Assalto a La Stampa, redazione devastata a Torino. Solidarietà di Meloni | Video

sabato, 29 Novembre 2025
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L’assalto alla redazione de La Stampa ha segnato una conclusione a tinte drammatiche per la giornata di sciopero generale del 28 novembre a Torino. Poco dopo le 13.30, un gruppo dello spezzone sociale del corteo – composto da oltre duecento persone – ha deviato dal percorso concordato con i sindacati, dirigendosi verso il quartiere di San Salvario con un obiettivo preciso: la sede del quotidiano di via Lugaro. Una cinquantina di manifestanti alla fine hanno forzato l’ingresso nella struttura.

Assalto a La Stampa, le immagini della redazione

Già all’esterno sono comparsi i primi segnali di tensione: lancio di letame oltre le cancellate, muri imbrattati e slogan come “Fuck Stampa” e “Free Shahin”. Molte delle scritte accusavano il giornale di essere “complice dell’arresto” di Mohamed Shahin, l’imam di via Saluzzo per il quale la Corte d’Appello di Torino ha convalidato il trattenimento al Cpr di Caltanissetta. Il religioso aveva suscitato polemiche per aver definito l’attacco del 7 ottobre “un atto di resistenza dopo anni di occupazione”.

Dopo aver deturpato l’ingresso, il gruppo ha forzato una porta laterale e ha fatto irruzione nei locali interni passando dal bar aziendale. Le bariste presenti hanno avvisato subito gli assalitori che la redazione era vuota a causa dello sciopero indetto dalla Fnsi, ma questo non ha fermato l’azione: scrivanie rovinate, attrezzature spostate, corridoi messi a soqquadro e nuove scritte contro i giornalisti. Un manifestante, armato di megafono, ha scandito: “Non è finita qua, la Palestina la vogliamo libera come vogliamo libero il nostro compagno e fratello Mohamed Shahin”.

Sul proprio profilo Instagram, il Kollettivo Studentesco Autonomo (Ksa) ha rivendicato il blitz, accusando La Stampa di aver “dipinto Shahin come uno spaventoso terrorista”, contestando quindi la linea editoriale del quotidiano sulla questione mediorientale e sull’operato delle forze dell’ordine.

L’irruzione ha provocato un’ondata di reazioni da tutto il mondo politico. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato al direttore Andrea Malaguti per esprimere la sua vicinanza alla redazione. La premier ha parlato di “fatto gravissimo” e ha ribadito che episodi simili richiedono una condanna unanime, ricordando che la libertà di stampa è “un bene prezioso da difendere ogni giorno”. Forte la solidarietà anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Vicinanza anche dalle forze di opposizione. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, dopo aver sentito Malaguti, ha definito quanto accaduto “un atto grave e inaccettabile”, sottolineando che ogni sede giornalistica è “un presidio di libertà e democrazia”.

Le forze dell’ordine sono intervenute rapidamente, identificando numerosi partecipanti all’azione. Le immagini girate all’interno e diffuse sui social mostrano l’entità del raid, con uffici devastati e dipendenti spaventati. La direzione del quotidiano ha parlato di un attacco diretto al diritto dei cittadini di essere informati e ha annunciato che valuterà tutte le azioni legali del caso. La redazione, pur colpita, ha ripreso il lavoro poche ore dopo, rivendicando il proprio ruolo di presidio democratico.

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