviluppato nell’ambito del PNRR. Il fulcro della nuova infrastruttura scientifica è il geoportale “NuragicReturn”, che integra dati provenienti da droni, fotografie aeree, rilievi topografici, archivi storici e contributi delle comunità locali. Uno strumento capace di supportare la ricognizione dei siti e la valutazione dei rischi connessi ad alluvioni, instabilità del terreno, terremoti e fenomeni di degrado ambientale, diventando così un presidio per la protezione del territorio.

Il censimento provvisorio registra attualmente 10.387 monumenti distribuiti in 9.410 siti: un numero impressionante, che conferma l’eccezionale densità archeologica della Sardegna, ma che necessita di ulteriori affinamenti. È in questo contesto che si inserisce la principale innovazione del progetto: l’Atlante sarà la prima piattaforma aperta e partecipata dedicata ai nuraghi. Entro il 2026 i cittadini potranno contribuire direttamente segnalando nuovi monumenti, caricando fotografie, verificando la localizzazione dei siti e contribuendo così alla costruzione di una memoria collettiva.

Accanto a questo lavoro si sviluppa anche l’AI Archeo-Hub, nato circa un anno fa: il primo polo italiano dedicato all’impiego dell’intelligenza artificiale in archeologia, creato in collaborazione con le università sarde e la Duke University. Il centro introdurrà strumenti innovativi come analisi automatizzate delle immagini e ricostruzioni 3D, ampliando le possibilità della ricerca.

“Questo patrimonio non è solo un’eredità: è un’opportunità”, sottolinea Vargiu. “Il nostro patrimonio può diventare un motore di sviluppo culturale, economico e turistico. Un diamante prezioso rimasto troppo a lungo chiuso in cassaforte. L’Atlante dei Nuraghi non è soltanto un progetto tecnologico: è un gesto identitario. È il percorso con cui la Sardegna vuole finalmente raccontarsi al mondo, ma prima ancora a sé stessa. Perché si ama solo ciò che si conosce. E conoscere la civiltà nuragica significa restituire all’Isola il posto che le spetta nella storia del Mediterraneo e nell’immaginario globale”.

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