Nicola Pietrangeli, l’omaggio al Foro Italico e il funerale a Ponte Milvio: immagini e interviste | Video

mercoledì, 3 Dicembre 2025
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La giornata dell’ultimo saluto a Nicola Pietrangeli si è aperta all’alba al Foro Italico, nel luogo che più di ogni altro racconta la sua storia. Il feretro è arrivato sul campo che porta il suo nome, accolto da un silenzio composto e dal picchetto d’onore dei Carabinieri, schierati per rendere omaggio a uno dei simboli assoluti dello sport italiano. Un luogo familiare, trasformato per un giorno in una camera ardente che ha il sapore della memoria collettiva: accanto alla bara, la Coppa Davis del 1976, il trofeo che Pietrangeli definiva un’ossessione e che da capitano portò all’unico trionfo dell’Italia. Sul maxischermo scorrono senza sosta le sue immagini, una vita in bianco e nero e a colori restituita al pubblico con una delicatezza quasi cinematografica.

Nicola Pietrangeli, i ricordi alla Camera Ardente

I primi ad avvicinarsi al feretro sono stati i familiari. I figli, Filippo e Marco, si sono fatti largo tra gli amici più stretti. Proprio Marco, con la voce spezzata dall’emozione, ha confidato ai cronisti quanto lo abbia colpito l’ondata di affetto arrivata da tutta Italia: “Si sono piacevolmente stupito da tutto questo affetto… scusatemi, ma è dura”, ha detto mentre in sottofondo risuonavano le note di Charles Aznavour, la musica che il padre aveva chiesto per il suo ultimo saluto. “Questa è la sua musica. Spero che mettano ‘My Way’ quando uscirà”.

Nel ricordare il Nicola privato, Marco ha parlato di un uomo “scanzonato, ironico, dissacrante… ma era lui”, uno capace di trattare con lo stesso rispetto “il principe Alberto di Monaco e il messicano che suonava nei ristoranti: lui rispettava tutti, aveva un grande senso di giustizia”. E poi la maglia azzurra, “che era tutto per lui. Se non fosse stato così attaccato alla Coppa Davis avrebbe guadagnato anche qualcosa in più… ma era malato di questa cosa”. Sul tennis di oggi sorrideva, definendolo “una cosa da mostri, nel senso buono”. E a chi gli chiedeva del messaggio privato di Jannik Sinner, Marco ha tagliato corto: “Non so se sia arrivato… non ho guardato il telefono”.

Un altro momento di forte emozione è arrivato quando a parlare è stato Filippo, che ha ringraziato “la Federazione e Sport e Salute: hanno messo in piedi quello che voleva lui”. Anche lui ha ricordato Aznavour, il concerto al Centrale e la gioia del padre quando il cantante gli firmò i dischi. Sulle polemiche legate a Sinner si è mantenuto fermo: “Preferisco non commentare, avete scritto che è arrivato ma a noi no. Ognuno agisce come crede”.

A rendere omaggio a Pietrangeli è arrivato anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che si è fermato a lungo davanti alla Davis: “Va via la storia, e le storie come la sua non muoiono mai. Lui è più di un pezzo di storia”, ha detto. Ha ricordato un episodio che gli era rimasto nel cuore: “La prima volta che ci siamo incontrati si alzò in piedi per salutarmi. Gli dissi: ‘Nicola, mi alzerò sempre io’. Era un uomo semplice, mai arrogante, sempre disponibile”. Guardando la maglia azzurra, Buonfiglio ha tratto una riflessione più ampia: “Per rimanere nella storia non basta vincere: devi essere un esempio. Se ognuno di noi facesse una buona azione al giorno, sarebbero 365 buone azioni l’anno. Sarebbe il modo migliore per ricordare chi ha dato tanto allo sport e al Paese”.

