Durante lo sciopero generale, tra gli striscioni dei lavoratori e le bandiere dei sindacati, a riempire la piazza sono stati soprattutto loro: gli studenti. Dai licei alle università, con una presenza forte dei collettivi OSA e Cambiare Rotta, i giovani hanno scelto di manifestare non solo contro le politiche economiche e sociali del Governo, ma anche contro una proposta che nelle ultime ore ha alimentato un acceso dibattito: l’idea del ministro Guido Crosetto di ripristinare la cosiddetta “addestrabilità volontaria” a partire dal 2026, una forma di leva militare rinnovata nella funzione e negli obiettivi. Noi de Lo Speciale abbiamo raccolto le loro voci.
Leva militare la proposta di Crosetto fa arrabbiare gli studenti
Gli studenti non hanno nascosto la loro contrarietà, spesso radicale, verso quella che definiscono una proposta anacronistica e lontana dalla realtà sociale che vivono ogni giorno. Uno di quinto liceo spiega: “Se si pensa che l’istruzione parta dalla leva militare, dalla militarizzazione dei giovani, degli studenti, si vede proprio come il governo non abbia minimamente l’idea di come crescere una società migliore che va avanti verso il futuro. Nel momento in cui arriva la leva militare, i giovani diventeranno disertori a vita e lotteranno per la libertà”.
Ancora più tagliente il giudizio di un altro ragazzo, che definisce la proposta del ministro totalmente scollegata dalla realtà giovanile: “A me fa ridere, penso che lui non abbia minimamente una percezione concreta della realtà e di quello che i giovani pensano. Non credo che nemmeno l’1% dei giovani, da destra a sinistra, siano realmente interessati a questa misura. Tra i miei coetanei non c’è questa percezione”. A suo avviso, prima di proporre misure così invasive, “dovrebbe confrontarsi con chi poi effettivamente andrà a subire questa misura. È facile fare politica sui corpi delle altre persone”. Una riflessione che si trasforma in un auspicio radicale: “Per me è una scelleratezza completa. Forse non dovrebbe esistere neanche più un’arma sulla terra. Sarebbe un ottimo modo di evitare le guerre: non avere armi e non avere persone che vogliono imbracciarle”.
La contrarietà attraversa anche le parole di un universitario, che lega il rifiuto della leva a una più ampia opposizione alle politiche belliche: “Siamo contrari, non crediamo nella leva volontaria e non crediamo in generale nelle questioni militari. Siamo contro la guerra e questa piazza oggi lo dimostra”. Una posizione che interpreta lo sciopero come un atto collettivo non solo politico, ma anche etico.
C’è infine chi vede nella proposta di Crosetto il riflesso di una trasformazione europea più profonda. Un rappresentante di Osa sottolinea: “Io penso sia molto rappresentativa della via che sta prendendo l’Europa e l’Italia, una via molto a favore di iniziative belliche. Anch’io mi schiero apertamente contro questo tipo di iniziative”. Il suo sguardo si allarga poi al quadro internazionale, in particolare al conflitto israelo-palestinese: “Penso che questa leva militare, volontaria o meno, si inserisca in una guerra dei potenti, una guerra che sta cercando di affamare il popolo palestinese per levargli una terra che è sua da anni”.
Più amara la riflessione di un altro universitario: “I conflitti vengono fatti per l’arricchimento di pochi, sempre gli stessi, quelli che scelgono dove investire i soldi nelle spese militari e quali linee ideologiche deve mantenere uno Stato, diventato ormai uno Stato di polizia nei confronti dei suoi cittadini”.