Poco dopo è arrivato anche il ministro dello Sport, Andrea Abodi, definendo quella vissuta al Foro “una giornata di dolce tristezza”. Pietrangeli, ha detto, “ha preso la vita sempre di petto, mai di rimessa, sempre all’attacco. È innaturale ricordarlo così: immaginiamo sempre di trovarlo da qualche parte ancora a combattere. Aveva paura di perdere la vita, perché aveva ancora tanto da dire”. E ha aggiunto: “I grandi hanno questa caratteristica: pur essendo grandi, si pongono con semplicità anche con il più semplice”.

Tra le figure del mondo dello spettacolo, non è mancato il ricordo intenso di Licia Colò, sua ex compagna di vita,che si è fermata a lungo davanti al feretro: “È una persona amata da tantissime altre persone”, ha detto con un sorriso velato. “È stato un maestro di vita anche per me. Mi ha insegnato a credere in me stessa, mi ha insegnato il coraggio”. Colò ha parlato del Nicola uomo, “un campione nella vita, non solo nello sport”, capace di divertirsi mentre giocava e di vivere il tennis “come una parentesi”. Il suo pregio-difetto, l’arroganza, per lei era “un valore: diceva ciò che pensava, andava controcorrente, con coraggio”. Un vuoto profondo, ha aggiunto, “che lascia a tutti noi e alla sua famiglia, ma la sua nipotina Nicole continuerà la sua storia”.

Tra le istituzioni presenti anche l’assessore Alessandro Onorato, il presidente della Fitp Angelo Binaghi e il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma.

Il funerale a Ponte Milvio con Alberto di Monaco

Tra i molti attesi, anche il principe Alberto di Monaco, legato da decenni a Pietrangeli da un rapporto di vera amicizia. All’arrivo alla Chiesa Gran Madre di Dio di Ponte Milvio per il funerale, Alberto ha spiegato con voce commossa: “Ero molto legato a lui. Ci conosciamo da tanti anni, ci vedevamo non solo qui a Roma. Era un uomo splendido. Ci tenevo molto ad essere qui”.

Tra i primi volti dello sport ad arrivare, Fabio Fognini, che ha definito “doveroso” essere presente: “Con Nick ho avuto un bellissimo rapporto. È un giorno triste per lo sport italiano. Ci mancherà il suo stile giocoso e soprattutto la sua persona”. Poi un ricordo personale: “‘Tu non correvi?’ gli chiesi una volta. E lui rispose: ‘Io non devo correre: devono correre gli avversari’. Una frase che mi torna spesso in mente”. E infine la maglia azzurra, il filo rosso che li univa: “Mi ha trasmesso il valore vero della maglia. Lascia un grande vuoto”.

Tra chi ha voluto ricordarlo con un sorriso amaro c’era anche Gianni Rivera, che all’uscita dalla chiesa ha raccontato il loro primo incontro: “Mi disse: ‘Sei fortunato che ho giocato a tennis e non a pallone, sennò finivi male’. Un’ironia che ha mantenuto fino alla fine”. A chi parlava di un Pietrangeli talvolta divisivo, Rivera ha risposto senza esitazioni: “Era una persona per bene. Diceva ciò che pensava. Sono quelli che fingono di dire quello che non pensano a fare peggio”. Poi, con un filo di malinconia, ha aggiunto: “Era un numero uno della racchetta. La fine della nostra era? Io spero di andare via tra un po’. Vorrei ancora fare qualcosa per i giovani”.

La Chiesa della Gran Madre di Dio ha visto arrivare un flusso costante di volti noti dello sport e dello spettacolo. Accanto ad Adriano Panatta, che ha scelto la discrezione di un saluto lontano dai riflettori, si sono rivisti anche altri amici come Giorgio Meneschincheri, fondatore di Tennis and Friends, di cui Pietrangeli era stato presidente onorario e anima instancabile e l’attore Franco Nero, venuto a rendere omaggio a un uomo con cui aveva condiviso anni di amicizia sincera. Tra i più commossi anche l’ex presidente del Coni e presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò.

Nicola Pietrangeli ha lasciato la chiesa tra gli applausi scortato dallo stendardo della Lazio, la sua squadra del cuore.

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